Vera storia


Libro1
5 - Verso l´ignoto

Una volta essendo partito dalle colonne d´Ercole ed avendo spinto la nave verso l´oceano occidentale con vento favorevole compivo la navigazione. Il motivo e il pretesto del viaggio erano la curiosità della mente, il desiderio di fatti insoliti, il voler apprendere quale fosse il termine dell´oceano e quali gli uomini che vivevano al di là. Per questo appunto caricai moltissimi alimenti, caricai anche acqua sufficiente, mi procurai cinquanta compagni che avevano la mia stessa intenzione, predisposi una grande quantità di attrezzi navali e presi il miglior timoniere avendolo convinto con una grande ricompensa e rafforzai la nave - era infatti leggera- come per una grande e dura navigazione.

6 - L´approdo

Navigando con vento favorevole un giorno e una notte mentre la terra era ancora in vista, ci dirigevamo (verso l´alto mare) assai tranquillamente, ma il giorno seguente insieme al sole che si levava il vento aumentava, le onde crescevano, l´oscurità sopraggiungeva e non era più possibile neppure ammainare la vela. Dunque affidatici e abbandonatici al vento, passammo la tempesta per settantanove giorni, all´improvviso l´ottantesimo giorno, mentre il sole splendeva, vedemmo non lontano un´isola grande e boscosa, circondata da un rumore di onde non impetuose; e infatti già il grosso della tempesta era cessato. Avvicinatici dunque e sbarcati, ci sdraiammo per lungo tempo per terra come avremmo fatto una volta usciti da una lunga tribolazione, poi alzatici decidemmo che trenta di noi rimanessero come guardiani della nave, che venti venissero con me per esplorare quelli che abitavano nell´isola.

9 - Tempesta procellosa

Avendo abbandonato quei (compagni) fuggimmo verso la nave, e allora avendo preso delle anfore e avendo in pari tempo attinto acqua e fatto provvista di vino dal fiume e avendo pernottato lì vicino sulla spiaggia, all´alba salpammo con vento molto violento. Verso mezzogiorno, non essendo più visibile l´isola, all´improvviso essendo sopraggiunto un uragano e avendo fatto girare la nave su se stessa e avendola sollevata in alto per circa tremila stadi, non la lasciò più cadere in mare ma sospesa su nell´aria, e il vento che si era abbattuto sulle vele gonfiandone la tela la portava avanti.

11 - Sulla luna

Essendoci sembrato opportuno, avendo deciso di avanzare ancora più oltre, essendoci imbattuti in quelli che sono da loro chiamati Ippogipi, fummo fatti prigionieri. Questi Ippogipi sono uomini che cavalcano grandi avvoltoi e che usano questi uccelli come cavalli; infatti gli avvoltoi sono grandi e per lo più hanno tre teste. La loro grandezza si potrebbe arguire di qui: hanno ciascuna delle ali più grande e grossa di un albero di una grande nave da carico. A questi Ippogipi dunque è stato ordinato che, volando intorno alla (loro) terra, se avessero trovato qualche forestiero, (lo) conducessero al re; e appunto avendoci sorpresi, ci condussero da lui. E quello avendoci osservati e avendo(lo) congetturato dal nostro aspetto e dal nostro modo di vestire, disse: "Voi dunque siete Greci, stranieri?". Avendo noi risposto di si, "Come dunque siete giunti, disse, avendo attraversato una così grande distesa (di aria)?". E noi gli raccontammo tutto; e lui cominciava a raccontare a noi quello che lo riguardava, che lui di nome Endimione era stato rapito ed una volta giuntovi era diventato re del paese; disse che quella era la terra che dal basso ci sembra la luna. Ma ci esortava ad aver coraggio e a non aver sospetto di nessun pericolo: ci sarebbero state preparate tutte quelle cose di cui avevamo bisogno.

22-23 - Le meraviglie della vita lunare

Le cose nuove e straordinarie che osservai nel frattempo trattenendomi sulla luna, le voglio narrare. Quando l´uomo diventa vecchio, non muore, ma dissolvendosi come fumo diventa aria. Il cibo è lo stesso per tutti: quando infatti accendono il fuoco, cuociono rane sui carboni; molti sono tra loro che volano nell´aria, mentre esse si arrostiscono, seduti intorno (al fuoco) divorano avidamente il fumo che svapora e banchettano. Si nutrono appunto di un cibo siffatto: usano poi come bevanda l´aria, spremuta in un bicchiere, che produce un liquido come rugiada. Se mai qualcuno è calvo e senza capelli, è stimato bello, (i Seleniti) provano persino ribrezzo delle persone chiomate. Al contrario sugli astri chiomati stimano belle le comete: infatti si trovano (sulla luna) alcuni forestieri che appunto parlavano di queste usanze. Eppure (i Seleniti) fanno crescere la barba un po´ sopra le ginocchia. E non hanno unghie ai piedi, ma tutti hanno un solo dito.

