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Autore Discussione: analisi personaggi eneide  (Letto 3983 volte)
totti10
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« inserita:: Giugno 02, 2010, 04:48:02 pm »

mi servirebbe un analisi abbastanza approfondita dei personaggi più importanti dell'eneide x dmn...grz in anticipo Sorriso
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« Risposta #1 inserita:: Giugno 02, 2010, 06:32:44 pm »

ciao, se mi dici quali ti servono di preciso, nn posso farli certo tutti Occhiolino

p.s.
è inutile aprire due richieste uguali in due sezioni diverse Occhiolino questo nn velocizza la risposta

Per quanto riguarda le altre figure tipo anchise ascanio, ecc ecc...in rete c'è qualcosa di interessante solo su wikipedia, ma è davvero poco...
Inizio ad inserire qualcosa su Enea e Didone:

ENEA
Enea, il protagonista del poema, ha il compito di salvare quanto ancora possibile sottrarre alla disfatta di Troia, cioè le immagini degli dei protettori, simbolo della continuità della stirpe. All'inizio dell'opera, dalla Sicilia, dove è giunto navigando, Enea punta verso l'Italia, ma  naufrago sulla costa dell'Africa, dove è accolto da Didone, regina di Cartagine. A lei l'eroe racconta la sua storia e cede all'intenso amore che la regina ha concepito per lui, trascorrendo parecchi mesi a Cartagine. Enea, sollecitato da Mercurio, riprende poi il suo cammino; la regina, sentendosi tradita e abbandonata, si uccidi. Tornato in viaggio, incontra Andromaca. Approda quindi a Cuma, dove la Sibilla, dopo avergli predetto una lunga e dolorosa guerra nel Lazio, gli fa da guida agli Inferi. Enea visita l'Averno e incontra l'ombra del padre: Anchise gli mostra le anime che daranno corpo a eroici discendenti della sua stirpe e gli predice il glorioso futuro di Roma fino al regno di Augusto, principio di una nuova era di pace universale sotto l'egida delle leggi romane.
Sbarcato finalmente sulle rive del Lazio alla foce del Tevere, Enea viene ospitato dal re Latino che, sapendo per vaticinio di Fauno, è l'illustre avvenire della stirpe del troiano, gli offre in sposa la figlia Lavinia. Però deve competere contro Turno, re dei Rutuli, già promesso sposo di Lavinia. Il rutulo raccoglie tutte le forze del Lazio. Enea, per consiglio del dio Tiberino, si reca a chiedere l'alleanza di Evandro, il re gli dà la propria cavalleria con a capo il figlio Pallante e gli procura l'alleanza dell'esercito e della flotta etrusca. Nel frattempo Turno attacca l'accampamento dei Troiani e brucia le loro navi; Eurialo e Niso, muoiono in un tentativo di avvertire Enea dell'accaduto. Il giovane e inesperto Pallante è ucciso da Turno durante la guerra. Il duello decisivo fra Enea e Turno pone fine alla guerra. Enea, vincitore, regnerà su un popolo in cui si fonderanno armoniosamente le virtù dei Troiani e quelle dei Latini.
 
Enea non è solo eroe e condottiero, ma l'emblema delle virtù umane, civili, militari e religiose che sono all'origine della grandezza di Roma. E il fondatore di quell'ordinamento civile, giuridico e religioso da lui trasmesso alla sua stirpe per la superba creazione di un impero pacifico; pace fondata sul rispetto delle leggi umane e divine, che si realizzerà nella nuova età dell'oro, come quella già esistente nel Lazio di Saturno. Enea rappresenta, inoltre, l'origine della gens Julia, alla quale appartiene il primo imperatore romano. Il poema, infatti, celebra Ottaviano ed è per questo che l'imperatore, dopo la morte di Virgilio (19 a.C.), nonostante le disposizioni testamentarie e le raccomandazioni dell'autore di distruggere l'opera (ritenuta non rifinita), ne ordina la pubblicazione, curata da Vario e Tucca, due amici del poeta.
 
Enea è il pius per eccellenza, cioè l'uomo rispettoso del volere divino e dei vincoli che ne derivano verso la Patria e la famiglia. Onora Troia, le sue leggi, gli interessi del suo Stato, di fronte ai quali l'individuo, come tale, passa in secondo piano, dando a queste la priorità assoluta.
L'aggettivo pius, probabilmente da collegare al verbo piare, pare avesse in origine il significato di puro di cuore. La pietas indica di conseguenza la purezza morale ottenuta col compimento dei propri doveri nei confronti delle divinità, degli uomini e dei propri parenti.
Il pius Aeneas virgiliano, protetto dagli dei anche per le sue giuste virtù,  portatore dei supremi valori religiosi e morali.

