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seneca
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« Risposta #1 inserita:: Maggio 29, 2010, 03:29:51 pm » |
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ciao, visto che le parole riportate sono poche potevi almeno controllare che fossero scritte bene...
Echo nympha fuit, quae in odium Iunonis venerat, propterea quod Iovis adulteria cum nymphis patefacere recusaverat. Quam ob rem (perciò) dea singulari poena eam adfecit: nam ultimas tantum verborum syllabas dicere poterat. prope muta ob hoc impedimentum linguae, Echo valde dolebat, sive quod natura garrula erat,sive quod animum suum nondum Narcisso aperuerat,cuius amore impense ardebat.olim Narcissum vidit,qui per devia rura vagabat,et eius vestigia furtim secuta est (seguì). Cum iuvenis dixit <<quis adest?>>, Echo:<<...est>>,respondit,sed suum nomen dicere cupiebat. Dein: <<veni>>, magna voce Narcissus clamavit; et Echo:<<...ni>> iteravit,,et se in aperto ostendit, atque brachia ad amatum iuvenem porrexit. At ille, qui se solum amare poterat, raptim aufugit. Tum Echo in silvis latet, paulatim acer dolor eam exedit, angores miserabile corpus gradatim extenuant, donec tantum vox superest.
Eco fu una ninfa, che era venuta in odio a Giunone, poichè aveva rifiutato di svelare gli adulteri di Giove con le ninfe. Perciò la dea stabilì per lei una pena singolare: infatti poteva dire solo le ultime sillabe delle parole. Quasi muta per questo ostacolo alla parola, Eco si lamentava enormemente, sia poichè era per natura loquace, sia poichè non aveva ancora aperto il suo animo a Narciso, di cui fortemente ardeva d'amore. Un giorno vide Narciso, che vagava per campagne solitarie, e seguì di nascosto le sue orme. Quando il giovane disse: "Chi c'è?" Eco rispose: "...è", ma desiderava pronunciare il proprio nome. Poi Narciso diceva a gran voce: "vieni"; ed Eco: "...ni" ripetè e si mostro all'aperto eporse le braccia all'amato giovane. Ma quello, che poteva amare solo se stesso, improvvisamente fugge. Allora Eco vaga nelle selve, a poco a poco il (suo) aspro dolore la divora, piano piano gli affanni estenuano il suo miserevole corpo, infine solo la voce sopravvive.
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