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seneca
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« Risposta #4 inserita:: Ottobre 07, 2009, 07:56:23 pm » |
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questo è il brano originale, forse la tua è stata un po' rimaneggia, controlla se può esserti ancora utile
Interea cognovi multorum litteris atque nuntiis magnas Parthorum copias atque Arabum ad oppidum Antiocheam accessisse magnumque eorum equitatum, qui in Ciliciam transisset, ab equitum meorum turmis et a cohorte praetoria, quae erat Epiphaneae praesidii causa, occidione occisum. Quare, cum viderem a Cappadocia Parthorum copias aversas non longe a finibus esse Ciliciae, quam potui maximis itineribus ad Amanum exercitum duxi. Quo ut veni, hostem ab Antiochea recessisse, Bibulum Antiocheae esse cognovi; Deiotarum confestim iam ad me venientem cum magno et firmo equitatu et peditatu et cum omnibus suis copiis certiorem feci non videri esse causam, cur abesset a regno, meque ad eum, si quid novi forte accidisset, statim litteras nuntiosque missurum esse; cumque eo animo venissem, ut utrique provinciae, si ita tempus ferret, subvenirem, tum id, quod iam ante statueram vehementer interesse utriusque provinciae, pacare Amanum et perpetuum hostem ex eo monte tollere, agere perrexi; cumque me discedere ab eo monte simulassem et alias partes Ciliciae petere abessemque ab Amano iter unius diei et castra apud Epiphaneam fecissem, a. d. IIII Id. Oct., cum advesperasceret, expedito exercitu ita noctu iter feci, ut a. d. III Id. Oct., cum lucisceret, in Amanum ascenderem, distributisque cohortibus et auxiliis, cum aliis Q. frater legatus mecum simul, aliis C. Pomptinus legatus, reliquis M. Anneius et L. Tullius legati praeessent, plerosque necopinantes oppressimus.
Nel frattempo venni a sapere da numerose lettere e messaggi che grandi forze di Parti e di Arabi si erano avvicinate alla città di Antiochia e che il grosso della loro cavalleria, passato in Cilicia, era stato annientato da squadroni della mia cavalleria e dalla coorte pretoria che era di presidio ed Epifanea. Perciò, quando vidi che le truppe dei Parti, ritiratesi dalla Cappadocia, non erano lontane dai confini della Cilicia, diressi l'esercito verso l'Amano a marce forzate. Appena arrivato venni a sapere che il nemico si era ritirato da Antiochia e che Bibulo era in Antiochia. Subito informai Deiòtaro, che già stava accorrendo in mio aiuto con un numeroso e valido corpo di cavalleria, con la fanteria e con tutte le sue truppe, che secondo me non c'era più motivo che stesse lontano dal suo regno; se ci fossero state delle novità, gli avrei inviato immediatamente lettere e messaggeri. Io ero venuto con il proposito di aiutare ambedue le province in caso di bisogno; e quindi portai a termine il programma che già prima avevo ritenuto molto importante per entrambe: pacificare l'Amano e scacciare da quella montagna l'eterno nemico. Finsi di allontanarmi dal monte e di dirigermi verso altre zone della Cilicia; quando mi trovai a un giorno di marcia dall'Amano, mi accampai presso Epifanea. Il 12 ottobre, però, all'imbrunire, con l'esercito equipaggiato alla leggera rifeci il cammino a ritroso con una marcia notturna così veloce che all'alba del 13 ottobre ero già sull'Amano. Le coorti e le truppe ausiliarie furono divise in tre: in modo che mio fratello Quinto ne comandasse alcune assieme a me, il legato Gaio Pomptino altre e le rimanenti fossero agli ordini dei legati Marco Anneio e Lucio Tullio, abatteremo la maggiorparte che non se lo aspetta.
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