C. Caelius

Caelius Aufillenum et Quintius Aufillenam
 flos Veronensum depereunt iuvenum,
hic fratrem, ille sororem. Hoc est, quod dicitur, illud
 fraternum vere dulce sodalicium.
cui faveam potius? Caeli, tibi: nam tua nobis
 perspecta ex igni est unica amicitia,
cum vesana meas torreret flamma medullas.
 sis felix, Caeli, sis in amore potens.
C. Celio

Celio per Aufilleno e Quinzio per Aufillena
 si distruggono, il fiore dei giovani veronesi,
questo per il fratello, quello per la sorella. Questo è, quel che si dice, quel
 fraterno sodalizio veramente dolce.
Chi dovrei favorire? Celio, te: la tua esclusiva
 amicizia fu per noi esplorata dal fuoco,
quando una pazza fiamma arrostire le mie viscere.
 Sii fortunato, Celio, sii in amore soddisfatto.
   

CI. Multas per gentes

 

Multas per gentes et multa per aequora vectus

    advenio has miseras, frater, ad inferias,

ut te postremo donarem munere mortis

    et mutam nequiquam alloquerer cinerem.

quandoquidem fortuna mihi tete abstulit ipsum.

    heu miser indigne frater adempte mihi,

nunc tamen interea haec, prisco quae more parentum

    tradita sunt tristi munere ad inferias,

accipe fraterno multum manantia fletu,

    atque in perpetuum, frater, ave atque vale.

CI. Tra molte genti


Tra molte genti portato e tra molti mari
    arrivo a queste misere, fratello, esequie,
per donarti l'ultimo tributo di morte
    ed invano parlare colla cenere muta.
Dal momento che la sfortuna mi ha tolto proprio te.
    Ahi, misero fratello indegnamente sottrattomi,
ora tuttavia intanto queste offerte, che per antico rito
    degli avi son state rese con triste tributo alle esequie,

accoglile emananti molto di fraterno pianto,
    ed in perpetuo, fratello, salute e addio. 

   

CII. Si quicquam

 

Si quicquam tacito commissum est fido ab amico,

    cuius sit penitus nota fides animi,

meque esse invenies illorum iure sacratum,

    Corneli, et factum me esse puta Arpocratem.

CII. Se qualcosa

Se qualcosa tacitamente fu commesso da un fedele amico
   la cui fedeltà d'animo sia nota,
troverai me consacrato nella legge di quelli,
   Cornelio, e sappi che io son diventato Arpocrate.

   

CIII. Aut sodes

 

Aut sodes mihi redde decem sestertia, Silo,

    deinde esto quamvis saevus et indomitus:

aut, si te nummi delectant, desine quaeso

    leno esse atque idem saevus et indomitus.

CIII. O per favore

O per favore restituiscimi i diecimila sesterzi, Silone,
    poi statti pure duro e indomito:
o, se le monete ti piacciono smetti, ti prego,
    di esser lenone ed ugualmente duro e indomito.

   

CIV. Credis

 

Credis me potuisse meae maledicere vitae,

    ambobus mihi quae carior est oculis?

non potui, nec, si possem, tam perdite amarem:

    sed tu cum Tappone omnia monstra facis.

CIV. Credi

Credi che io abbia potuto dire male della mia vita,
   lei che mi è cara più di entrambi gli occhi?
Non potei, né, se l'avessi potuto, avrei amato così perdutamente:
    Ma tu con Tappone fai ogni mostruosità.

   

CV. Mentula

 

Mentula conatur Pipleium scandere montem:

    Musae furcillis praecipitem eiciunt.

CV. Minchia

Minchia tenta di scalare il monte Pipleo:
   le Muse lo buttano a precipizio con i forconi.

   

CVI. Cum puero

 

Cum puero bello praeconem qui videt esse,

    quid credat, nisi se vendere discupere?

CVI. Con un ragazzo

Con un ragazzo carino chi vede che c'è un banditore,
   cosa crede, se non che stravuole vendersi?

   

CVII. Si quicquam

 

Si quicquam cupido optantique optigit umquam

    insperanti, hoc est gratum animo proprie.

quare hoc est gratum nobis quoque carius auro

    quod te restituis, Lesbia, mi cupido.

restituis cupido atque insperanti, ipsa refers te

    nobis. o lucem candidiore nota!

quis me uno vivit felicior aut magis hac est

    optandus vita dicere quis poterit?

CVII. Se qualcosa

Se qualcosa capitò mai ad uno bramoso e se l'augura
   senza sperarlo, questo è proprio gradito al cuore.
Perciò pure a noi è gradito più caro dell'oro
   che ti restituisci, Lesbia, a me bramoso.
Ti restituisci ad un bramoso e senza speranza, tu stessa ridai te
   a noi. Oh, luce dal segno troppo candido!
Chi vive più fortunato di me unico o chi potrà
dirsi più augurabile di questa vita?

   

CVIII. Si Comini

 

Si, Comini, populi arbitrio tua cana senectus

    spurcata impuris moribus intereat,

non equidem dubito quin primum inimica bonorum

    lingua exsecta avido sit data vulturio,

effossos oculos voret atro gutture corvus,

    intestina canes, cetera membra lupi.

CVIII. Se Cominio

Se, Cominio, a giudizio del popolo la tua bianca vecchiaia
    sporcata da brutte abitudini crepasse,
davvero non dubito che anzitutto la lingua nemica
   dei buoni, troncata sarebbe data ad un avido avvoltoio;
gli occhi strappati li divorerebbe con l'avida gola un corvo,
   le viscere i cani, le altre membra i lupi.

   
CIX. Iucundum

Iucundum, mea vita, mihi proponis amorem
 hunc nostrum inter nos perpetuumque fore.
di magni, facite ut vere promittere possit,
 atque id sincere dicat et ex animo,
ut liceat nobis tota perducere vita
 aeternum hoc sanctae foedus amicitiae.

CIX. Piacevole


Piacevole, vita mia, mi proponi  che questo
   nostro amore lo sarà e perpetuo.
Dei grandi, fate che possa promettere veramente,
   e che dica questo sinceramente e col cuore
perché ci sia lecito protrarre per tutta la vita
    questo eterno patto di sacra amicizia.

   

CX. Aufilena

 

Aufilena, bonae semper laudantur amicae:

    accipiunt pretium, quae facere instituunt.

tu, quod promisti, mihi quod mentita inimica es,

    quod nec das et fers saepe, facis facinus.

aut facere ingenuae est, aut non promisse pudicae,

    Aufillena, fuit: sed data corripere

fraudando officiis, plus quam meretricis avarae

    quae sese toto corpore prostituit.

CX. Aufilena

Aufilena, le buone amiche son sempre lodate:
   accettano il prezzo, che decidono fare.
Tu, quel che promettesti, perché nemica m'hai mentito,
   perché né dai né porti sempre, fai un torto.
O il fare è di nobildonna, o non aver promesso fu
   di pudica, Aufilena: ma sottrarre i doni
frodando i doveri è più che di un'avara meretrice
   che si prostituisce con tutto il corpo.