Anabasi - Libro 2



1


1 [In che modo venne raccolto per Ciro l´esercito greco al tempo in cui muoveva contro il fratello Artaserse, che cosa fece durante la marcia verso l´interno, come la battaglia ebbe luogo, come morì e in che modo i Greci ritornati al campo si riposarono, credendo di aver vinto su tutti i fronti e che Ciro fosse ancora vivo, è esposto nel racconto precedente.]
2 All´alba gli strateghi, riunitisi, si meravigliavano che Ciro non mandasse qualcuno a indicare il da farsi o che non venisse di persona. Decisero allora di preparare i bagagli, di armarsi e di muovere in avanti fino a ricongiungersi con Ciro. 3 Erano ormai sul piede di partenza, al levar del sole, quando giunse Procle, il governatore della Teutrania, discendente di Damarato il lacone, accompagnato da Glu, figlio di Tamo. Dicevano che Ciro era morto e che Arieo, fuggito, si trovava con gli altri barbari nel campo da cui erano partiti il giorno precedente. Arieo asseriva che per quel giorno li avrebbe aspettati, se la loro intenzione era di raggiungerlo, ma il giorno dopo sarebbe partito, aggiungeva, alla volta della Ionia da dove era venuto. 4 Appena appresero la notizia, gli strateghi e gli altri Greci caddero in un profondo sconforto. Clearco disse: \"Fosse ancora vivo Ciro. Ma ormai è morto, perciò riferite ad Arieo che noi abbiamo battuto il re e, come vedete, nessuno ci affronta in campo aperto; e se non fosse stato per la vostra venuta, avremmo puntato contro il re. Promettiamo ad Arieo che, se ci raggiunge, lo porteremo sul soglio regale: a chi vince la battaglia spetta il diritto di comandare\". 5 Detto ciò, rimanda indietro i messaggeri, accompagnati da Chirisofo il lacone e Menone il tessalo, per desiderio di Menone stesso, legato com´era ad Arieo da vincoli di amicizia e ospitalità.
6 Quelli andarono e Clearco restò ad aspettare. L´esercito si cibava come poteva con le bestie da soma, uccidendo buoi e asini. Quanto alla legna, bastava fare pochi passi, a partire dal campo dove si era svolta la battaglia: là c´erano molte frecce - i Greci avevano costretto i disertori del re a gettarle - nonché scudi di vimini e di legno, questi ultimi degli Egizi. C´era anche da portar via un gran numero di scudi di cuoio e carri vuoti. Servendosi di tutto ciò, bollirono la carne e mangiarono, per quel giorno.
7 Era ormai l´ora in cui il mercato è pieno di gente, quando arrivarono, da parte del re e di Tissaferne, alcuni araldi, tutti barbari, tranne uno, Falino, un greco che si trovava alle dipendenze di Tissaferne e godeva di grandi onori perché faceva mostra della sua competenza nella tattica e nell´uso delle armi. 8 Si fecero avanti e domandarono dei capi greci; quindi dissero che il re, forte della sua condizione di vincitore e dell´uccisione di Ciro, ingiungeva ai Greci di consegnare le armi e di recarsi alle sue porte, per trovare, non era escluso, clemenza. 9 Così si espressero gli araldi del re. I Greci li ascoltarono con irritazione; tuttavia Clearco disse qualcosa del genere: non spettava ai vincitori cedere le armi. \"Però\", aggiunse, \"sta a voi, o strateghi, fornire la risposta più bella e dignitosa. Io sarò sùbito di ritorno\". Lo aveva chiamato, infatti, un servo, per controllare le viscere estratte: stava compiendo un sacrificio.
