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Autore Discussione: un uomo energico  (Letto 1830 volte)
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« inserita:: Novembre 16, 2007, 07:11:06 pm »

Inizio: cum Antigonus Eumenem in custodiam
Fine: hostium, sed amicorum perfidia decidi!>>
Autore: cornelio nepote

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« Risposta #1 inserita:: Novembre 16, 2007, 09:31:32 pm »

ciao ho trovato solo una parte...fammi sapere Felice

Cum Antigonus Eumenem captum in custodiam dedisset, et praefectus custodum quaesisset quem ad modum servari vellet: "Ut acerrimun - inquit -leonem aut ferocissimum elephantum"; nondum enim Antigonus statuerat, conservaret eum necne. Veniebat enim ad Eumenem utrumque genus hominum, et qui propter odium fructum oculis ex eius casu capere vellent, et qui propter veterem amicitiam colloqui consolarique cuperent. At Eumenes, cum diutius in vinclis esset, ait Onomarcho, penes quem summa imperii erat custodiae, se mirari quare iam tertium diem sic teneretur: non enim hoc convenire Antigoni prudentiae; quin aut interfici aut missum fieri iuberet. Hic cum ferocius Onomarcho loqui videretur: "Quid? tu - inquit - animo si isto eras, cur non in proelio cecidisti potius quam in potestatem inimici venires?". Huic Eumenes: "Utinam quidem istud evenisset! Sed eo non accidit, quod numquam cum fortiore sum congressus; non enim cum quoquam arma contuli, quin is mihi succubuerit".

Avendo Antigono assegnato in custodia Eumene fatto prigioniero, e avendo chiesto il comandante della guardia in che modo voleva si sorvegliasse, egli disse: "Come un fortissimo leone o un ferocissimo elefante"; Antigono infatti non aveva ancora stabilito se conservarlo in vita o no. Si presentavano infatti da Eumene entrambi i generi di uomini, e coloro che, a causa dell'odio, volevano procurare godimento agli occhi per la sua sventura, e coloro che, per un'antica amicizia, desideravano parlare e confortare.. Ma Eumene, stando troppo a lungo in prigione, disse a Onomarco, in possesso del quale era il comando supremo del corpo di guardia, di trovare strano come già al terzo giorno fosse tenuto in quel modo: che infatti ciò non conveniva alla prudenza di Antigono; che comandasse che fosse ucciso o che facesse un mandato. Sembrando ad Onomarco che questo parlasse con troppa arroganza egli disse "Cosa? Se tu eri di codesto animo perché non uccidesti in battaglia piuttosto che venire in potere del nemico?". A questo Eumene: "Volesse il cielo che ciò appunto fosse avvenuto! Ma là non accadde, perché mai mi sono misurato con qualcuno più valoroso; infatti con nessuna arma io lottai, che egli da me si lasciasse vincere".
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