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Todo modo (di Leonardo Sciascia)
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Un albergo? Un eremo? testimone casuale - ma che sempre meno crede nel caso -, un pittore di fama si troverà a osservare per pochi, terribili giorni, ciò che avviene in quel luogo. ""Esercizi spirituali"", gli viene detto. Quegli esercizi che Ignazio da Loyola prescriveva di praticare 'todo modo', ""al fine di cercare e trovare la volontà divina"". Qui, attirati dal richiamo e dall'imperio di don Gaetano, uomo di cui nessuno sa scorgere il fondo e che Sciascia delinea magistralmente, convergono personaggi in diverso grado potenti, i quali presto si dispongono a recitare il rosario compatto quadrato, producendo lo schianto di un coro "atterrito e isterico". Ciò che perseguono non è la volontà divina, ma il delitto, un'altra via dove "non ci si può fermare".
Il romanzo di Sciascia è incentrato su dei personaggi che sembrano incontrarsi casualmente, ma che pure sembrano proseguire nel breve tempo della storia un dialogo, meglio una lotta che sembra eterna. Sullo sfondo il clan dei potenti democristiani riunitisi per tramare, mercanteggiare, spingere al limite estremo il gioco abietto della politica, dietro la facciata degli esercizi spirituali. Per un tragicomico contrappasso, tutti questi potenti vivranno sulla loro pelle, portandola come croce, l’infamia di essere per una volta nudi e vulnerabili come tutti. Eppure la loro grottesca vicenda è il fondale di un quadro in cui campeggiano i due protagonisti, sempre di fronte l’uno all’altro: il pittore famoso venuto per curiosità ad assistere ad uno spettacolo osceno e affascinante ed un diavolo loico che ha letto tutti i libri. Don Gaetano non v’è dubbio che rientri nella casta dei dominanti: è un sacerdote; è descritto dal pittore come un essere superiore, dalla cultura smisurata, capace di leggere nel pensiero e addirittura di materializzarsi e di svanire improvvisamente come un dio. Alla solidarietà con il prete, nel quale vede un altro sé stesso più vecchio, il pittore fa seguire subito parole ostili con le quali sembra dissociarsi dai suoi sentimenti.Per il pittore è una tentazione irrinunciabile, condividere un atto proibito e inoltre risolvere il sentimento ambivalente che lo angustia: uccidere il padre per riacquistare quella pace di coscienza che credeva inviolabile e non era. Dunque il pittore uccide con la pistola dei precedenti delitti che non s’era più trovata, per lasciarla di seguito accanto al cadavere, legando simbolicamente il sacerdote allo strumento dei delitti, ma a salvaguardia della coscienza già logorata dal confronto con don Gaetano egli maschera il delitto spacciandolo per la giusta espiazione di un uomo diabolico.In Todo modo il pessimismo di Sciascia sembrerebbe chiamare in causa oltre che le responsabilità di un’elite di potenti, la coscienza del singolo individuo: indifferente e ipocritamente tollerante finchè è sicura di sé e del proprio “particulare”, capace di infrangere ogni tabù quando si sente minacciata e messa a nudo. Il male, la corruzione, insomma partono dalla coscienza dell’individuo, dalla sua libertà.
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