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Autore Discussione: Aiuto! italiano  (Letto 1559 volte)
dbz90
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« inserita:: Gennaio 05, 2010, 07:23:03 pm »

mi serve un'analisi intertestale tra la fuga di angelica; quella di erminia e quella di biancanevve sia dei fratelli grimm che di walt disney
entro domani!!!
perpiacere!!!!
grazie
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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 05, 2010, 08:24:06 pm »

oddio è un argomento un pò vasto da trattare...cerco di trovare qualcosa...

però dico io...nn potevi ricordarti prima? potevamo cercare con + calma e non ti riducevi all'ultimo minuto
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« Risposta #2 inserita:: Gennaio 05, 2010, 08:28:50 pm »

fuga di angelica
Per palesare la sua volontà di ripartire da dove si era fermato l’Orlando Innamorato, Ariosto ne riassume le ultime vicende. Mentre l’esercito cristiano si è diretto verso i Pirenei per bloccare l’avanzata dei mori d’Africa e di Spagna, Angelica, bella figlia del re del Catai, per amor della quale Rinaldo e Orlando stanno furiosamente litigando, è tenuta prigioniera nella tenda del vecchio duca Namo nel campo dei cristiani. La principessa è stata promessa in sposa da Carlo Magno a quello dei due paladini che combatterà più coraggiosamente e ucciderà in battaglia il maggior numero di nemici. Durante uno scontro Namo è fatto prigioniero, mentre Angelica, approfittando della confusione creata dalla rotta dei cristiani, riesce a fuggire e si dirige verso la selva circostante l’accampamento.

