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dyd666
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« Risposta #1 inserita:: Ottobre 03, 2007, 06:28:36 pm » |
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ecco qui dopo parecchi giri ci so riuscito a trovarla, vedi se il testo è quello
Testo Latino: Accusatus ergo est proditionis, quod, cum Parum expugnare posset, a rege corruptus infectis rebus discessisset. Eo tempore aeger erat vulneribus, quae in oppugnando oppido acceperat. Itaque, quoniam. ipse pro se dicere non posset, verba fecit frater eius Stesagoras. 6 Causa cognita capitis absolutus pecunia multatus est, eaque lis quinquaginta talentis aestimata est, quantus in classem sumptus factus erat. Hanc pecuniam quod solvere in praesentia non poterat, in vincula publica coniectus est ibique diem obiit supremum. Hic etsi crimine Pario est accusatus, tamen alia causa fuit damnationis. Namque Athenienses propter Pisistrati tyrannidem, quae paucis annis ante fuerat, omnium civium suorum potentiam extimescebant. Miltiades, multum in imperiis magnisque versatus, non videbatur posse esse privatus, praesertim cum consuetudine ad imperii cupiditatem trahi videretur. Nam Chersonesi omnes illos, quos habitarat, annos perpetuam obtinuerat dominationem tyrannusque fuerat appellatus, sed iustus. Non erat enim vi consecutus, sed suorum voluntate, eamque potestatem bonitate retinebat. Omnes autem et dicuntur et habentur tyranni, qui potestate sunt perpetua in ea civitate, quae libertate usa est. Sed in Miltiade erat cum summa humanitas tum mira communitas, ut nemo tam humilis esset, cui non ad eum aditus pateret.
Traduzione: Fu quindi accusato di tradimento perché. pur potendo espugnare Paro, se ne era andato senza portare a termine l'impresa, in quanto corrotto dal re. In quel tempo era sofferente per le ferite che aveva riportato nell'assalto alla città; così, non essendo egli in grado di difendersi personalmente, parlò per lui il fratello Steságora. 6 Fatto il processo, assolto dalla pena capitale, fu condannato a una multa che fu stabilita di cinquanta talenti, esattamente la somma impiegata per allestire la flotta. Siccome non era in grado di pagare sul momento questo denaro, fu gettato nelle carceri dello Stato e lì morì. Allora anche se fu accusato della colpa di Paro, tuttavia altra fu la causa della condanna. Infatti gli ateniesi per la tirannide di Pisistrato, che c’era stata pochi anni pria, temevano la potenza di tutti i loro concittadini. Milziade, vissuto molto in cariche importanti, sembrava non poter essere un privato (cittadino), soprattutto sembrando essere attirato alla brama di potere per abitudine. Infatti nel Chersoneso per tutti quegli anni, che vi aveva abitato, aveva detenuto un continuo potere ed era stato chiamato tiranno, ma giusto. Non aveva otenuto con la forza, ma per volere dei suoi, e manteneva quel potere con onestà. Infatti sono detti e ritenuti tiranni, quelli che sono con potere continuo in quella città, che si avvale della libertà. Ma Milziade era sia di somma amabilità che di straordinaria disponibilità, tanto che nessuno era tanto umile, cui non fosse aperto l’accesso verso di lui, la grande autorevolezza presso tutte le città.
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