Guarda questa versione è un misto di vari brani presi da:
Nepote Liber De Excellentibus Ducibus Exterarum Gentium - Themistocles
te li incollo qui sotto e li divido in pezzi così poi vedi tu con la traduzione come sistemarli (sono cmq in ordine vedendo inizio e fine che hai inserito tu)
[1]cuius de adventu cum fama in Graeciam esset perlata et maxime Athenienses peti dicerentur propter pugnam Marathoniam, miserunt Delphos consultum, quidnam facerent de rebus suis. Deliberantibus Pythia respondit, ut moenibus ligneis se munirent. 7 Id responsum quo valeret, cum intellegeret nemo, Themistocles persuasit consilium esse Apollinis, ut in naves se suaque conferrent: eum enim a deo significari murum ligneum. 8 Tali consilio probato addunt ad superiores totidem naves triremes suaque omnia, quae moveri poterant, partim Salamina, partim Troezena deportant; arcem sacerdotibus paucisque maioribus natu ac sacra procuranda tradunt, reliquum oppidum relinquunt.
[2] Huius consilium plerisque civitatibus displicebat et in terra dimicari magis placebat. Itaque missi sunt delecti cum Leonida, Lacedaemoniorum rege, qui Thermopylas occuparent longiusque barbaros progredi non paterentur. Hi vim hostium non sustinuerunt eoque loco omnes interierunt. 2 At classis communis Graeciae trecentarum navium, in qua ducentae erant Atheniensium, primum apud Artemisium inter Euboeam continentemque terram cum classiariis regis conflixit. Angustias enim Themistocles quaerebat, ne multitudine circuiretur. 3 Hic etsi pari proelio discesserant, tamen eodem loco non sunt ausi manere, quod erat periculum, ne, si pars navium adversariorum Euboeam superasset, ancipiti premerentur periculo. 4 Quo factum est, ut ab Artemisio discederent et exadversum Athenas apud Salamina classem suam constituerent.
[3] At Xerxes Thermopylis expugnatis protinus accessit astu idque nullis defendentibus, interfectis sacerdotibus, quos in arce invenerat, incendio delevit. 2 Cuius flamma perterriti classiarii, cum manere non auderent et plurimi hortarentur, ut domos suas discederent moenibusque se defenderent, Themistocles unus restitit et universos pares esse posse aiebat, dispersos testabatur perituros idque Eurybiadi, regi Lacedaemoniorum, qui tum summae imperii praeerat, fore affirmabat. 3 Quem cum minus, quam vellet, moveret, noctu de servis suis, quem habuit fidelissimum, ad regem misit, ut ei nuntiaret suis verbis adversarios eius in fuga esse: 4 qui si discessissent, maiore cum labore et longinquiore tempore bellum confecturum, cum singulos consectari cogeretur; quos si statim aggrederetur, brevi universos oppressurum. Hoc eo valebat, ut ingratis ad depugnandum omnes cogerentur. 5 Hac re audita barbarus, nihil doli subesse credens, postridie alienissimo sibi loco, contra opportunissimo hostibus, adeo angusto mari conflixit, ut eius multitudo navium explicari non potuerit. Victus ergo est magis etiam consilio Themistocli quam armis Graeciae.
Traduzione:
[1]Recata in Grecia la fama del suo arrivo, poiché si diceva che soprattutto gli Ateniesi erano presi di mira per via della battaglia di Maratona, essi andarono a Delfi. a consultare l'oracolo sulle misure da prendere. Agli interpellanti la Pizia rispose che dovevano difendersi con mura di legno. 7 Mentre nessuno capiva il senso dell'oracolo, Temistocle li convinse che il consiglio di Apollo era di mettere se stessi e le proprie sostanze sulle navi: questo era il muro di legno che intendeva il dio. 8 Tale parere viene considerato giusto e così gli Ateniesi aggiungono alle precedenti altrettante navi triremi e trasferiscono tutti i loro beni mobili, parte a Salamina, parte a Trezene: affidano l'Acropoli e l'espletamento del culto ai sacerdoti e a pochi anziani ed abbandonano il resto della città
[2] Il suo progetto non piaceva alla maggior parte delle città, che preferivano combattere per terra. Così furono inviati dei soldati scelti insieme con Leonida, re degli Spartani, per occupare le Termopili e impedire che i barbari avanzassero ancora. Questi non contennero l'assalto dei nemici e tutti morirono sul posto. 2 Ma la flotta confederata della Grecia composta di trecento navi, di cui duecento ateniesi, ebbe un primo scontro con la marina del re presso l'Artemisio, tra l'Eubea e il continente. Temistocle sceglieva infatti i luoghi stretti, per non essere aggirato dal gran numero di navi dei nemici. 3 Anche se questo scontro ebbe un esito incerto, tuttavia i Greci non osarono rimanere nello stesso luogo perché c'era il pericolo di essere attaccati su due fronti, se una parte della flotta nemica avesse superato l'Eubea. 4 Così si allontanarono dall'Artemisio e dislocarono le loro navi presso Salamina di fronte ad Atene.
[3] Ma Serse, espugnate le Termopili, si avvicinò immediatamente alla città e dato che non c'era nessuno a difenderla, uccisi i sacerdoti che aveva trovato sull'acropoli, la dette alle fiamme. 2 I soldati della flotta, atterriti dalle fiamme, non osavano rimanere in quel luogo e moltissimi erano del parere di tornare alle proprie città e difendersi dentro le mura; ma Temistocle da solo si oppose affermando che tutti uniti potevano far fronte, divisi sarebbero sicuramente periti e sosteneva questa tesi davanti ad Euribiade, re degli Spartani che allora aveva il comando supremo. 3 Ma non riuscendo a convincerlo come voleva, di notte mandò al re persiano il suo servo più fidato, perché gli portasse a nome suo la notizia che i suoi nemici erano in fuga: 4 ma se questi si fossero allontanati, avrebbe durato più fatica e più tempo a concludere la guerra, dovendo inseguirli singolarmente; mentre se li avesse attaccati subito, in breve li avrebbe sconfitti tutti. Con questo stratagemma voleva che tutti fossero costretti loro malgrado a combattere. 5 A questa notizia, il re credendo che non ci fosse sotto alcun inganno, il giorno dopo, in una posizione per lui del tutto sfavorevole e invece molto vantaggiosa per i Greci, si scontrò con loro in un braccio di mare così angusto che la sua numerosa flotta non poté attuare lo spiegamento. Così fu vinto più dallo stratagemma d Temistocle che dalle armi greche.
Fammi sapere poi
