Alexander ex Aegypto in Asiam venerat exercitumque trans Euphratem flumen traduxerat,ubi Darius,Persianum rex , ingnetes copias instruxerat apud montem Niphatem.Nocte barborum ignibus fulgebat planities et confusae voces magnusque strepis ex castris ab Alexandri militibus audiebantur,qui multitudinem hostium metuebant.Alexander autem numerum Persarum non verebatur et tranquillo animo se dederat somno.Postero die ,cum iam Macedones pugnem commisisssent et strenue proeliarentur,ad Alexendrum nuntius Parmenioinis,qui praefectus equitum erat,venit et dixit:"Rex,hostium equites ad impedimenta nostra appropiquant.Quid nobis imperas ut ea defandamus?"Tum Alexander:"Haec Parmenioni nuntia:si victores erimus,omnia impedimenta hostium nostra erunt;si victi erimus,nullam utilitatem nobis praebebunt impedimenta nostra!!
Alessandro era giunto dall'Egitto in Asia e aveva condotto l'esercito oltre il fiume Eufrate, dove dario, re dei persiani, aveva schierato ingenti truppe presso il monte Nifa. Di notte la pianura brillava con i fuochi dei barbari e venivano udite dai soldati di Alessandro voci confuse e grandi rumori dagli accampamenti, che impaurivano la maggior parte dei nemici. Alessandro invece non temeva il numero dei persiani e con animo tranquillo si era consegnato al sonno. Il giorno dopo, avendo i Macedoni commissionato la battaglia e combattendo strenuamente, giunse il messaggero di Parmenione, che era prefetto della cavalleria, presso Alessandro e disse:- O re, la cavalleria nemica si avvicina alle nostre tende. Che ci ordini (di fare) per difenderle?- Allora Alessandro:- Annuncia questo a Parmenione: se saremo vincitori, tutte le tende dei nemici saranno nostre; se saremo vinti, le nostre tende non ci serviranno a nulla!
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