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Autore Discussione: aiutatemi perfavore! sono in crisi...Machiavelli e la fortuna  (Letto 1748 volte)
adrix90
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« inserita:: Dicembre 08, 2007, 08:18:29 pm »

per lunedi ho da fare un confronto tra la fortuna, presente in Machiavelli, nei discorsi sopra la prima Deca di Tito Livio e nel principe...perpiacere aiutatemi anke cn poke righe Sorriso grazie ciao!
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« Risposta #1 inserita:: Dicembre 08, 2007, 08:27:13 pm »

per ora ho trovato questo su wikipedia

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Principe#Il_rapporto_tra_Virt.C3.B9_e_Fortuna_e_la_loro_nuova_concezione

cerco altro e te lo posto

ecco altro:

La fortuna è arbitra della metà delle azioni nostre, ma lascia governare la metà, o presso, a noi
La fortuna è come un fiume rovinoso che allaga pianure, rovina alberi ed edifizii, ma gli uomini con ripari ed argini possono prendere provvedimenti, in modo che il loro impeto non sarebbe così dannoso.
Entrando poi nel dettaglio Machiavelli contrappone due tipi di uomo: l’uomo rispettivo, cioè prudente, e quello impetuoso. Machiavelli nota che il primo, quando i tempi mutano, non è in grado di cambiare modo di procedere, e quindi spesso rovina lui, insieme con lo stato. Al contrario Papa Giulio II agì con impeto e raggiunse sempre i suoi scopi.
Machiavelli conclude quindi il capitolo dicendo che, poiché la fortuna è mutevole ed è necessario tenerla sotto controllo, è più conveniente essere impetuosi che rispettivi, poiché chi procede con freddezza e impeto, come i giovani, è maggiormente in grado di controbattere gli effetti talvolta disastrosi della sorte

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Machiavelli designa con fortuna l'insieme degli eventi non prevedibili o determinabili dalla volontà, con virtù ciò che rientra nell'agire umano libero e consapevole, nella previdente intuizione delle possibilità che si schiudono all'azione. Non siamo né interamente arbitri delle nostre azioni né interamente in balìa delle circostanze. La necessità va addomesticata, la fortuna sfidata; le occasioni vanno colte e modellate, le circostanze piegate attivamente a proprio favore. La nostra azione può indirizzarsi con successo là dove asseconda il corso delle cose. La nozione di virtù compendia risorse diverse, che, riunite, di norma attraggono la fortuna: tra esse, la capacità di interpretare uomini e situazioni, l’ingegno creativo, la razionalità, il coraggio, il realismo, la prontezza. In politica chi è irresoluto finisce travolto dagli eventi, mentre chi ha virtù sa prendere decisioni tempestive, mutando rotta e atteggiamenti non appena le circostanze lo richiedano.

Machiavelli instaura un coerente nesso strumentale tra virtù e conseguimento del fine: la virtù consiste perciò nell'adozione di mezzi idonei a conseguire il fine. Anche il premio della virtù politica è interamente mondano: la gloria, l’onore, il successo di un progetto. Così Machiavelli ribalta molti aspetti del concetto umanistico di virtù e i dettami del senso comune. La virtù politica del principe è l'arte di conservare lo stato "corroborato di buone leggi, di buone armi e di buoni esempi". Occorreranno a tale scopo astuzia e fermezza destrezza e coraggio: l’istintiva animalità della volpe e del leone. Prudenza e giustizia, fortezza e temperanza, magnanimità e liberalità varranno se conformi a tale scopo, non più come virtù in se stesse, e andranno praticate solo se non verranno a ledere l'immagine di forza, di potenza, di ferrea determinazione del principe. Al principe perciò, converrà essere temuto più che amato, e farsi simulatore e dissimulatore: il sovrano non è, secondo Machiavelli, tenuto a essere giusto, grande o magnanimo, ma a conservare il potere.

Machiavelli non pone dunque il problema della sovranità legittima: unico titolo per la legittimazione del potere è il possesso di fatto. Lo stato è anzitutto autorità, titolarità dell'imperio e del governo, potere monopolistico di comando e di coercizione. Come virtù e fortuna, anche forza e consenso svolgono ruoli tra loro complementari. Senza la forza le occasioni storiche si vanificano e la virtù resta inoperante. Senza la forza il consenso può essere rovesciato. Senza il consenso la forza delle armi, utile in principio, si rivela nel tempo edificata su un fondo argilloso.


Questo per quanto riguarda i discorsi sulla prima Deca di Tito livio
http://www.italialibri.net/opere/discorsisullaprimadeca.html

http://digilander.libero.it/letteratura/lette_ita/cinquecento/liviomac.htm
« Ultima modifica: Dicembre 08, 2007, 08:32:29 pm da dyd666 » Registrato

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