Vite parallele -Pompeo-


79 - Morte di Pompeo

Salì avendo detto ai suoi queste ultime parole, e sebbene vi fosse un lungo tratto alla terra, dalla trireme, siccome non c´era nessun discorso amichevole da parte dei compagni di navigazione nei suoi confronti, rivolgendosi a Settimio, disse: "Forse non riconosco che tu sei stato mio compagno d´arme?" E quello acconsentì solo con un cenno del capo, non avendogli detto niente, né dimostrando un sentimento amichevole. Essendoci dunque di nuovo molto silenzio, Pompeo rilesse un discorso scritto da lui in lingua greca che aveva in un piccolo libro che si accingeva a pronunciare presso Tolomeo. Ma quando si avvicinarono alla terra, Cornelia con gli amici della trireme guardava con ansia crescente il futuro e giunse a rinfrancarsi vedendo molti dei cortigiani allo sbarco radunarsi come per onore e per un´accoglienza amichevole. In quel momento Settimio da dietro trapassò per primo con la spada Pompeo che si afferrava alla mano di Filippo, per alzarsi più facilmente, poi Salvio con quello, poi Achilla estrassero i pugnali. E quello tirandosi la toga sul volto con entrambe le mani, non dicendo né facendo niente di indegno di lui, ma sospirando soltanto, sopportò le ferite, avendo vissuto cinquantanove anni, morendo un giorno dopo il suo genetliaco.

80 - Onori funebri resi a Pompeo

E quelli quando videro dalle navi l´uccisione lanciando un grido di dolore fino alla terra fuggirono, avendo sollevato le ancore precipitosamente. E un vento forte recò aiuto a quelli che fuggivano verso il mare aperto, così che gli Egiziani che volevano inseguirli si ritirarono. Tagliarono la testa di Pompeo, avendo gettato il restante corpo nudo fuori dalla nave, lo lasciarono a coloro che erano desiderosi di tale spettacolo. Filippo restò presso di lui finché divennero sazi di guardarlo; poi avendo lavato il corpo col mare e avendolo avvolto con una sua piccola tunica, non avendo nient´altro, ma guardando la spiaggia, trovò i relitti di una piccola barca da pesca, fradici ormai, ma sufficienti a un morto nudo e neppure intero, per allestire una pira conveniente. Mentre Filippo raccoglieva quei rottami e li accatastava, essendosi avvicinato un uomo romano ormai vecchio, che da giovane aveva fatto le sue prime esperienze militari con Pompeo, disse: "Chi sei tu, uomo, che pensi di seppellire Pompeo Magno?". E avendo quello mostrato che ne era liberto, disse: "Ma non a te solo spetterà questo onore; considerando che anch´io ho avuto la fortuna di trovarmi presente a questo pietoso ufficio, ammettimi partecipe, affinché non mi rimproveri in tutto e per tutto il peregrinare, essendomi guadagnato in cambio di molte cose spiacevoli questa gioia almeno di poter toccare e comporre per la sepoltura con le mie mani il più grande generale dei Romani". Così furono fatte le esequie di Pompeo. [...] Non molto dopo Cesare, giunto in Egitto dove regnava grande costernazione per un sacrilegio così grande, voltò la faccia da colui che gli presentava la testa (di Pompeo) come se fosse un assassino, prendendo il sigillo di Pompeo, pianse: l´incisione era un leone armato di spada. Allora uccise Achilla e Potino; il re stesso sconfitto in battaglia sparì intorno al fiume. La vendetta di Cesare non riuscì a colpire il sofista Teodoto: fuggito dall´Egitto, vagò conducendo una vita di miseria ed essendo disprezzato; Marco Bruto, colui che avendo ucciso Cesare fu potente, avendolo trovato in Asia, lo condannò a ogni fine miseranda. Cornelia, avendo ricevuto i resti di Pompeo, se ne prese cura e li pose intorno ad Albano.