Il Signore degli Anelli - La Trilogia (di John Ronald Reuel Tolkien) Bookmark and Share
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"Il Signore degli anelli" è un romanzo d'eccezione, al di fuori del tempo. E' un libro d'avventure in luoghi remoti e terribili, episodi di inesauribile allegria, segreti paurosi che si svelano a poco a poco, draghi crudeli e alberi che camminano, città d'argento e di diamante poco lontane da necropoli tenebrose in cui dimorano esseri che spaventano solo al nominarli, urti giganteschi di eserciti luminosi e oscuri; e tutto questo in un mondo immaginario ma ricostruito con cura meticolosa, e in effetti assolutamente verosimile, perché dietro i suoi simboli si nasconde una realtà che dura oltre e malgrado la storia: la lotta, senza tregua, fra il bene e il male.

Il Signore degli Anelli, pioniere del fantasy, recentemente riportato all’attenzione del pubblico dall’omonima trilogia cinematografica, è un romanzo al contempo enigmatico e semplice. Leggenda e fiaba, tragedia e poema cavalleresco, il romanzo di Tolkien è in realtà un’allegoria della condizione umana che ripropone in chiave moderna i miti antichi. Il Signore degli Anelli, originariamente concepito come un unico romanzo, è pubblicato per la prima volta come trilogia fra il 1954 e il 1955. L’autore, morto nel 1973, è considerato uno dei maggiori studiosi di letteratura anglosassone e medievale del nostro tempo. Fu combattente nella prima guerra mondiale, collaborò all’Oxford English Dictionary e insegnò lingua e letteratura anglosassone ad Oxford dal 1925 al 1945 e lingua e letteratura inglese fino al suo ritiro dall’attività didattica. Il Signore degli Anelli è, quindi, un’opera d’arte di letteratura e di linguistica, che non solo offre una trama avventurosa ed avvincente, popolata da creature fantastiche, come elfi, nani, stregoni, orchetti, e molti altri ancora, ma fa rivivere i paesaggi e la lingua di opere medievali come Beowulf, o Sir Gawain. Un ruolo centrale, infatti, occupano nel romanzo le ballate cantate dai vari personaggi che, come in effetti era nel medioevo, raccontano gli antichi miti, in cui storia e leggenda si fondono. Una delle prime critiche che Tolkien ricevette fu quella di aver creato un’opera troppo staccata dalla realtà, in un’epoca densa di problematiche reali impellenti ed inesorabili. Tolkien considerava, invece, con valenza positiva “l’evasione dal carcere” e sottolineava che “le fiabe parlano di cose permanenti” e che “l’autore di fiabe è colui che non si fa servo delle cose presenti”. In realtà Tolkien nel suo romanzo propone allegoricamente la storia del suo tempo più di quanto possa sembrare ad una lettura superficiale e in essa dà, sotto forma di fiaba, una sua interpretazione della storia dell’uomo in senso universale. Il potere di Sauron e quello di Saruman sembrerebbero essere ispirati ai regimi totalitari del novecento e non a caso il potere di Saruman si propone come alternativo, dimostrandosi poi analogamente negativo e pericoloso, quasi a sottolineare il fatto che non esista un potere autoritario buono, né di destra, né di sinistra. Protagonisti del “Signore degli Anelli” sono gli Hobbit, detti anche Mezzi-uomini, che accettano e portano a termine la missione di distruggere l’Unico Anello forgiato da Sauron, grazie al quale egli avrebbe dominato tutta la Terra di Mezzo. Una missione, questa, piena di insidie e di pericoli: Frodo e Sam devono fare i conti con gli emissari di Sauron, di Saruman, con chi si illude di poter utilizzare l’Anello, strumento del male, per combattere Sauron, e, non ultimo, con l’Anello stesso, dotato di volontà propria. Il romanzo, quindi, assume proporzioni universali, in quanto celebra come eroi delle piccole creature buone, gentili, per niente aggressive, apparentemente deboli, che con grande fatica assumono un incarico che il più valoroso condottiero non saprebbe portare a termine. La missione è accettata da Frodo, ma Sam per primo e poi Merry e Pipino scelgono di accompagnarlo. Da solo, come poi si dimostrerà, Frodo avrebbe fallito. E’ l’antitesi del pensiero filosofico di Nietzsche, è la vittoria del Bene sul Male che non passa solo attraverso la battaglia, ma è soprattutto una lotta interiore contro il grande inganno del Male che divide e non unisce. E’ l’esaltazione di valori quali l’amicizia, la condivisione, la generosità, l’allegria e la semplicità, uniche armi per non farsi inghiottire dalla drammaticità degli eventi. La storia, tuttavia, non finisce in maniera trionfalistica: Frodo non guarirà mai completamente della ferita che l’Anello gli ha procurato nell’anima e nel corpo. La sua partenza per i Mari Occidentali con Bilbo, lo zio ultracentenario, e Gandalf, lo stregone buono e saggio che ha accompagnato i protagonisti per tutta l’opera, simboleggia una morte precoce.

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