Ciao, ho trovato due brani che possono esserti utili, scegli tu quale usare o se vuoi puoi usarli tutti e due

Si potrebbe dire che gran parte della saggezza di vita si basa sulla giusta proporzione in cui dedichiamo la nostra attenzione in parte al presente in parte al futuro, in modo che l’uno non ci rovini l’altro. Molti vivono troppo nel presente, altri troppo nel futuro, e raramente uno manterra’ la giusta misura. Coloro che, animati da una continua tensione, vivono solo nel futuro guardano sempre avanti e corrono incontro con impazienza alle cose che sopraggiungono come alle sole che porteranno la vera felicita’, lasciando intanto passare inosservato il presente senza goderne, assomigliando all’asino italiano di Tischbein, con il suo fascio di fieno appeso davanti al muso per accelerarne il passo. Costoro vivono solo ad interim, fino alla morte. La quiete del presente puo’ venire disturbata al massimo dai mali in sé certi e di cui e’ altrettanto certo il momento. Ma questo genere di mali e’ assai raro, poiche’ i mali o sono di per se meramente possibili, o semmai probabili, oppure sono certi ma il loro momento e’ completamente indeterminato, come nel caso della morte. Se vogliamo fissarci su questi due generi, non avremo piu’ un solo istante tranquillo. Per non perdere la quiete di tutta la nostra vita badando a mali incerti ed indeterminati, dobbiamo abituarci a considerare i primi come se non giungessero mai e i secondi come se non giungessero certo in questo momento.
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L'arte di essere felici (Schopenhauer)
La saggezza di vita intesa come dottrina è all'incirca un sinonimo di eudemonica. Essa dovrebbe insegnare a vivere il più felicemente possibile, e questo a due condizioni: non pretendere un atteggiamento toico nè un agire machiavellico. Non la prima via, quella della rinuncia e della privazione, perchè la scienza deve regolarsi sull'uomo comune, che è troppo colmo di volontà ( troppo sensibile ) per cercare la sua felicità in questo modo. Non la seconda, il machiavellismo, cioè la massima di raggiungere la propria felicità a spese della felicità altrui, poichè proprio nel caso dell'uomo comune non si può per scontata la presenza della ragione necessaria a questo scopo nell'uomo comune. L'eudemonica occuperebbe dunque un ambito intermedio tra lo stoicismo e il machiavellismo, considerando questi due estremi come vie effettivamente pù brevi, ma ad essa negate, per giungere alla meta; essa insegna come si possa vivere il più felicemente possibile, senza grandi rinunce e grandi sforzi per vincere sè stessi, e senza considerare gli alti come semplici mezzi per i propri scopi. Al primo posto andrebbe il principio secondo cui una felicità compiuta e positiva è impossibile, mentre ciò che ci i deve aspettare è soltanto uno stato relativamente poco doloroso. Capire questo può contribuire molto a farci partecipi del benessere che la vita concede. inoltre solo molto raramente i mezzi utili a tale scopo sono in nostro potere ( tà mèn ef' emìn= ciò che dipende da noi ). L'eudemonica si suddividerebbe quindi in due parti:
1) massime per il nosro comportamento verso noi stessi;
2) massime per il nostro comportamento verso gli altri.
Prima di stabilire tale suddivisione, bisognerebbe determinare con più precisione il fine, discutendo in cosa dovrebbe consistere la felicità umana definita come possibile e che cosa è essenziale per raggiungerla. In primo luogo la serenità d'animo, l'eukolìa, il temperamento felice, che determina la capacità di soffrire e di gioire. In secondo luogo la salute del corpo, che èstrettamente legata al temperamento e ne è quindi la condizione imprescindibile. In terzo luogo la quiete dello spirito ( " Di molto, il primo elemento della felicità è l'essere saggio" Sofocle, Antigone ). In quarto luogo i beni esteriori, in misura assai limitata. Epicuro suddivide i beni in a) naturali e necessari b) naturali, ma non necessari c) nè naturali, nè necessari. nelle due parti sopra indivate, si dovrebbe insegnare come è possibile ottenere tutto questo. ( Il meglio lo fa comunqu la natura, ma qualcosa dipende da noi ). Ciò dovrebbe accadere mediante la formulazone di massime di vita, che però non dovrebbero susseguirsi pèle-mèle, ma venire ordinate in rubriche, ciascuna contenente a sua volta sottosezioni. E' un'operazione difficile e non conosco alcun lavoro preliminare in proposito. La cosa migliore è dunque buttar giù per iscitto siffatte massime anzitutto così come vengono, per poi rubricarle e ordinarle.