Goya

(Fuendetodos, Aragona, 1746 - Bordeaux, 1828)

Fu in un primo momento allievo di Josè Luzan y Martinez, artista che aveva studiato a lungo in Italia con cui rimase per cinque anni distinguendosi, oltre che per la sua abilità pittorica, per le sue doti musicali e per la sua vita avventurosa. Continuò questa esistenza agitata anche durante il soggiorno successivo a Madrid, nel quale si provò anche come torero. Fu poi, dal 1769, a Roma, dove rimase colpito dalla magnificienza dei vecchi ruderi e dalla esaltazione barocca dei costumi e degli atteggiamenti; si dedicò anche allo studio dei maestri italiani, ma nel 1772 dovette rientrare in patria in quanto ricercato dalla polizia per un rapimento. Qui iniziò a studiare seriamente, soprattutto dopo il matrimonio con Josefa Bayeu; si dedicò in questo periodo soprattutto al ritratto (celebri quelli della moglie e del cognato), all'incisione con la splendida serie dei Cavalli di Velazquez, ai cartoni per arazzi. Soprattutto questi ultimi lavori, per la fresca riproduzione dei costumi del suo popolo, gli fecero ottenere larga fama. La sua produzione aumentò continuamente, fantasia e tecnica eccellente soccorrono questo grande artista che per la profondità del colore, la vivacità del disegno, la schematica incisività dei tratti e dei caratteri è il più grande precursore della pittura moderna. La sua attività divenne ancora più intensa col riconoscimento ufficiale della sua valentia. Nominato presidente dell'accademia di S. Fernando, eseguì i ritratti del re, della regina, dei cortigiani, della sua amante, la duchessa d'Alba (la Maya vestita e la Maya desnuda). Fu soprattutto efficace interprete dei tempi duri dell'invasione napoleonica nelle incisioni dei Capricci, dei Disastri della guerra, nella Tauromachia, nei Proverbi e nello stupendo tragico dipinto Il due maggio 1808. Con la restaurazione non volle tornare a corte, ma preferì - dopo un soggiorno nella sua villa sul Manzanarre, decorata da diabolici affreschi - ritirarsi a Bordeaux con l'amica Léocadie Weiss, e là trascorrere, in solitudine, gli ultimi anni della sua vita.

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