LA GERUSALEMME LIBERATA: ERMINIA E LA FUGA TRA I PASTORI
Dopo lunga digressione, in medias res  Tasso introduce la terza eroina pagana,  che seguita la  guerriera Clorinda e la seduttrice Armida. Si tratta di Erminia, principessa di Antiochia,  di regale stirpe: era figlia del re di quella città e quando Antiochia era stata espugnata, ella era divenuta prigioniera dei cristiani e consegnata a Tancredi, principe normanno. Costui  si era mostrato talmente gentile e generoso da concederle la libertà perduta.
Per tale insperato dono e per il fascino del guerriero la fanciulla si era invaghita ed innamorata di Tancredi, una volta ritornata presso Aladino segue con trepidazione le sorti della guerra.
Quando sa che Tancredi è rimasto gravemente ferito in un duello con Argante, si propone di raggiungerlo e di curarlo. Escogita quindi un astuto piano pur di correre a fianco dell’amato. Durante la notte, attraverso un lungo monologo sulla condizione di “ vil femineo volgo, “ ella sottolinea il tenero dissidio che pervade il suo animo. Erminia vorrebbe tanto essere come la sua amica Clorinda “ una fortissima donzella,” ed impavida indossare le armi tentando l’audace uscita dalle mura di Gerusalemme. Stimolata e punta dalle furie d’Amor, sottrae l’armatura della compagna, e chiamati a sé il fedele scudiero e un’amica fidata, si affretta ad indossare i nuovi panni per poter uscire indisturbata dalle porte della città. Quanta fatica costa alla giovane fanciulla il peso di quell’armatura! Ma la forza dell’amore e la speranza danno impulso alle membra stanche perché giungano nel luogo dove ella è diretta. Giunta la comitiva alle mura, la voce camuffata di lei inganna la guardia ed alla fine escono dalla città, in direzione del campo cristiano. Ora che il pericolo pare essere scampato, Erminia rallenta il passo e sentendosi al sicuro, esorta il fedele cavaliere di scorta a raggiungere l’accampamento dei cristiani e a portare al soldato ferito la novella che una donna viene in pace ad offrirgli la salute e la guarigione. Detto ciò, lo scudiero sì incammina veloce verso il campo nemico, mentre la dolce fanciulla rimane in attesa, ansiosa di conoscere l’esito del messaggero. Ma ahimè, l’impazienza del giovane cuore non le dà requie, e mille pensieri affollano la sua mente tant’è che si spinge fra le tende ostili, desiderosa di trovare conforto al suo tormentato animo. Penetrata così furtivamente nelle fila dei nemici alla ricerca dell’amato, viene scorta da alcuni crociati, fra i quali Poliferno e viene scambiata per la sua sosia soldatessa, per un raggio di sole assassino e ingannevole, che colpisce l’insegna e le armi, è perciò inseguita da un drappello di soldati e da Tancredi, illusosi di poter a sua volta raggiungere l’amata guerriera. Ma inutilmente seguono la fanciulla tremante e in preda alla paura, ella frattanto fugge precipitosamente facendosi portare via dal destriero lanciato a briglia sciolta. Erminia appare qui com’è veramente: una donna ingenua e pudica, innamorata e pronta a sfidare tutto pur di stare accanto all’uomo che ama. Il profondo dissidio che la scuote non è segno d’infelicità, ma acceso desiderio di superare l’ostacolo, che si pone di fronte alla realizzazione del suo sogno. Quasi volgendosi al cielo si domanda il perché non può essere forte e combattiva come Clorinda, e non per combattere una battaglia di sangue, ma una schermaglia amorosa: per lei contano le ragioni del sentimento, non i motivi del conflitto religioso. La passione la muove ad osare l’impossibile, la sprona su sentieri mai percorsi, su strade piene d’insidie, su un terreno minato. Resiste alla paura e all’incertezza, si meraviglia ella stessa del suo troppo ardire. Ad un certo punto l’ottava sottolinea l’ansia e il timore che l’assale e nel verso si sentono quasi i battiti affannosi del cuore. Sospinta dalla violenza del sentimento d’amore è tradita da un raggio di sole e infelice attira sul suo corpo l’impeto degli avversari: a questo punto il poeta attenua la tensione del momento con un’efficace similitudine e comunica al lettore la visione onomatopeica dell’azione. La fanciulla è paragonata ad una cerbiatta stanca ed assetata che cerca riparo e ristoro presso una fonte, mentre i cani le sono alle calcagna; ella si volge dietro atterrita dal caso infausto e dimentica, in un baleno, la stanchezza e la sete. L’analogia ricorda la tecnica virgiliana dell’attutire con scene distensive la drammaticità degli eventi e ricalca la connotazione umana del personaggio con tocchi di sensibilità e patetiche note di compianto, quasi a voler preannunciare l’epilogo dell’episodio.
Erminia è donna in ogni sfumatura della sua indole, è delicata e al tempo stesso intrepida e incosciente come ogni creatura innamorata. Ella incarna le più segrete voci della personalità poetica del Tasso: è perduta dietro una speranza vana, angosciata da un fuoco sottile, assetata dalla fame amorosa, irrequieta e voluttuosa nelle pene del cuore. Aspira alla felicità di un Eden impossibile e forse ne è consapevole; tutta palpiti vive in sintonia dei suoi affetti, nutrendo nelle fibre dell’animo un sentimento potente quanto  distruttivo, che sa serbare con gelosia e pudore. Quando piange, piangiamo insieme a lei; quando trepida trepidiamo per lei, quando spera e sogna noi sogniamo con lei. E quando il sogno s’infrange miseramente, proprio nell’imminenza del realizzarsi, tutta la compassione e l’umana simpatia è per lei, vittima di un triste e immeritato destino. Clorinda è virile e coraggiosa; Armida intrigante e ammaliatrice; Erminia è una creatura in pena che ascolta la voce del cuore e che sa morire per amore. Dopo aver dimostrato che   la legge  dell’amore ha dominato la  sua vita e che ella ha combattuto con sacrificio la battaglia, anche se per la dura fatalità ha dovuto soccombere, esce dalla scena velando la sua storia di accorata malinconia.

per quanto riguarda biancaneve sia dei grimm che di walt disney non ho trovato niente
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