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Autore Discussione: decadenza dei costumi  (Letto 710 volte)
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« inserita:: Gennaio 28, 2008, 05:25:17 pm »

Inizio: nam saepe ego audivi Q.Maxumum,P.Scipionem,praeterea civitatis nostrae
Fine: dum me civitatis morum piget taedetque
Autore: sallustio

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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 28, 2008, 08:11:17 pm »

Del resto, fra le altre attività intellettuali, di particolare utilità è da considerarsi la rievocazione degli avvenimenti del passato. Penso, peraltro, di non dovermi soffermare sulla sua importanza, dato che già molti ne hanno parlato; non voglio, poi, che si pensi che proprio io mi metta a esaltare, per vanità, i meriti della mia fatica. Eppure non mancheranno, credo, coloro che chiameranno ozio un'occupazione nobile e importante come questa, dal momento che ho deciso di vivere lontano dalla politica: e saranno senza dubbio quei tali che ritengono attività estremamente importanti rivolgere saluti alla plebe e ingraziarsela con banchetti. Ma se si considereranno in quali tempi mi toccarono le cariche, a quali uomini furono negate e che razza di gente mise poi piede in Senato, certamente riconosceranno che ho cambiato il mio modo di pensare a ragion veduta più che per viltà e che questo mio ozio gioverà alla repubblica più dell'affaccendarsi di altri. Quinto Massimo, Publio Scipione e altri eminenti personaggi della nostra città erano soliti affermare, come più di una volta ho udito narrare, che, osservando i ritratti degli antenati, sentivano accendersi nel loro animo un vivissimo entusiasmo per la virtù. Certo né quella cera né quelle fattezze celavano in sé tanta forza: era il ricordo delle antiche gesta che teneva desta tale fiamma nel cuore di quegli egregi uomini e non permetteva che si spegnesse prima che il loro valore avesse eguagliato la fama e la gloria dei loro antenati. Ma nell'attuale situazione di decadenza, chi c'è fra tutti che gareggi con i suoi antenati non per ricchezza e lusso, ma per onestà e operosità? Anche gli "uomini nuovi", che prima erano soliti superare i nobili in virtù, ormai si aprono la strada alle cariche militari e civili più con intrighi e con aperte rapine che con mezzi onesti: quasi che la pretura, il consolato e tutte le altre cariche di questo tipo siano nobili ed eccellenti di per sé e non vengano invece giudicate secondo i meriti di coloro che le ricoprono. Ma l'amarezza e il fastidio per i costumi dei miei concittadini mi hanno spinto a divagare troppo liberamente e troppo lontano; è tempo che ritorni al mio argomento.
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