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1  Assistenza Scolastica / LETTERATURA / Re: URGENTISSIMO inserita:: Maggio 22, 2011, 08:52:32 pm
ciao, ti ho risposto qui:
http://www.skuola.it/forum/index.php/topic,3163.0.html
2  Assistenza Scolastica / TEMI SVOLTI / Re: URGENTISSIMO inserita:: Maggio 22, 2011, 08:52:00 pm
ciao eccola qui

È questa una poesia di guerra, forse la più nota, scritta sul Carso: il poeta ha fatto il bagno nell’Isonzo, e questo fiume gli riporta il ricordo di altri fiumi, legati a momenti altrettanto importanti della sua vita: il Serchio, il Nilo e la Senna. Il Serchio rappresenta le radici della sua esistenza, è il fiume al quale i suoi avi hanno attinto acqua per secoli, e quindi gli permette di gettare un ponte tra il presente e un passato lontano, addirittura prenatale; il Nilo gli ricorda la fanciullezza; alla Senna è legato il primo contatto con la cultura e la storia; l’Isonzo rappresenta l’esperienza della guerra.
Forma metrica: nel 1931 usciva la raccolta “L’Allegria” dove si trovano le poesie della prima sperimentazione formale di Ungaretti, nelle quali la scomposizione del verso tende a mettere in evidenza il valore della parola e la sua carica di significati e di suggestioni. C’è in questa raccolta anche una significativa presenza biografica: il poeta si racconta, presentando di volta in volta la sua condizione di “uomo di pena”, già con la consapevolezza che questa è in fondo la condizione comune a tutti gli uomini.
Questa poesia appartiene a “L’Allegria” e si compone di quindici strofe di vario numero di versi di diversa lunghezza, senza rima.
La lirica si apre e si chiude con la descrizione di un paesaggio notturno collocato, dal punto di vista temporale, nel presente. La prima strofa contiene tre elementi paesaggistici: l’albero mutilato, la dolina carsica e la luna. L’aggettivo mutilato umanizza l’albero e lo riconduce ai corpi di tanti uomini colpiti dalle granate. Le doline sono cavità tipiche del terreno carsico, dove si rifugiavano i soldati nella prima guerra mondiale, usandole come trincee. In una di esse si trova appunto il poeta. In questa dolina c’è una tristezza solitaria di un circo senza spettatori, quando le luci festose si sono spente e le cose rivelano il loro aspetto. Nelle urne, vasi di cristallo, vengono conservate le reliquie, i resti, ricordi dei santi e dei martiri, e le cose preziose in genere. Come una reliquia si sente il poeta nelle dolci acque dell’Isonzo che, scorrendo, lo lisciava come se fosse una pietra del suo greto. Dopo essersi alzato, il poeta cammina adagio, faticosamente come un acrobata, cioè un ginnasta del circo a causa del fondo pieno di sassi. Dopo aver fatto il bagno, raggiunge gli abiti impregnati di sudiciume fisico e morale della guerra e si siede accanto come un arabo al sole.
Qui nell’Isonzo il poeta si è riconosciuto in una parte piccolissima dell’universo. Il poeta è felice: sentirsi in armonia con il resto del mondo è per lui fonte di gioia. Sofferenza è invece sentirsi solo, incapace di entrare in comunicazione con gli altri. Ma le acque del fiume, simili a mani misteriose che lo guariscono dalle ferite del suo spirito inquieto regalano al poeta la felicità, così raramente provata, di comunicare, partecipare.
Poi passa in rassegna le epoche della sua vita ricordandosi i fiumi: primo fra tutti il Serchio, che scorre nella regione lucchese, dove sono nati i suoi genitori, ha irrigato le campagne dove vissero i suoi avi, gente campagnola. Poi viene il Nilo, che scorre in Egitto, dove il poeta nacque e crebbe e questo fiume lo vide inconsapevole del mondo, ignaro delle cose che lo avrebbero poi tormentato. Segue la Senna, che scorre a Parigi, lo vide immergersi nella caotica vita della grande capitale, vita convulsa e agitata, che però gli affinò lo spirito. Questi sono i fiumi ritrovati nelle acque dell’Isonzo, fiume che attraversa il Friuli. A ciascun fiume è legata la nostalgia del poeta.
Ora che è notte e il buio lo avvolge, la vita assomiglia a un cerchio (“corolla”) di buio e silenzio.
3  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: Clemenza e severità inserita:: Maggio 22, 2011, 04:30:05 pm
Ciao ecco qui la traduzione che hai richiesto, buona giornata!

