Siddharta - Hermann Hesse Bookmark and Share
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"No, l'uomo che cerca veramente, l'uomo che veramente vuol trovare, non può accogliere nessuna dottrina. Ma quell'altro uomo, quello che ha trovato, quello può salutare con gioia ogni dottrina, ogni via, ogni meta: quello, più nulla lo separa dalle migliaia di quegli altri che viessero nell'eterno, che respirarono il divino" [Hermann Hesse "Siddharta"]

Il libro descrive il cammino di un uomo per raggiungere la pienezza della vita, superare il dolore. Il cammino di Siddharta si svolge in India, dove il suo cercare s’intreccia con la religione Buddista di cui all’inizio rimane affascinato dal loro modo di porsi davanti alla vita, ed il modo con il quale vogliono superare il dolore. Il suo viaggio inizia scappando dalla città, che lo teneva prigioniero da tutto ciò che lo potesse far maturare interiormente e riempisse quello strano vuoto che gli procurava un’inspiegabile inquietudine. Siddharta segue la vita dei monaci Sammana (adottano la dottrina del Buddha”illuminato”, Sakyameni), con il suo amico Gotama si dedica ad estenuanti digiuni, vivono d’elemosina e praticano la meditazione. Tutto questo non bastava a Siddharta, non riusciva a riempire quell’inspiegabile vuoto che lo tormentava, decide di proseguire il suo cammino lasciando Gotama con i monaci dove è a proprio agio. Siddharta si rimette in cammini, attraversa il fiume e s’imbatte in una città dove incontra Kamala che lo introduce alla sua nuova vita. In città si trova un lavoro, raggiunge un’ottima stabilità economica ed un buon prestigio sociale. Siddharta osserva la gente della città la vede vuota, egoista, ma ne diventa affezionato e gli fa tenerezza, la quotidianità che vive quella gente. Col passare del tempo si perde nei suoi affari al punto che apprende tutti i vizi della gente comune. Una notte fa un sogno che sconvolge la sua vita in quella comunità. Prende coscienza del suo modo di vivere e decide di scappare, corre nel bosco fino al fiume. Siddharta accecato dall’amarezza, dal vuoto delle sue azioni si butta nel fiume, mentre si lascia portar via dalla corrente pronuncia l’Om (un’antica preghiera in indiana che il padre gli aveva insegnato). Lui percepì ancora il suo errore, il suicidio, si fece forza e uscì dall’acqua. In quell’istante ritrova la coscienza persa nel suo darsi al mondo. Ora guarda il suo passato e gli uomini in un modo nuovo. Si rese conto che anche la gente comune che osservava con diffidenza nel loro modo di vivere avesse una sua saggezza, una sua profondità a volte superiore a quelli che si definiscono saggi.

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