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Autore Discussione: il cavallo e il cinghiale  (Letto 3551 volte)
latinofobia
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« inserita:: Gennaio 27, 2009, 07:01:35 pm »

Inizio: equus in vado bibit. venit saevus
Fine: quae saepe ruinae causa est
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« Risposta #1 inserita:: Gennaio 27, 2009, 09:18:03 pm »

vedi se è questa, casomai la adegui alla tua versione...

Equus in vado bibit. Venit aper: in vadum intrat aquamque agitat. Equus stomachosus cum apro litigat, sed frustra: aquam nimia insolentia aper turbat. Tum equus iratus vicinae villae domini auxilium petit; virum in dorso levat et contra inimicum portat. Aprum vir telis necat, in equi dorso ponit et dicit:« Laetus sum quod auxilium meum petebas; miram praedam nunc habeo et servum ad meam villam idoneum &raguo. Frenis autem et habenis equum alligat. Tum maestus equus dicit: « Parvam vindictam stultum cupiebam et petebam: vir non solum apri, sed etiam vitae meae erit dominus; posthac non liber, sed servus semper ero ». Fabula Aesopus iracundos monet: immodica ira insaniam gignit, insania saepe exitii est causa.

TRADUZIONE
Il cavallo beve nel guado. Viene un cinghiale: entra nel guado e agita l' acqua. Il cavallo collerico litiga con il cinghiale, ma invano: la troppa insolenza del cinghiale turba l'acqua. Allora il cavallo irato chiede l'aiuto del padrone della vicina fattoria; solleva l' uomo sul dorso e lo trasporta contro il nemico. L' uomo uccide il cinghiale con le frecce, lo pone sul dorso del cavallo e dice: « Sono contento che tu abbia chiesto il mio aiuto; adesso ho una preda meravigliosa e un servo adatto per la mia fattoria ». Poi lega il cavallo con le briglie. Allora il triste cavallo dice: « Desideravo e chiedevo una piccola vendetta: l' uomo non solo del cinghiale ma anche della mia vita sarà padrone; d'ora in poi non libero ma sarò sempre servo ». La favola di Esopo ammonisce gli iracondi: l'ira eccessiva genera la follia, e la follia è spesso causa di rovina.
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