Nec vero audiendi qui graviter inimicis irascendum putabunt idque magnanimi et fortis viri esse censebunt; nihil enim laudabilius nihil magno et praeclaro viro dignius placabilitate atque clementia. In liberis vero populis et in iuris aequabilitate exercenda etiam est facilitas et altitudo animi quae dicitur ne si irascamur aut intempestive accedentibus aut impudenter rogantibus in morositatem inutilem et odiosam incidamus et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia ut adhibeatur rei publicae causa severitas sine qua administrari civitas non potest. omnis autem et animadversio et castigatio contumelia vacare debet neque ad eius qui punitur aliquem aut verbis castigat sed ad rei publicae utilitatem referri.
Cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit et ne isdem de causis alii plectantur alii ne appellentur quidem. prohibenda autem maxime est ira puniendo; numquam enim iratus qui accedet ad poenam mediocritatem illam tenebit quae est inter nimium et parum quae placet Peripateticis et recte placet modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam. Illa vero omnibus in rebus repudianda est optandumque ut ii qui praesunt rei publicae legum similes sint quae ad puniendum non iracundia sed aequitate ducuntur.


Non bisogna dare ascolto a coloro i quali credono che dobbiamo adirarci fieramente coi nostri nemici e anzi vedono appunto nell'adirarsi il carattere distintivo dell'uomo magnanimo e forte: no la virtù più bella la virtù più degna di un uomo grande e nobile è la mitezza e la clemenza. Negli Stati liberi ove regna l'eguaglianza del diritto bisogna anche dare prova di una certa arrendevolezza e di quella che è solita chiamarsi padronanza di sé per non incorrere nella taccia di inutile e odiosa scontrosità se ci accada di adirarci con ímportuni visitatori o con sfrontati sollecitatori. E tuttavia la mite e mansueta clemenza merita lode solo a patto che per il bene superiore dello Stato si adoperi anche la severità senza la qualenessun governo è possibile. Ogni punizione e ogni rimprovero però devono essere privi di offesa e mirare non alla soddisfazione di colui che punisce o rimprovera ma solo al vantaggio dello Stato.
Bisogna anche badare che la pena non sia maggiore della colpa e non avvenga che per le medesime ragioni alcuni siano duramente colpiti altri neppure richiamati al dovere. Soprattutto è da evitare la collera nell'atto stesso del punire: chi si accinge al castigo in preda alla collera non terrà mai quella giusta via di mezzo che corre fra il troppo e il poco via che piace tanto ai Peripatetici e piace a ragione solo che poi non dovrebbero lodare l'ira dicendo che essa è un utile dono della natura. No l'ira è da tenere lontana in tutte le cose e bisogna far voti che i reggitori dello Stato assomiglino alle leggi le quali sono spinte a punire non per impeto d'ira ma per dovere di giustizia.
4  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: integrità e modestia di catone inserita:: Maggio 12, 2011, 12:06:16 pm
Ciao, ecco il brano che ci hai richiesto! Alla prossima.

Cato maior, cum quaestor esset, in insulam Cyprum missus est. Ad Colligendam pecuniam Ptolemaei, Aegyptorum regis. A quo populus et senatus romanus haeredes instituti erant. Quam rem integerrima fide et summa sagacitate administravit. Summa redacta est ex ea haereditate multo maior quam sperari potuit. Fere septem milia talentorum et ingentissimos thesauros in navibus honerariis imposuit ut in italiam deportaret. Ut autem naufragi pericula vitaret tali consilio usus est: singulis basis in quibus pecunia inclusa erat, alligavit longo funiculo corticem suberis ut, si forte navigium procella vel aliquo casu in corsu submersum esset, cortex supernatans indicaret locum amissae pecuniae. Cum ergo romam redisset integrum thesaurum referens senatus et tota ferme civitas effusa est obviam advenienti, neque erat res triupho ab similis. Gratiae actae sunt catoni a senatu et a plebe eique praetura data est et ius spectandi ludos cum praetexta. Quem honorem ille recusavit, adfirmans inicuum esse sibi decerni honorem, qui nulli alii unquam tributus esset.