10 Allora Cleanore l´arcade, il più anziano, rispose che sarebbe morto piuttosto che consegnare le armi. E Prosseno il tebano: \"O Falino, sono sorpreso e mi domando se il re ci chieda le armi in qualità di vincitore oppure come dono d´amicizia. Se pensa di essere il vincitore, che bisogno ha di chiederle? Perché non viene a prendersele? Se invece ci vuole persuadere, dica che cosa ne verrà ai soldati, se lo vorranno compiacere\". 11 A tali parole Falino ribatté: \"Il re ritiene sua la vittoria, perché ha ucciso Ciro. Chi è in grado di contendergli il regno? E considera anche voi in suo potere, perché vi tiene in pugno nel cuore del suo paese tra fiumi non guadabili e può scatenare contro di voi una tale moltitudine di uomini, che non potreste ucciderli neppure se ve ne desse licenza\". 12 Dopo di lui intervenne Teopompo l´ateniese: \"Falino, adesso, come vedi, tutto è perduto fuorché le armi e il valore. Finché abbiamo le armi, crediamo di poterci servire anche del valore; ma se le consegnamo, perderemo anche la vita. Togliti quindi dalla testa che vi consegneremo i soli beni che ci restano; anzi, con questi combatteremo anche per strapparvi i vostri\". 13 Nell´udire tali parole, Falino sorrise e disse: \"Sembri davvero un filosofo, ragazzino, e pronunci parole non prive di grazia. Ma sei un povero insensato, sappilo, se pensi che il vostro valore possa aver ragione della potenza del re\". 14 Altri, si dice, cominciavano a vacillare e a sostenere che, come erano stati fedeli a Ciro, così potevano ora diventare preziosi alleati del re, se chiedeva amicizia. Voleva servirsi di loro per qualche scopo o per una spedizione contro l´Egitto? Bene, potevano cooperare alla conquista.
15 In quel mentre, ritornò Clearco e domandò se avevano dato già la risposta. Falino di contro: \"Clearco, sostengono chi una cosa, chi un´altra. Dicci piuttosto che cosa ne pensi tu\". 16 L´altro rispose: \"Mi fa piacere averti visto, Falino, come fa pure piacere, credo, anche a tutti gli altri. Sei greco, come tutti noi che tu qui vedi. In un frangente simile chiediamo a te che fare, riguardo alla proposta di cui sei latore. 17 Al cospetto degli dèi, dacci il suggerimento che ritieni più bello e dignitoso e che ti recherà onore nel tempo a venire, ogni qual volta sarà menzionato: Falino un giorno, inviato dal re per intimare ai Greci la consegna delle armi, richiesto di un parere, consigliò così. Lo sai, in Grecia si parlerà del tuo suggerimento, è inevitabile\". 18 Clearco induceva sottilmente questi motivi, perché voleva che proprio l´uomo inviato come emissario dal re li consigliasse di non consegnare le armi, perché i Greci avessero buone speranze. 19 E invece Falino, elusivo, disse contro le sue aspettative: \"Se tra migliaia di speranze ne aveste una sola di salvarvi muovendo guerra al re, vi suggerirei di non cedere le armi; ma se non c´è nessuna speranza di salvezza contro l´ostilità del re, allora il mio consiglio è di salvarvi nell´unico modo che vi rimane\". 20 Clearco ribatté: \"La pensi così, allora! Va´ piuttosto a riferire al re la nostra ferma convinzione: se dobbiamo essere amici, saremo molto più degni del suo rispetto se terremo le nostre armi e non se le consegneremo ad altri; se poi sarà il caso di combattere, è meglio lottare con le armi piuttosto che averle cedute\". 21 Falino ancora: \"Riporterò le tue parole. Ma il re mi ha incaricato di comunicarvi che, finché rimanete qui, vi sarà garantita tregua; ma se vi muovete, per avanzare o ritirarvi, sarà guerra. Fateci sapere, al riguardo, se rimarrete e ci sarà tregua oppure se dovrò riferire guerra da parte vostra\". 22 Clearco disse: \"Comunica allora, su questo punto, che anche noi ci atteniamo alla proposta del re\". \"Che cosa significa?\", ribatté Falino. Clearco: \"Se rimaniamo, tregua; se ci ritiriamo o avanziamo, guerra\". 23 E l´altro incalzò: \"Annuncerò tregua o guerra?\". Clearco ripeté le stesse parole: \"Tregua, se rimaniamo; ma se ci ritiriamo o avanziamo, guerra\". Ma non rivelò che cosa intendesse fare.