30 - Nel ventre di un mostro marino

E come toccammo l´acqua gioivamo meravigliosamente e ci rallegravamo e ci abbandonavamo a una gioia intensa per le circostanze presenti e, saltati in mare, nuotavamo: e infatti per caso c´era bonaccia e il mare era tranquillo. Sembra molte volte che il mutamento in meglio diventi principio di mali peggiori: e infatti noi navigando per due soli giorni col buon tempo, allo spuntare del terzo giorno verso oriente, vedemmo all´improvviso mostri marini e numerose balene e differenti, ma una, la più grande tra tutte, di circa mille e cinquecento stadi di grandezza, s´avanzava con la bocca spalancata e, sconvolgendo il mare per largo tratto innanzi a sÚ e inondandolo tutto intorno di bava e mostrando i denti, tutti aguzzi come spine e bianchi come d´avorio; noi dunque dopo esserci salutati e abbracciati a vicenda per l´ultima volta, aspettavamo; e quella ormai era vicina e avendoci assorbiti insieme con la nave, ci inghiottì; non fece in tempo a stritolarci con i suoi denti, ma attraverso le fauci la nave cadde giù nell´interno.

31 - Nell´interno del mostro

Quando poi fummo dentro, dapprima era buio e non vedevamo niente, poi avendo la balena aperto la bocca, vedemmo una cavità grande, estesa ovunque, alta, sufficiente a (contenere) una città di diecimila abitanti. Stavano nel mezzo pesci grandi e piccoli e molti altri animali stritolati, vele di navi e ancore, ossa di uomini e merci, nel mezzo c´erano terra e alture, mi sembrava, (formati) dal fango che (il mostro) ingoiava e si solidificava. Crescevano su quella (terra) un bosco e svariati alberi, ed erano spuntati ortaggi e rassomigliavano in tutto a quelli coltivati; il perimetro della terra era di duecentoquaranta stadi. Era possibile vedere anche uccelli marini, gabbiani e alcioni, che nidificavano sugli alberi.

Libro2
11 - La città degli spiriti beati

Questa città dunque (era) tutta d´oro, e la cingeva un muro di smeraldo. C´erano sette porte, tutte (fatte) d´un pezzo di legno di cannella tutt´intero; la pavimentazione della città e la terra che è dentro le mura erano d´avorio; i templi di tutti gli dei erano fatti in pietra di berillio, in essi i grandissimi altari monoliti (erano) d´ametista, sui quali facevano le ecatombi. Attorno alla città scorreva un fiume del più fine unguento, di cento cubiti regi in larghezza, di cinquanta in profondità, così che si poteva nuotare agevolmente. Presso di loro i bagni erano grandi edifici di cristallo, riscaldati con cannella che ardeva; al posto dell´acqua nelle tinozze c´era rugiada calda.

12 - La vita delle ombre

(I beati) usavano come veste sottili tele di ragno color porpora. Essi non avevano corpi, ma erano impalpabili e incorporei, e offrivano allo sguardo soltanto forma e apparenza, e pur essendo senza corpo, tuttavia avevano una consistenza, si muovevano, pensavano, emettevano voce, e in una parola sembrava che la loro anima, direi quasi nuda, si agirasse rivestita di qualche cosa che somigliava a un corpo; ad ogni modo se uno non l´avesse toccata, non avrebbe potuto provare che ciò che si vedeva non era corpo; infatti erano come ombre erette, non scure. Nessuno invecchiava, ma rimaneva nell´età in cui era (quando era) giunto. Presso di loro non c´era nÚ notte, nÚ il giorno del tutto luminoso: come (è) infatti il crepuscolo proprio verso l´alba, quando il sole non è ancora sorto, così la luce si posava sulla terra. Inoltre conoscevano una sola stagione dell´anno: presso di loro infatti era sempre primavera e un solo vento, lo zefiro, soffiava presso di loro.