All'epoca in cui era questore, Catone il Censore [lett. maior, maggiore] fu inviato nell'isola di Cipro a recuperare il tesoro [pecuniam] di Tolomeo, re d'Egitto, dal quale (re) il senato e il popolo di Roma erano stati nominati eredi. (Catone) sbrigò quella mansione [rem] mostrando ineccepibile onestà e competenza. La somma che si ricavò da quella eredità si rivelò maggiore di quanto si potesse sperare: (Catone) fece imbarcare sulle navi tesoriere, alla volta dell'Italia, pressappoco 7mila talenti e una gran quantità di oggetti di valore [thesauros].Inoltre, per scongiurare i danni [pericula] di un (eventuale) naufragio, (Catone) ricorse al seguente espediente: con una lunga corda, legò ad ogni vaso [suppongo "vasis"] in cui era stato riposto il tesoro, della corteccia di sughero, tal che - se per un malaugurato caso [forte] la nave fosse affondata, durante il tragitto, [in corsu] a causa di una tempesta o di qualche (altro) accidente, la corteccia, salendo a galla, avrebbe indicato il punto esatto [locum] in cui il tesoro era affondato. Il giorno in cui (Catone) tornò Roma, portando il tesoro intatto, il Senato e praticamente l'intera popolazione gli si fece incontro, accogliendolo con un trionfo senza pari. Dal Senato e dal popolo gli furono porti ringraziamenti ufficiali, gli fu conferita la pretura e il diritto di assistere ai giochi con indosso la pretesta. Ma (Catone) declinò tale onore, affermando che non era cosa giusta [suppongo "iniquum"] fregiarsi di un onore ma (prima d'allora) tributato ad alcuno.
5  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: versione inserita:: Maggio 02, 2011, 08:36:16 pm
ciao, serve almeno inizio e fine della versione, altrimenti non possiamo aiutarti
6  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: gara di generosità fra due centurioni rivali inserita:: Maggio 01, 2011, 02:01:41 pm
Ciao, ecco la traduzione che ci hai richiesto! Alla prossima! Occhiolino

Erant in eadem legione duo centuriones,Titus Pullo et Lucio Vorenus,fortissimi viri, qui virtute ceteros longe superabant.HI perpetuas inter se controversias habebant,uter alteri virtute gloriaque anteferretur.Cum hostes Romanorum castra obsiderent,Pullo,ut alterum provacaret:"Quid dubitas,-inquit-Vorene?Aut aliam occasionem exspectas ut tuam virtutem probes?Hic dies de nostris controversiis iudicabit".Haec cum dixisset,processit prior extra castra et in eam partem ubi plerique hostes erant,irrupit.Nec alter centurio in castris intra vallum se conuit sed,omnium existimationem timens,eum subsecutus(seguì).Mediocri spatio relicto, Pullo pilum in hostes immisit atque unum ex multitudine procurrentem traiecit.Tum vero universi hostes in illum impetum fecerunt atque tela coniecerunt.Vorenus,cum inimicum in magno periculo vidisset,veteres controversias neglegens,ei succurrit.Hostium multitudo ad hunc confestim se convertit.Vorenus gladio comminus(avv.) pugnavit atque uno interfecto reliquos paulum propellit,se,dum cupidius instat,humi concidit.Ei circumvento ab hostibus Pullo subsidium tulit atque uterque incolumis,compluribus interfectis,summa cum laude in castra recepit.Itaque alter alteri auxilio salutique fuit neque iudicari potuit uter potior virtute esset.

