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dyd666
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« Risposta #1 inserita:: Ottobre 03, 2007, 06:15:56 pm » |
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ecco qui, l'ho inserita anche nella pagina di Latino-->Versioni Varie.
Latino: P. Scipio Africanus Aemilianus, qui Carthaginem deleverat, post tot acceptas circa Numantiam clades creatus iterum consul missusque in Hispaniam fortunae virtutique expertae in Africa respondit in Hispania, et intra annum ac tres menses, quam eo venerat, circumdatam operibus Numantiam excisamque aequavit solo. Nec quisquam ullius gentis hominum ante eum clariore urbium excidio nomen suum perpetuae commendavit memoriae: quippe excisa Carthagine ac Numantia ab alterius nos metu, alterius vindicavit contumeliis. Hic, eum interrogante tribuno Carbone, quid de Ti. Gracchi caede sentiret, respondit, si is occupandae rei publicae animum habuisset, iure caesum. Et cum omnis contio adclamasset, hostium. inquit, armatorum totiens clamore non territus, qui possum vestro moveri, quorum noverca est Italia? Reversus in urbem intra breve tempus, M.Aquilio C. Sempronio consulibus abhinc annos centum et sexaginta, post duos consulatus duosque triumphos et bis excisos terrores rei publicae mane in lectulo repertus est mortuus, ita ut quaedam elisarum faucium in cervice reperirentur notae.
Italiano P. Scipione Emiliano, quello che aveva distrutto Cartagine, dopo tanti rovesci erano stati subiti per la guerra di Numanzia, fu creato console per la seconda volta e inviato in Spagna, sicché della virtù e della fortuna esperita in Africa dette prova anche in Spagna e, un un anno e tre mesi, da che era arrivato là, circondata Numanzia con le macchine ed espugnatala, la rase al suolo. Non ve n’è uno solo, in quella famiglia, prima di lui, che gloriò il proprio nome a perpetua memoria con una più splendida distruzione di città: dato che,rase al suolo Cartagine e Numanzia, ci liberò dal timore dell’una e dalle offese dell’altra. Costui, quando il tribuno Carbone lo interrogava su cosa pensasse dell’uccisione di Tiberio Gracco, rispose che se la sua intenzione era quella di dominare la res publica, era morto giustamente. Poi, un giorno che tutta l’assemblea lo fischiava, disse: “Io, che non mi sono spaventato alle urla di nemici in armi, come potrei ora essere sconvolto dal vostro grido, voi cha avete l’Italia per matrigna?”. Tornato in città in breve tempo, sotto il consolato di M. Aquilio e C. Sempronio, centosessanta anni fa, dopo due consolati e due trionfi e abbattuti due terrori della res publica, un giorno fu trovato morto nel suo letto, e sul suo collo furono trovati due segni di denti.
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