2


1 Falino se ne andò con il suo séguito. Dal campo di Arieo erano rientrati Procle e Chirisofo. Menone era rimasto da Arieo. I due riferirono le parole di Arieo, secondo cui c´erano molti Persiani, più nobili di lui, che non avrebbero tollerato l´idea di un suo avvento al trono. \"Se intendete partire insieme a lui, invita a raggiungerlo durante la notte; in caso contrario domani all´alba dice che se ne andrà\". 2 Clearco rispose: \"Va bene, se andremo si farà come dite; altrimenti regolatevi pure come meglio credete\". Che cosa volesse fare, però, neppure a loro lo disse.
3 Dopo di che, ormai al calar del sole, convocò gli strateghi e i locaghi e si espresse nei termini seguenti: \"Mentre celebravo il sacrificio, o uomini, sull´ipotesi di marciare contro il re gli auspici non erano favorevoli. Ed era naturale che non lo fossero: ho saputo or ora che tra noi e il re scorre il Tigri, un fiume navigabile, ma non lo potremmo varcare senza imbarcazioni. E imbarcazioni non ne abbiamo. Né è possibile rimanere qui, perché non c´è modo di rifornirci di viveri. Gli auspici erano invece del tutto propizi in merito all´ipotesi di riunirci con gli amici di Ciro. 4 Bisogna dunque agire così: ritiriamoci e ceniamo, ciascuno con quel che ha; poi, quando il corno darà il segnale del riposo, preparate i bagagli; al secondo squillo, caricateli sulle bestie da soma; al terzo, accodatevi all´avanguardia, tenendo le bestie sul lato del fiume e gli opliti all´esterno\". 5 Allora gli strateghi e i locaghi si allontanarono e seguirono le indicazioni. E nei giorni successivi le cose non sarebbero cambiate: lui comandava e gli altri obbedivano. Non lo avevano eletto, ma in lui solo vedevano la tempra del vero capo, mentre gli altri erano privi di esperienza. 6 [La lunghezza della strada percorsa in totale da Efeso nella Ionia fino al campo di battaglia è novantatré tappe, cinquecentotrentacinque parasanghe, ossia sedicimilacinquanta stadi. Il campo di battaglia distava da Babilonia, dicevano, trecentosessanta stadi.]
7 Quando ormai erano scese le tenebre, Miltocite il trace, con i cavalieri al suo séguito - una quarantina - e con più o meno trecento fanti traci, da qui defezionò passando al re.
8 Clearco guidava gli altri secondo le direttive impartite, il resto dell´esercito lo seguiva. Giungono alla prima tappa, da Arieo e dalle sue truppe, verso mezzanotte. I soldati deposero le armi ma rimasero nei ranghi, mentre gli strateghi e i locaghi greci si riunirono con Arieo. I Greci e Arieo con i più influenti personaggi che erano con lui giurarono reciprocamente di non tradirsi e di rimanere alleati. I barbari promisero inoltre di guidarli senza inganni. 9 Così giurarono, dopo aver sgozzato un toro, un cinghiale e un montone su di uno scudo: i Greci vi immersero una spada, i barbari una lancia.
10 Una volta scambiati i pegni di fedeltà, Clearco disse: \"Su, Arieo, ora che ci attende un´impresa comune, esponi il tuo parere sulla direzione da tenere: seguiremo la via percorsa all´andata oppure hai in mente una strada migliore?\". 11 E lui rispose: \"Se ci incamminiamo per la via già seguita, non c´è scampo, moriremo di fame. Già ora non abbiamo più viveri. Nelle ultime diciassette tappe, per venire fin qui, non abbiamo trovato nulla da prendere, e quel poco che c´era l´abbiamo consumato durante il nostro passaggio. La nostra idea adesso è di intraprendere un altro cammino, più lungo, sì, ma i viveri non ci mancheranno. 12 Le prime tappe devono essere le più lunghe possibili, per distanziare al massimo l´esercito regio. Una volta guadagnati due o tre giorni di vantaggio, il re non riuscirà più a raggiungerci. Con un esercito piccolo non oserà incalzarci, con un esercito numeroso non avrà modo di affrettare il passo. E forse ha anche penuria di viveri. Ecco\", disse, \"il mio parere\".