In quella legione militavano due centurioni di grande valore, T. Pullone e L. Voreno, che stavano raggiungendo i gradi più alti. I due erano in costante antagonismo su chi doveva esser anteposto all'altro e ogni anno gareggiavano per la promozione, con rivalità accanita. Mentre si combatteva aspramente nei pressi delle nostre difese, Pullone disse: "Esiti, Voreno? Che grado ti aspetti a ricompensa del tuo valore? Ecco il giorno che deciderà le nostre controversie!" Ciò detto, scavalca le difese e si getta contro lo schieramento nemico dove sembrava più fitto. Neppure Voreno, allora, resta entro il vallo, ma, temendo il giudizio di tutti, segue Pullone. A poca distanza dai nemici, questi scaglia il giavellotto contro di loro e ne colpisce uno, che correva in testa a tutti; i compagni lo soccorrono, caduto e morente, proteggendolo con gli scudi, mentre tutti insieme lanciano dardi contro Pullone, impedendogli di avanzare. Anzi, il suo scudo viene passato da parte a parte e un veruto gli si pianta nel balteo, spostandogli il fodero della spada: così, mentre cerca di sguainarla con la destra, perde tempo e, nell'intralcio in cui si trova, viene circondato. Subito il suo rivale Voreno si precipita e lo soccorre in quel difficile frangente. Su di lui convergono subito tutti i nemici, trascurando Pullone: lo credono trafitto dal veruto. Voreno combatte con la spada, corpo a corpo, uccide un avversario e costringe gli altri a retrocedere leggermente, ma, trasportato dalla foga, cade a capofitto in un fosso. Viene circondato a sua volta e trova sostegno in Pullone: tutti e due, incolumi, si riparano entro le nostre difese, dopo aver ucciso molti nemici ed essersi procurati grande onore. Così la Fortuna, in questa loro sfida e contesa, dispose di essi in modo che ognuno recasse all'antagonista aiuto e salvezza e che non fosse possibile giudicare a quale dei due, per valore, toccasse il premio per il valore.
7  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: il leone e la lepre inserita:: Aprile 26, 2011, 08:02:46 pm
ciao, ecco la traduzione che ci hai richiesto

Vetus leo, omnium proximarum regionum rex, viride antrum in rupibus montis habebat. Olim leo filium, regni heredem, convocavit et imperavit ut omnes provincias peragraret. Veteris leonis filius prudentem et fidelem comitem quaesivit: elegit lepórem, animai debile et imbelle, sed velox.
Lepus iuvenem leonem per omnes regni partes duxit, ubi omnia animalia silvestria vel campestria vel volucria futurum dominum salutabant.
Lepus et leo agros peragrant, suavi florum odore iucundos, et siluri ingentibus arboribus mirabiles. Sed sol ardentibus radiis terram, homines, animalia omnia urit; iter difficile propter nimium solis calorem est. Lepus, currere assuetus, celeri pede et alacri animo festinat et comitem iam lassitudine gravem incitar, sed frustra. Leo, acri dolore pedum afflictus, sub arboris umbra quiescit. Lepus ridet: «Iter tam breve, inquit, tam Ilari regis nobilem filium fatigat». Ad eum leo: «Leones indolem audacem fortemque habent: iis pedes leves et veloces parum utiles sunt».

Un vecchio leone, re di tutte le regioni vicine, aveva una verde caverna sui dirupi di un monte. Una volta il leone chiamò il figlio, erede del regno, ed ordinò che percorresse tutte le province. Il figlio del vecchio leone cercò un compagno prudente e fedele; scelse una lepre, animale debole e pacifico, ma veloce. La lepre condusse il giovane leone per tutte le parti del regno, dove tutti gli animali del bosco o campestri o celesti salutavano il futuro segnore.
La lepre ed il leone percorrono i campi, felici per il soave odore dei fiori, ed ammirando i pini dalle grandi fronde. Ma il sole brucia con i raggi ardenti la terra, gli uomini e tutti gli animali; il cammino è difficile per l'eccessivo calore del sole. La lepre, abituata a correre, si affretta con piede veloce ed animo alacre ed incita il compagno ormai appesantito dalla stanchezza, ma invano. Il leone, afflitto da un gran dolore di piedi, si riposa all'ombra di un albero. La lepre ride: "Tanto il cammino è breve - disse - tanto affatica il nobile figlio di un ilare re". A lui il leone: " I leoni hanno l'indole audace e forte: hanno piedi leggeri e veloci poco utili".
8  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: versione latino cicerone inserita:: Aprile 21, 2011, 01:49:54 pm
mi dispiace ma non abbiamo questa versione in archivio
9  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: la forza di ercole inserita:: Aprile 13, 2011, 05:13:10 pm
Ciao e benvenuta. ecco la traduzione che hai richiesto.

