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Autore Discussione: improvvisa metamorfosi di pausania  (Letto 977 volte)
noeee91
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« inserita:: Febbraio 08, 2008, 03:36:12 pm »

Inizio: huius pausanias voluntate cognita alacrior
Fine: eum cum rege habere societatem
Autore: cornelio nepote

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« Risposta #1 inserita:: Febbraio 09, 2008, 10:59:46 am »

ecco qui:

Huius Pausanias voluntate cognita alacrior ad rem gerendam factus, in suspicionem cecidit Lacedaemoniorum. Quo facto domum revocatus, accusatus capitis absolvitur, multatur tamen pecunia; quam ob causam ad classem remissus non est. At ille post non multo sua sponte ad exercitum rediit et ibi non callida, sed dementi ratione cogitata patefecit. Non enim mores patrios solum, sed etiam cultum vestitumque mutavit. Apparatu regio utebatur, veste Medica; satellites Medi et Aegyptii sequebantur, epulabatur more Persarum luxuriosius, quam, qui aderant, perpeti possent.  Aditum petentibus conveniundi non dabat, superbe respondebat, crudeliter imperabat. Spartam redire nolebat: Colonas, qui locus in agro Troade est se contulerat: ibi consilia cum patriae tum sibi inimica capiebat.  Id postquam Lacedaemonii rescierunt, legatos cum clava ad eum miserunt, in qua more illorum erat scriptum: nisi domum reverteretur, se capitis eum damnaturos. Hoc nuntio commotus, sperans se etiam tum pecunia et potentia instans periculum posse depellere, domum rediit. Huc ut venit, ab ephoris in vincla publica est coniectus; licet enim legibus eorum cuivis ephoro hoc facere regi. Hinc tamen se expedivit; neque eo magis carebat suspicione. Nam opinio manebat eum cum rege habere societatem.


Pausania conosciute le intenzioni del re, fattosi più zelante nella esecuzione del piano, cadde in sospetto degli Spartani. Per la qual cosa richiamato in Patria viene accusato di delitto capitale ed assolto, ma è condannato ad una pena pecuniaria; e per questo non fu rimandato alla flotta.
Ma lui, non molto dopo, di sua iniziativa, ritornò all'esercito e quivi, senza nessuna avvedutezza ma in modo addirittura folle, rivelò le sue intenzioni: cambiò infatti non solo le abitudini patrie, ma anche il modo di vivere e di vestire. Sfoggiava una magnificenza regale, aveva vesti mediche; lo accompagnavano satelliti medi ed egiziani; banchettava alla maniera dei Persiani, con più lusso di quanto potessero tollerare quelli che erano con lui; rifiutava l'udienza a chi gliela chiedeva; rispondeva in modo altezzoso; dava ordini crudeli. Non voleva tornare a Sparta; si era recato a Colone, una località della Troade; là prendeva decisioni ostili sia alla patria che a se stesso.  Quando gli Spartani vennero a conoscenza di ciò, gli inviarono dei messi con la scítala, in cui secondo il loro costume era scritto che se non fosse tornato in patria, lo avrebbero condannato a morte. Sconvolto da questo messaggio, sperando ancora di essere in grado, con il denaro ed il potere, di scongiurare il pericolo incombente, tornò in patria. Appena arrivato, fu dagli èfori messo nelle pubbliche prigioni: secondo le loro leggi infatti qualsivoglia èforo può fare questo ad un re. Da qui tuttavia uscì, ma non per questo venne meno il sospetto: rimaneva infatti la convinzione che se la intendesse col re.
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