13 Un piano del genere non prevedeva altro che la ritirata o la fuga. La sorte però ne concepì uno più dignitoso. Sul fare del giorno si misero in marcia, tenendo il sole alla propria destra: al tramonto, calcolavano, sarebbero giunti ad alcuni villaggi della regione di Babilonia. E infatti non si sbagliarono. 14 Quando ancora si era nel primo pomeriggio, credettero di avvistare dei cavalieri nemici. I Greci che non erano nei ranghi correvano a riprendere il loro posto; Arieo - viaggiava su carro, perché era stato ferito - scese e indossò la corazza, come pure i suoi. 15 Mentre si stavano armando, le vedette mandate in avanscoperta rientrarono e dissero che non si trattava di cavalli, ma di bestie al pascolo. Sùbito tutti capirono che da qualche parte, nelle vicinanze, si era attendato il re. Tanto più che nei villaggi, non lontano, si vedeva del fumo.
16 Clearco non mosse contro i nemici: sapeva che i soldati erano stanchi, affamati. E ormai era anche tardi. Comunque non cambiò direzione, badando bene a non dar l´impressione di una fuga, anzi procedette in linea retta fino al calar del sole. Si accampò così con l´avanguardia nei primi villaggi: da qui l´esercito regio aveva strappato perfino le parti in legno delle abitazioni. 17 L´avanguardia comunque si accampò alla bell´e meglio; quanto agli uomini della retroguardia invece, giunti ormai con le tenebre, ciascuno prese posto come capitava. Per chiamarsi a vicenda lanciavano grida così alte, che giunsero perfino alle orecchie dei nemici: quelli di loro che si trovavano nei pressi, addirittura fuggirono dalle tende. 18 Lo si poté vedere con chiarezza il giorno seguente: non si scorgevano più, nelle vicinanze, né animali da soma né accampamento né fumo da nessun lato. A quanto pare, anche il re rimase colpito dall´arrivo dell´esercito. Ne diede prova il suo comportamento nel giorno successivo.
19 Nel corso della notte, in realtà, anche i Greci furono presi da paura e si verificò trambusto e scompiglio, come è naturale che capiti quando s´insinua il pànico. 20 Clearco, che aveva con sé il miglior araldo del tempo, Tolmide di Elide, gli diede ordine di imporre il silenzio e di notificare il proclama dei comandanti: chi denunzierà l´uomo che si è lasciato scappare l´asino nell´accampamento, riceverà una ricompensa di un talento. 21 Una volta divulgato il proclama, i soldati compresero che vano era il timore e che i comandanti erano al sicuro. All´alba Clearco trasmette l´ordine ai Greci di prendere posto nello schieramento, secondo la disposizione già assunta in battaglia.





