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Autore Discussione: violenze della nobiltà contro i gracchi  (Letto 889 volte)
matteo694
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« inserita:: Luglio 28, 2010, 11:29:32 pm »

Inizio: postquam tiberius et c. gracchus, quorum punico atque aliis bellis multum rei publicae addiderant, vindicare plebem in libertatem et paucorum scelera patefacere coepere
Fine: quovis modo et victos acerbius ulcisci volunt
Autore: livio

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« Risposta #1 inserita:: Luglio 29, 2010, 10:57:46 am »

ciao, di questo brano abbiamo solo questo pezzo:

Nam postquam Tiberius et C. Gracchus, quorum maiores Punico atque aliis bellis multum rei publicae addiderant, vindicare plebem in libertatem et paucorum scelera patefacere coepere, nobilitas noxia atque eo perculsa modo per socios ac nomen Latinum, interdum per equites Romanos, quos spes societatis a plebe dimouerat, Gracchorum actionibus obviam ierat; et primo Tiberium, dein paucos post annos eadem ingredientem Gaium, tribunum alterum, alterum triumuirum coloniis deducendis, cum M. Fuluio Flacco ferro necauerat. Et sane Gracchis cupidine victoriae haud satis moderatus animus fuit. Sed bono vinci satius est quam malo more iniuriam vincere. Igitur ea victoria nobilitas ex libidine sua usa multos mortalis ferro aut fuga extinxit.

Quando Tiberio e Gaio Gracco, i cui antenati avevano giovato molto alla repubblica durante la guerra punica e in altre guerre, incominciarono a rivendicare la libertà della plebe e a svelare le malefatte dell'oligarchia, la nobiltà, sapendosi colpevole, fu presa dal terrore. Essa si era opposta, perciò, all'esecuzione dei progetti dei Gracchi, ora per mezzo degli alleati e dei Latini, ora per mezzo dei cavalieri romani, che si erano allontanati dalla plebe nella speranza di associarsi ai nobili. Per primo trucidarono Tiberio, alcuni anni dopo Gaio, che seguiva le orme del fratello, tribuno della plebe il primo, triumviro per la deduzione delle colonie il secondo; e con loro Marco Fulvio Flacco. Ammettiamo pure che i Gracchi, per smania di vincere non abbiano saputo mantenere una condotta moderata. Ma per l'uomo onesto è meglio essere vinto che trionfare sull'ingiustizia con mezzi violenti. I nobili, dunque, abusando di quella vittoria secondo il loro capriccio, eliminarono molti cittadini con le armi o con l'esilio.
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