La forza di Ercole.
Hercules, Alcmenae et Iovis filius, miram vim habuit. Cum puer adhuc in cunis erat, Iuno colubros in eum misit, sed puer tumida colla strinxit et eos suffocavit. Cum Hercules adolevit, horrenda monstra, qua totius Graeciae incolas terrebant, necavit. In antro Amphrisio leonem Nemaeum clava stravit; aprum Erymantheum in Phrygia occidit; cervum velocem in Arcadiam comprehendit et vivum ad regem Eurystheum adduxit; hydrae Lernaeae capita aut igne elisit, aut gladio abscidit; aves Stymphalicae paludis, segetibus infensas, sagittis necavit. Centauros et Amazonas fugavit; deinde ex horto Hesperidum aurea mala subduxit. Sed funestum fuit Herculis fatum: nam Deianira uxor, nefario consilio centauri Nessi, inscia tunicam veneno illitam (intrisa) viro misit. Statim virus mortiferum per venas manavit et membra viri occupavit. Post eius mortem Graeci Herculem in deorum numero posuerunt.

ercole, figlio di Lacmena e di Giove, ebbe una mirabile forza. quando era ancora un fanciullo, giunone gli mandò 2 serpenti, ma il fanciullo strinse i tumidi colli e li soffocò. quando ercole crebbe uccise orrendi mostri che terrorizzavano gli abitanti di tutta la grecia. Nell'antro Amprisio uccise con la clava il leone nemeo. Uccise il (aprum Erymantheum) in Frigia. catturò un cervo veloce in arcadia e lo condusse vivo dal re euristeo. bruciò col fuoco o taglio con la spada le teste dell'idra di lerna. uccise con le frecce gli uccelli della palude stinfalica, nemici (segetibus). mise in fuga le ammazoni e i centauri. in seguito ritirò l'aria malvagia dall'orto delle esperidi. ma il destino di ercole fu funesto: infatti la moglie deienira ignara, sotto consiglio del centauro nesso, mise all'uomo una tunica intrisa col veleno. Subito il veleno mortale si diffuse per le vene e occupò le membra dell'uomo. dopo la sua morte i greci posero ercole nel numero degli dei.
10  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: Versione Aiuto! inserita:: Aprile 11, 2011, 09:36:28 pm
ciao eccola

Deposita prouinciae spe pontificatum maximum petit non sine profusissima largitione; in qua reputans magnitudinem aeris alieni, cum mane ad comitia descenderet, praedixisse matri osculanti fertur domum se nisi pontificem non reuersurum. atque ita potentissimos duos competitores multumque et aetate et dignitate antecedentes superauit, ut plura ipse in eorum tribubus suffragia quam uterque in omnibus tulerit.
Praetor creatus, detecta coniuratione Catilinae senatuque uniuerso in socios facinoris ultimam statuente poenam, solus municipatim diuidendos custodiendosque publicatis bonis censuit. quin et tantum metum iniecit asperiora suadentibus, identidem ostentans quanta eos in posterum a plebe Romana maneret inuidia, ut Decimum Silanum consulem designatum non piguerit sententiam suam, quia mutare turpe erat, interpretatione lenire, uelut grauius atque ipse sensisset exceptam. obtinuisset adeo transductis iam ad se pluribus et in his Cicerone consulis fratre, nisi labantem ordinem confirmasset M. Catonis oratio.

Deposta la speranza di avere il comando di una provincia, si diede da fare per ottenere la dignità di pontefice massimo, naturalmente con grandi elargizioni di denaro. Così, pensando all'enormità dei suoi debiti, sembra che, avviandosi alle elezioni, abbia detto alla madre che lo abbracciava: "Non tornerò a casa se non con la carica di pontefice." In tal modo battè due competitori assai potenti, che lo superavano sia per età, sia per dignità, anzi ottenne più suffragi nelle loro tribù che quei due in tutte le altre messe insieme.
Era pretore quando venne scoperta la congiura di Catilina e mentre compatto il Senato decretava la pena di morte per i congiurati, lui solo sostenne che si doveva imprigionarli separatamente nelle città municipali e confiscare i loro averi. A furia di mostrare che il popolo romano avrebbe in seguito provato invidia per loro, gettò un tal panico tra i fautori della severità ad oltranza, che il console designato Decimo Silano non si vergognò di dare un'interpretazione più addolcita della sua sentenza, proprio perchè sarebbe stato vergognoso cambiarla. Disse che era stata presa in un senso più rigoroso di quanto egli stesso intendesse. Cesare avrebbe ottenuto lo scopo perchè erano già passati dalla sua parte moltissimi senatori, tra i quali anche Cicerone, il fratello del console, ma il discorso di M. Catone convinse finalmente il Senato indeciso.
11  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: A Pompeo la guerra contro Mitridate inserita:: Aprile 11, 2011, 04:18:53 pm
ciao, spero di essere ancora in tempo

