Euripide - Medea


Primo episodio
vv. 214-240

Medea: Donne di Corinto, sono uscita da casa perché non mi rimproveriate di qualcosa; so infatti che molti uomini sono superbi, sia (lontani) dagli occhi sia (visibili) all´esterno; altri invece per il passo tranquillo si procurano cattiva fama e noncuranza. La giustizia infatti non è negli occhi dei mortali, se chiunque, prima di aver conosciuto chiaramente il cuore di un uomo, lo guarda con odio, senza aver avuto alcun torto. Bisogna che un ospite si adegui molto a una città: né approvo un cittadino che, essendo orgoglioso, è aspro con i concittadini per stoltezza. Essendomi accaduto questo evento inatteso mi ha distrutto l´anima; me ne vado e avendo lasciato (ogni) gioia di vita desidero morire, amiche. Infatti il mio sposo, in cui per me era tutto, lo so bene, è risultato il peggiore degli uomini. Fra tutti quanti sono animati e hanno un´intelligenza noi donne siamo la specie più sventurata; (le quali) per prima cosa dobbiamo comprare un marito a caro prezzo e prenderci un padrone del (nostro) corpo; questo male è ancora più grande dell´(altro) male. E in questo c´è un rischio grandissimo: prendere (un marito) cattivo o uno buono. Infatti non ci sono separazioni onorevoli per (noi) donne, né è possibile ripudiare lo sposo. Giunta tra costumi e leggi nuove la donna deve essere un´indovina (per sapere), non sapendolo da casa, con quale compagno dovrà trattare al meglio.