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dyd666
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« Risposta #1 inserita:: Luglio 31, 2010, 04:16:50 pm » |
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Brennus, gallorum dux, postquam Italiam invaserat atque Romam obsederat, cum ingentbus copiis convertit hAdriaticum mare superavit atque in Graeciam pervenit.Ibi arma contra Delphorum templum convertit, cupidus praedae nam in Apollinis templo, tum magnae divitiae erant.cum brennus cum copiis et tormentis ad moenia acssit,Delphorum incolae arma ad urbis defensioem ceperunt. repente templi antistess in medios cives aquit at atque exlamavit:"apollo pro nostra urbe pugnat,cive,et salutem omnibus fanis domibusque vestris comparabit:nam divinarum sagittarum stepitum iamm audivi".Dum antistes talia verba pronundiat,etiam Galli dei praesentiam senserunt: propter terrae motum enim montis pars magno cum strepitu corruit et multos barbarorum milites oppressit.barbarorum exercitus reliquiae cum alio duce e graecia excesserunt atque in galliam remeare properaverunt
Brenno, comandante dei Galli, cambiò direzione per Delfi. Disponeva di 65.000 fanti; e invece l’alleata Delfi aveva soltanto 4000 soldati. Con sprezzo della scarsità dei nemici, i Galli si precipitavano in battaglia senza considerazione dei pericoli, invece i Delfi attaccavano i Galli dalla cima del monte parte a sassate, parte con le armi. In questa lotta delle parti improvvisamente nella prima schiera dei soldati avanzano i guardiani di tutti i templi, e contemporaneamente gli stessi indovini con le insegne e le bende, i timorosi e gli invasati. Gridano a gran voce che era giunto il dio, che essi avevano visto un giovane di straordinaria bellezza che irrompeva nel tempio attraverso le sommità aperte del tetto; aggiungono che due fanciulle armate erano arrivate dai vicini due templi di Diana e di Minerva, e che non avevano mai visto queste cose, né avevano mai udito stridore d’arco e fragore d’armi. Infiammati da queste voci, tutti si scagliano a gara in battaglia. Anche gli stessi Galli avvertirono subito la presenza del dio; infatti una parte del monte distrutta dal terremoto abbatté l’esercito dei Galli, poi una tempesta consumò per la grandine ed il freddo i colpiti dalle ferite. Lo stesso comandante Brenno, non riuscendo a sopportare il dolore delle ferite, morì per mezzo di un pugnale.
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