3


1 Che il re, come ho scritto, fosse rimasto colpito dall´arrivo, è chiaro anche da quanto segue: mentre il giorno prima aveva inviato emissari per esigere la consegna delle armi, adesso, al sorgere del sole, mandò a trattare la tregua. 2 Gli inviati, non appena giunsero agli avamposti, chiesero dei capi. Quando le sentinelle ne diedero notizia, Clearco stava passando in rassegna le truppe schierate, per cui disse alle sentinelle di invitare gli araldi ad attendere che avesse tempo. 3 Quando ebbe disposto l´esercito in modo che su ogni lato la linea risultasse ben serrata, senza che nessuno degli opliti uscisse dai ranghi, convocò i messaggeri e lui stesso mosse in avanti, scortato dai soldati meglio armati e di più bell´aspetto tra i suoi, facendo cenno agli altri comandanti di imitarlo. 4 Vicino che fu ai messi, domandò che cosa volessero. Erano venuti, dissero, per una tregua, con la mansione di riferire le richieste del re ai Greci e quelle dei Greci al re. 5 E lui rispose: \"Riferitegli allora che prima dobbiamo combattere: noi non abbiamo, infatti, di che pranzare. E chi oserebbe parlare di tregua ai Greci senza procurar loro il pranzo?\". 6 Alle sue parole i messi si allontanarono e ritornarono poco dopo, per cui si capì che lì nei dintorni c´era il re o chi per lui avesse ricevuto il compito di trattare. Gli emissari dissero che le loro richieste erano sembrate ragionevoli al re e che erano ritornati con delle guide che, in caso di tregua, li avrebbero condotti dove potevano trovare i viveri. 7 Clearco chiese se la tregua valesse solo per chi teneva i contatti nella trattativa oppure anche per gli altri. Gli emissari: \"Per tutti quanti, finché non vengono comunicate al re le vostre condizioni\". 8 Alla fine del discorso Clearco li fece allontanare e tenne consiglio: l´opinione generale era di concludere sùbito la tregua, per andare a rifornirsi di viveri in tutta tranquillità. 9 Clearco disse: \"Sono anch´io dello stesso avviso. Ma non voglio comunicare sùbito la risposta, anzi tirerò per le lunghe, fin tanto che i messaggeri non temeranno un nostro rifiuto. Ho il sospetto però, disse, che getteremo la stessa paura nell´animo dei nostri soldati\". Quando gli sembrò venuto il momento, annunciò che accettavano la tregua e immediatamente chiese che lo portassero ai viveri.
10 Allora i messi lo guidarono e Clearco, una volta conclusa la tregua, si mosse con l´esercito in formazione, tenendosi nella retroguardia. Si imbatterono in fossi e canali pieni d´acqua, tanto che non si potevano varcare senza ponti. Prepararono il guado con i tronchi di palme che trovarono: alcuni già a terra, altri li abbatterono. 11 Nella circostanza Clearco diede un saggio delle sue doti di comando: teneva nella sinistra la lancia, nella destra un bastone. Se qualcuno degli uomini comandati ai lavori gli dava l´impressione di fiacchezza, prendeva da parte il responsabile e lo percuoteva; al contempo dava una mano in prima persona, coi piedi nel fango, per cui ognuno provava un senso di vergogna a non collaborare. 12 Erano stati adibiti ai lavori i trentenni. Quando videro l´impegno di Clearco, si prestarono anche i più anziani. 13 Ancor più si dava da fare Clearco, perché immaginava che i fossi non dovessero essere sempre così pieni d´acqua: non era, infatti, la stagione adatta per l´irrigazione dei campi. Al contrario, sospettava che il re avesse allagato la pianura, allo scopo di instillare nei Greci la convinzione che la via fosse irta di difficoltà.
14 Percorso un certo tratto, giunsero ai villagi in cui, secondo le indicazioni delle guide, dovevano trovare i rifornimenti. C´era cibo in abbondanza, vino di palma e aceto bollito, sempre ricavato dalla stessa fonte. 15 Ai servi sono destinati i frutti delle palme come quelli che si possono vedere in Grecia, mentre ai padroni sono riservati i frutti scelti, straordinari per bellezza e grossezza: il loro aspetto è del tutto simile all´ambra. Alcuni, lasciati seccare, vengono riposti come leccornie. La bevanda che da essi si ricava è gradevole, ma procura mal di testa. 16 In quell´occasione i soldati mangiarono, per la prima volta, anche il midollo della palma; la maggioranza rimase favorevolmente sorpresa dall´aspetto e dal particolare sapore. Ma anch´esso provocava forti cefalee. Tra l´altro, l´albero di palma da cui veniva estratto il midollo seccava completamente.