Latino:
Equitibus Romanis, honestissimis viris, adferuntur ex Asia cotidie litterae, quorum magnae res aguntur in vestris vectigalibus exercendis occupatae: qui ad me, pro necessitudine quae mihi est cum illo ordine, causam rei publicae periculaque rerum suarum detulerunt: Bithyniae, quae nunc vestra provincia est, vicos exustos esse compluris; regnum Ariobarzanis, quod finitimum est vestris vectigalibus, totum esse in hostium potestate; L. Lucullum, magnis rebus gestis, ab eo bello discedere; huic qui successerit non satis esse paratum ad tantum bellum administrandum; unum ab omnibus sociis et civibus ad id bellum imperatorem deposci atque expeti, eundem hunc unum ab hostibus metui, praeterea neminem.

Italiano
Ogni giorno pervengono lettere dall'Asia ai cavalieri romani, persone rispettabilissime, che hanno impegnato ingenti capitali nell'appalto dei tributi statali. Essi, in virtù dei legami che mi uniscono al loro ordine, mi hanno affidato gli interessi dello Stato e delle loro fortune in pericolo. In quelle lettere si dice che sono stati dati alle fiamme parecchi villaggi della Bitinia, attualmente provincia romana; che il regno di Ariobarzane, confinante con i territori a voi tributari, è interamente in potere dei nemici; che Lucio Lucullo, dopo aver compiuto grandi imprese, lascia il comando delle operazioni, ed il suo successore non è sufficientemente preparato a dirigere una simile guerra; che tutti gli alleati ed i cittadini richiedono insistentemente un solo uomo al comando dell'impresa, e questo uomo, e soltanto lui, è temuto dai nemici.
12  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: L'affettuoso ricordo del padre e la vera nobiltà (Sermones - liber 1- satira 6) inserita:: Aprile 06, 2011, 08:12:54 pm
ciao ecco qui la traduzione:

Latino

atqui si vitiis mediocribus ac mea paucis           65

mendosa est natura, alioqui recta, velut si
egregio inspersos reprendas corpore naevos,
si neque avaritiam neque sordes nec mala lustra
obiciet vere quisquam mihi, purus et insons,
ut me collaudem, si et vivo carus amicis,            70

causa fuit pater his; qui macro pauper agello
noluit in Flavi ludum me mittere, magni
quo pueri magnis e centurionibus orti
laevo suspensi loculos tabulamque lacerto
ibant octonos referentes idibus aeris,                 75

sed puerum est ausus Romam portare docendum
artis quas doceat quivis eques atque senator
semet prognatos . vestem servosque sequentis,
in magno ut populo, siqui vidisset, avita
ex re praeberi sumptus mihi crederet illos . 

Italiano

Eppure se la mia indole, per il resto retta,
è intaccata solo da pochi
e trascurabili difetti,
come nèi che tu biasimassi in un corpo perfetto;
se nessuno in buona fede può rinfacciarmi
avidità, sordidezza o pratica di bordelli;
se io vivo, tanto da darmi lode,
immune da colpe e caro agli amici;
di tutto questo ha merito mio padre,
che, pur con le magre risorse
di un piccolo podere,
non solo non volle mandarmi alla scuola di Flavio,
che frequentavano,
con borse e taccuini sotto il braccio,
i figli illustri dei piú illustri centurioni,
pagando otto assi alle Idi d'ogni mese,
ma ebbe il coraggio di portarmi a Roma,
poco piú che fanciullo,
per farmi impartire quell'istruzione,
che cavalieri e senatori
fanno impartire ai propri figli .
Chi avesse osservato i vestiti
e gli schiavi al mio séguito,
come usa nelle grandi città,
avrebbe creduto che un patrimonio avito
mi permettesse quelle spese .

Per quanto riguarda l'analisi, mi dispiace ma non possiamo aiutarti
13  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: finalmente catilina ha lasciato roma inserita:: Aprile 05, 2011, 11:57:44 pm
ciao, spero che non ti serva per domani, hai fatto la richiesta un pò tardi...ho fatto una traduzione abbastanza libera e veloce.

