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Autore Discussione: DEDALO E ICARO  (Letto 660 volte)
Baby Pink
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« inserita:: Giugno 05, 2009, 03:21:59 pm »

Inizio: minos labirintho cum icaro filum
Fine: ab illo nomen icarium habuit
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« Risposta #1 inserita:: Giugno 05, 2009, 04:08:35 pm »

Ciao, potresti scrivere tutto il brano, perchè sicuramente sarà riadattato.
Grazie Occhiolino
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« Risposta #2 inserita:: Giugno 05, 2009, 07:46:24 pm »

minos in labirintho cum icaro filio dedalum inclusit, quia iussa violaverat. is,amore libertati captus," fili mi, inquit, minos aditum terrarum et undarum nobis clausit, at caelum certe patet. illac evademus". haec dixit, ac statim ponit in ordinem pinnas, ceris eas adligat, alas fingit. postquam ultimam manum operi imposuit, artifex sibi filioque alas accomodat,atque haec praecepta filio dat:"medio limite curre: nam,si infra volabis, undarum umor gravabit pinnas; si sursum, ignis aduret". postquam haec dixit, pinnis se levat et ante filium volat; sed comiti timet, velut avis, quae teneram prolem ab alto nido in aera produxit. at puer, qui audaci volatu gaudebat, sublime egit iter, et aurati solis radii ceras, pinnarum vincula, molliverunt. frustra patris nomen clamat:iam ille nudos quatit lacertos, iam de caelo praecipitat;corpus eius exanime excipit mare, quod ab illo nomen icarium habuit. GRAZIE 1000!!! Ghigno
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« Risposta #3 inserita:: Giugno 05, 2009, 07:55:13 pm »

Inosse chiuse Dedalo nel labirinto con il figlio Icaro perché aveva trasgredito ai suoi ordini. Egli preso dall'amore della libertà disse: figlio mio, Minosse ci ha chiuso l'ingresso delle terre e delle onde, ma il cielo certamente è aperto. Di là evaderemo. Disse queste cose e subito pone in ordine le penne, le lega con la cera, costruisce delle ali. Dopo che pose l'ultima mano all'opera, l'artigiano accomoda le ali per sé e il figlio e dà questi ordini al figlio: corri nel centro del cielo: infatti se volerai sotto, l'umore delle onde appesantirà le penne; se sopra, il fuoco le brucerà. Dopo che disse queste cose, si alza sulle penne e chiama il figlio prima, ma teme per il compagno, come un uccello, che ha messo avanti la tenera prole dall'alto nido nell'aria. Ma il fanciullo, che godeva dell'audace volo, prese un cammino altissimo e i raggi del sole dorato ammollirono le cere, vincoli delle penne. Invano chiama il nome del padre: già lui scuote le braccia nude, già precipita dal cielo, il suo corpo esanime accoglie il mare, che ebbe da lui nome di Icario.
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« Risposta #4 inserita:: Giugno 05, 2009, 09:06:47 pm »

GRAZIE!!!!!!!!! Ghigno Ghigno Ghigno
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