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Autore Discussione: alessandro si sente di aver ucciso l'amico clito  (Letto 2663 volte)
paolo43
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« inserita:: Novembre 28, 2007, 09:42:31 am »

Inizio: alexander sollemni die amicos in convivium
Fine: se occidendo universos perderet
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« Risposta #1 inserita:: Novembre 28, 2007, 11:49:53 am »

Alessandro, nel giorno consacrato ai festeggiamenti (per il buon esito delle sue imprese) [parafrasi per "sollemni"; il senso si evince dal prosieguo], invitò [lett. "convocat", invita, presente storico] i suoi "intimi" [amicos] al banchetto; al che [ubi] - tra l'ubriachezza generale [inter ebrios] - caduto il discorso [orta… mentione; lett. nata menzione di…] sulle imprese realizzate da Filippo [Filippo era il padre di Alessandro; quello in questione è ovviamente Alessandro il Grande], (Alessandro) cominciò a ritenere se stesso superiore a (suo) padre [praeferre se ipse patri] e ad innalzare fino [tenus; regge abl.] al cielo la grandezza delle proprie imprese, tra l'assenso ossequioso della maggior parte dei convitati.
Allora, quando uno degli anziani - Clito - fidando [lett. "fiducia", per fiducia; regge il genit.] nell'amicizia che lo legava al re [lett. del re], il quale lo aveva in grande considerazione [lett. del quale aveva la palma; il senso figurato dell'espressione è rimasto anche in italiano], prese le difese [tueretur] della memoria di Filippo e tessé le lodi delle sue imprese, irritò a tal punto [adeo…] il re (Alessandro) che […ut] (Alessandro stesso) - sottratto un pugnale ad una guardia del corpo - scannò lo stesso (Clito) nel bel mezzo del banchetto.
Tuttavia, dopo essersi calmato - l'animo appagato dalla strage - e dopo che la stima (per l'ucciso) prese il posto dell'ira, cominciò a pentirsi di quanto aveva fatto [ti ricordo che l'impersonale "piget" vuole l' "eum" che esprime il soggetto italiano sottinteso "egli", mentre il verbo - come dire - ha la riflessione in se stesso]. Voleva [lett. voluit, volle, ma l'andamento è narrativo e l'imperfetto ci sta meglio], perciò, darsi la morte, spinto al pentimento da quella stessa passionalità violenta [furore] che poco prima [pridem] (l'aveva spinto) all'ira.
In primo luogo, scoppiato in lacrime, cominciò ad abbracciare con affetto il cadavere, a valutar(ne) le ferite mortali e ad ammettere la (propria) sconsideratezza; quindi volse a sé il pugnale afferrato (dal corpo), e avrebbe commesso un (altro) terribile delitto, se non fossero intervenuti (a trattenerlo) i (suoi) "fidati" [amici].
Questo desiderio di darsi la morte perdurò [mansit, perf. di "maneo"] anche nei giorni successivi (all'accaduto). Infatti, al pentimento si era assommato [accesserat] il ricordo della propria nutrice, sorella di Cloto, della cui assenza [lett. del quale assente] egli si vergognava soprattutto perché [maxime… quod] le aveva restituita una ricompensa così crudele ed ingiusta [endiadi per "foedam"] del suo allevamento [il senso della frase, che può apparire un po' ostica nell'espressione, è tuttavia chiaro: Alessandro si vergognava perché come ricompensa alla sua nutrice, per averlo allevato durante l'infanzia, egli le aveva ucciso il fratello]. Per questi motivi, per quattro giorni [quadriduo], egli proseguì il suo digiuno [è la pena che Alessandro si era autoinflitto per espiare il delitto; nota che la frase è lett. al passivo: il digiuno fu proseguito da lui (dativo d'agente)], finché [donec] fu convinto dalle esortazioni di tutto l'esercito a non [exorare aliquem ut/ne, esortare/convincere qualcuno a/a non…] struggersi per la morte di un solo uomo a tal punto da [ita… ut] (rischiare di) mandare in rovina tutti (gli altri).
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