DIDONE
DIDONE

Il quarto libro dell’Eneide ruota tutto intorno alla complessa figura di Didone.
La regina di Cartagine ha appena affrontato una difficile situazione in patria e si ritrova in fuga dalla propria terra: figlia del re e sposa del nobile Sicheo, è diventata oggetto d’invidia e motivo di follia per il fratello Pigmalione. Questi le uccide il marito per impossessarsi delle sue grandi ricchezze, ma non riesce nel proprio intento.
Così Didone si rifugia in un piccolo lotto di terra acquisito dal Getulo Iarba nel nord della Libia, dove fonda la città di Cartagine. Mentre sta costruendo la sua futura patria, la donna vede approdare sulle sue spiagge una piccola flotta di esuli troiani, capeggiati dal famoso eroe Enea.  Come una saggia e virtuosa regina Didone ospita nel migliore dei modi i nuovi arrivati, ascoltando le loro numerose guerre e avventure.
Accade però che, per una volontà più grande di lei, Didone debba innamorarsi dell’illustre ospite. Il giorno dopo l’incontro con gli stranieri la donna rivela alla sorella Anna come sia invasa da una grande trepidazione e attrazione per Enea. Da qui comincia quella che gli studiosi chiamano “la tragedia di Didone”, dal momento che la passione che invade sempre più la regina viene vista come una malattia insanabile e distruttiva. La protagonista vive infatti con colpevolezza un amore che comporta lo scioglimento dei vincoli di fedeltà alla memoria del marito, che lei stessa si era imposti, e una passione che è un abbandono ai propri desideri, in contrasto con lo schema educativo ed etico del pudore. La sorella Anna la rassicura ricordandole il piacere dell’amore e dei figli, sostenendo che i morti non hanno più sensibilità né ricordi e proponendole infine di sfruttare l’unione con Enea a fini politici.
Didone così, in preda al dubbio e alla fiamma ardente dentro di sé, si abbandona al peccato, rafforzando ancor di più il carattere travolgente della passione amorosa.
Intanto la città di Cartagine non cresce più: secondo un aspetto dell’ideologia di Virgilio c’è incompatibilità fra una passione amorosa non coniugale e l’adempimento dei compiti sociali e storici.
Durante una battuta di caccia Giunone, per favorire l’unione tra gli amanti, provoca un improvviso temporale che spinge i due a ripararsi nella medesima grotta, dove ha luogo il congiungimento. Il legame, però, si rivela da subito difficile per entrambi: la donna ripensa al giuramento pronunciato nei confronti di Sicheo, mentre l’eroe prova pena e lacerazione interiore a causa della propria pietas. Per questo l’unione non sarà destinata a durare molto.
Dopo le lamentele di Iarba, figlio di Giove e primo pretendente rinnegato da Didone, il padre degli dei manda Mercurio per indirizzare Enea verso la sua missione, costringendolo ad abbandonare la terra cartaginese. Il troiano inizia a prepararsi per il viaggio, ma la regina, accortasi, scatena tutta la sua folle passione: al termine di un intenso dialogo fra i due amanti, l’eroe decide di partire ugualmente, mentre Didone lascia che l’odio prenda il posto dell’amore. La passione ha fatto di lei una figura tanto fremente, decisa nei propri desideri, sdegnata che smarrisce la ragione, anche nel senso della propria ragion d’essere.
Dopo aver ritentato invano di trattenere l’eroe troiano, la donna viene travolta totalmente dai suoi stessi sentimenti, incapace di riprendere la precedente vita di regina e votata solamente a un dignitoso suicidio. Con un rituale magico maschera i preparativi del gesto estremo e durante la notte si tormenta nell’angoscia, confermando infine il proposito di morire. È in questo passo che si manifesta in modo sempre più sconvolgente, con intensità drammatica, il delirio di Didone, in cui bruciano insieme la passione d’amore, la rabbia per il rifiuto, la paura dell’abbandono, i sensi di colpa verso il marito morto e verso il suo popolo e un’oscura attrazione per la morte. D’un tratto la regina si trasforma da donna forte, perché ama, in una figura sola e debole di fronte alle ostilità esterne. Dopo la segreta partenza di Enea Didone, colta dall’ira, non può che uccidersi per pacificare il suo animo così travagliato. Mentre si getta sulla spada dell’amato, invoca una tremenda maledizione sull’eroe troiano e sulla stirpe che discenderà da lui, facendo presagire l’avvento del personaggio che impersonerà questa maledizione: Annibale, il geniale generale cartaginese, simbolo del momento più drammatico e decisivo della storia romana. L’evento a cui tende tutta la narrazione alla fine sopraggiunge, apparendo come il vertice drammatico del racconto e confermando la centralità della tematica della morte nell’arte antica. Anche nel gesto suicida la regina mantiene una tragica grandezza: la sua determinazione a morire ricorda quella di molti altri famosi personaggi tragici, tra i quali Antigone, Alcesti, Aiace.
Per elaborare la figura del suo personaggio Virgilio prende vari spunti, tra i quali spicca per importanza il personaggio di Medea del poema epico Le Argonautiche di Apollonio Rodio e soprattutto della tragedia Medea di Euripide. Queste opere offrono un modello molto significativo per la rappresentazione dell’innamoramento e dei conflitti suscitati dalla passione, motivo di rinnegamento dei valori familiari e coniugali. La figura della regina cartaginese, comunque, risulta più complessa e completa rispetto ai suoi modelli, come se ne fosse un miglioramento: questo è probabilmente dovuto anche all’evoluzione del ruolo femminile nella società greco-romana in cui vive il poeta latino.
In conclusione sembra di poter dedurre una visione problematica e angosciata della passione d’amore da parte di Virgilio, che però compiange Didone e ne condivide il dramma, dimostrando grande interesse per il suo personaggio femminile. Il poeta sottolinea come la regina sia vittima dell’amore, più potente del fato nel provocare la rovina, ma assuma anche la grandiosità e la capacità di scelta proprie dei più grandi eroi tragici. La donna si rivela una figura forse più forte di quella maschile proprio per la sua capacità emotiva e passionale.
« Ultima modifica: Giugno 02, 2010, 06:45:36 pm da dyd666 » Registrato

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« Risposta #2 inserita:: Giugno 02, 2010, 06:51:35 pm »

grz x enea...cmq x gli altri personaggi soprattutto Didone e poi anchise e venere...mi bastano qst grz Sorriso
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« Risposta #3 inserita:: Giugno 02, 2010, 06:53:17 pm »

nn avevo visto ke avevi ftt anke didone...vbn così alloraloro due erano i personaggi ke mi importavano di più...grz
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