Tandem aliquando, Quirites, L. Catilinam furentem audacia, scelus anhelantem, pestem patriae nefarie molientem, vobis atque huic urbi ferro flammaque minitantem ex urbe vel eiecimus vel emisimus vel ipsum egredientem verbis prosecuti sumus. Abiit, excessit, evasit, erupit. Nulla iam pernicies a monstro illo atque prodigio moenibus ipsis intra moenia comparabitur. Atque hunc quidem unum huius belli domestici ducem sine controversia vicimus. Non enim iam inter latera nostra sica illa versabitur, non in campo, non in foro, non in curia, non denique intra domesticos parietes pertimescemus. Loco ille motus est, cum est ex urbe depulsus. Palam iam cum hoste nullo inpediente bellum iustum geremus. Sine dubio perdidimus hominem magnificeque vicimus, cum illum ex occultis insidiis in apertum latrocinium coniecimus.

Finalmente, Quiriti, Lucio Catilina, pazzo nella sua audacia, ansante nel suo crimine, empiamente teso a ordire la rovina della patria, a minacciare col ferro e col fuoco voi e questa città, lo abbiamo cacciato da Roma, o, se volete, lo abbiamo lasciato partire, o, meglio ancora, lo abbiamo accompagnato alla partenza con i nostri saluti. È andato, partito, fuggito, sparito. Quell'essere spaventoso non provocherà più alcuna catastrofe dentro le mura contro le stesse mura! Lui, il solo capo della guerra civile, lo abbiamo vinto: non ci sono dubbi. Il suo pugnale non ci insidierà più al fianco. Nel Campo Marzio, nel Foro, nella Curia, tra le pareti domestiche non saremo più in preda al terrore. Cacciandolo dalla città, gli abbiamo fatto perdere la sua posizione. Apertamente, ormai, combatteremo contro il nemico una guerra regolare: nessuno ce lo impedirà. È indiscutibile che lo abbiamo annientato con una vittoria strepitosa, costringendolo a uscire da trame occulte e a portare allo scoperto la sua azione di bandito.
14  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: versione Il supplizio di Tantalo, urgentissima!!! inserita:: Aprile 05, 2011, 05:58:00 pm
ciao, ecco qui, l'avevamo in archivio, mancano solo alcune parole, che non sono presenti nel nostro brano

Tantalus, Lydorum rex, clarus inter homines ob magnas divitias erat et diis deabusquecarus. Ideo Iuppiter saepe Tantalum in Olympum vocabat atque ad Superorum epulas admittebat. Sed Tantalus in caelo Iovis deorumque sermones audiebat et in terra eorum consilia hominibus declarabat; praeterea olim nectaris et ambrosiae divinae furtum fecit ("fece"). Tum Iuppiter iratus:"Ob tanta facinora - inquit ("disse") - Tantalus ex Olympo pelletur atque in Inferis saeva poena punietur. In palude Stygia continenter stabit, sed siti ardebit; nam si os ad aquam admovebit, aqua statim recedet; rami cum multis ac iucindis pomis ante eius o****s pendebunt sed, si Tantalus brachium sublevabit, ventus arboris ramos ad caelum extollet. Ideo in palude Tantalus famis sitisque supplicio semper excruciabitur; praeterea saxum immensum semper super eius caput impendebit".

Tantalo, re dei lidi, era famoso tra gli uomini per le grandi ricchezze ed era caro agli dei e alle dee. Così Giove spesso chiamava Tantalo in olimpo e lo ammetteva ai pranzi sacri. Ma Tantalo ascoltava i discorsi in cielo di Giove e degli dei e raccontava in terra agli uomini i loro piani, inoltre una volta rubò il nettare e l'ambrosia divina. Allora Giove irato: per i tanti scempi, disse, Tantalo è cacciato dall'olimpo e è punito con una crudele pena negli inferi. Nella palude stigia starà costantemente ma arderà di sete, infatti se avvicinerà la bocca all'acqua, l'acqua subito recederà, i rami con molti e buoni frutti penderanno davanti ai suoi occhi ma, se Tantalo alzerà le braccia, il vento alzerà al cielo i rami dell'albero. Così nella palude Tantalo sarà crucciato sempre dal supplizio della fame e della sete, inoltre penderà sempre sulla sua testa un grande sasso.
15  Assistenza Scolastica / LATINO / Re: Urgente versione di Cornelio Nepote inserita:: Aprile 05, 2011, 11:11:32 am
mi dispiace ma non abbiamo questo brano tradotto :/
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