17 Qui rimasero tre giorni. Dal campo del gran re era giunto Tissaferne insieme al fratello della moglie del re e ad altri tre Persiani, con uno stuolo di servi. Quando gli strateghi greci mossero loro incontro, Tissaferne prese per primo la parola e con l´aiuto di un interprete disse: 18 \"Greci, io abito in un paese vicino alla Grecia e, poiché vi ho visti dibattere in difficoltà gravi e senza via di uscita, ho escogitato un rimedio, per ottenere dal re la facoltà, se mai mi riuscisse, di riportarvi sani e salvi in Grecia. Penso che non mi mancheranno né la vostra gratitudine né quella della Grecia. 19 Con tale proposito mi sono rivolto al re, sostenendo che aveva validi motivi per concedermi quella grazia: sono stato io il primo ad annunciargli la spedizione di Ciro contro di lui, e insieme alla notizia gli ho portato il mio aiuto; sono stato il solo, tra tutti gli uomini schierati di fronte alle truppe greche, a non fuggire, anzi ho sfondato le vostre linee e mi sono riunito a lui nel vostro accampamento, dove il re era giunto dopo aver ucciso Ciro e incalzato i barbari di Ciro, insieme a questi uomini ora qui ai miei ordini, fedelissimi al re. 20 Mi promise che avrebbe riflettuto, ma intanto mi ha ordinato di venire qui e di domandarvi perché avete intrapreso una spedizione contro di lui. Vi consiglio di rispondere con tono misurato, per facilitare il mio compito, se mai mi riuscisse di ottenere per voi qualche beneficio da parte sua\".
21 Dopo di che, i Greci si allontanarono e tennero consiglio; poi risposero, tramite Clearco: \"Non siamo venuti qui per portare guerra al re né ci dirigevamo contro di lui; Ciro ha trovato un´infinità di pretesti, come anche tu ben sai, per cogliere impreparati voi e condurre qui noi. 22 A dire il vero, quando l´abbiamo visto in grave difficoltà, abbiamo provato un senso di vergogna di fronte agli dèi e agli uomini: non potevamo tradirlo, noi che in precedenza avevamo goduto dei suoi favori. 23 Ora che Ciro è morto, non avanziamo pretese nei confronti del re né c´è ragione per cui vogliamo devastare il suo territorio, e men che mai abbiamo intenzione di ucciderlo; al contrario, ci metteremmo volentieri sulla strada di casa, se nessuno ce lo impedisse. Ma se qualcuno ci attacca, cercheremo con l´aiuto degli dèi di difenderci. Se poi qualcuno ci accorderà la sua benevolenza, allora, per quanto sta nelle nostre forze, non saremo da meno nel ricambiarlo\". 24 Così parlò; dopo averlo ascoltato, Tissaferne disse: \"Riferirò al re le tue parole e di nuovo a voi la sua risposta. Fino al mio ritorno, continui la tregua. Intanto vi consentiremo l´accesso al mercato\".
25 Il giorno successivo non si presentò, per cui i Greci rimasero in ansia. Ma due giorni dopo giunse e disse che aveva ottenuto dal re licenza di salvare i Greci, anche se davvero molti avevano obiettato che non era degno di un re lasciar andare impunito chi aveva marciato contro di lui. 26 Infine soggiunse: \"Adesso potete ricevere da parte nostra l´impegno che certamente passerete in una regione amica e che vi si condurrà senza inganni verso la Grecia, consentendovi l´accesso al mercato. Dove non abbiate modo di comprare i viveri vi permetteremo di prenderli dal territorio. 27 Voi però dovete giurarci che passerete come attraverso un paese amico senza arrecar danni, prendendo cibo e bevande solo quando non vi potrete rifornire al mercato; in caso contrario, avrete i viveri solo a pagamento\". 28 La proposta fu approvata: Tissaferne e il fratello della moglie del re giurarono, porsero la destra agli strateghi e ai locaghi greci e ricevettero la loro. 29 Dopo di che, Tissaferne esclamò: \"Ora ritorno dal re; quando avrò sbrigato i miei impegni, sarò di nuovo qui, pronto a ricondurvi in Grecia e a rientrare nel mio dominio\".