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dyd666
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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 04, 2008, 12:39:21 pm » |
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In suis scriptis Valerius Maximus narrat Alexandrum, Macedonum regem, statuisse urbem Lampsacum deletum iri at postea eam servavisse propter Anaximenis philosophi vaframentum. Cum enim Alexander venit ut summo studio Lampsacum dirueret, vidit Anaximenem, praeceptorem suum, qui extra moenia procedebat. Quia manifestum erat philosophum preces suas irae regis oppositurum esse, rex declaravit se preces Anaximenis repudiaturum esse. Anaximenes igitur: "Peto-inquit-ut Lampsacum diruas!" Itaque, quia rex philosopho oboedire non poterat, urbem non diruit: tali modo philosophi sagacitas oppidum, pristina nobilitate inclitum, a certo exitio subtraxit.
Nei suoi scritti Valerio Massimo narra che Alessandro, re dei macedoni, abbia stabilito che la città di Lampsaco fosse distrutta e dopo che fosse salvata per la (cerca vaframentum) del filosofo Anassimene. Quando Alessandro giunse per (dirueret) con grande impegno Lampsaco, vide che Anassimene, suo precettore, che avanzava oltre le mura. Poichè era chiaro che il filosofo avrebbe opposto le sue preghiere all'ira del re, il re dichiarò che avrebbe repudiato le preghiere di Anassimene. Anassimene dunque disse: chiedo che tu distrugga Lampsaco! E così, poichè il re non aveva potuto obbedire al filosofo non distrusse la città: in tal modo la segacità del filosofo sottrasse la città, (inclitum) alla vecchia nobiltà, da un sicuro (exitio).
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