|
dyd666
|
 |
« Risposta #1 inserita:: Gennaio 04, 2008, 12:08:29 pm » |
|
L'Orazio superstite elimina due Curiazi
( Ab urbe condita I, 25 )
Per caso costui era incolume, e come da solo non era in grado di combattere contro tutti, così tuttavia era abbastanza forte da combattere contro ciascuno. Quindi cercò di fuggire per poterli combattere separatamente, pensando che l’avrebbero inseguito, come a ciascuno lo consentiva il corpo ferito. Si era ormai allontanato di un certo tratto dal luogo dove si era combattuto, quand’ecco che, guardando indietro, vede che gli inseguitori sono a grandi distanza tra loro; uno non era molto distante da lui. Tornò verso quest’ultimo caricandolo, e mentre l’esercito albano esorta i Curiazi a portare aiuto al fratello, ormai l’Orazio, ucciso il nemico, vincitore si dirigeva verso il secondo combattimento. Allora i Romani esortano il loro soldato con le urla tipiche dei sostenitori all’improvviso. Ed egli si affretta a porre fine al combattimento. Prima dunque che il terzo, che non era molto lontano, potesse raggiungerlo, uccide anche il secondo Curiazio; ormai ad armi pari uno per parte era rimasto, ma non erano pari speranze e forze.
Testo originale
Forte is integer fuit, ut uniuersis solus nequaquam par, sic aduersus singulos ferox. Ergo ut segregaret pugnam eorum capessit fugam, ita ratus secuturos ut quemque uolnere adfectum corpus sineret. Iam aliquantum spatii ex eo loco ubi pugnatum est aufugerat, cum respiciens uidet magnis interuallis sequentes, unum haud procul ab sese abesse. In eum magno impetu rediit; et dum Albanus exercitus inclamat Curiatiis uti opem ferant fratri, iam Horatius caeso hoste uictor secundam pugnam petebat. Tunc clamore qualis ex insperato fauentium solet romani adiuuant militem suum; et ille defungi proelio festinat. Prius itaque quam alter - nec procul aberat - consequi posset, et alterum Curiatium conficit; iamque aequato Marte singuli supererant, sed nec spe nec uiribus pares.
|