Anabasi - Libro 3



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1 [Le azioni compiute dai Greci durante la marcia di Ciro verso l´interno fino al momento della battaglia, le vicende avvenute dopo la morte di Ciro, la ritirata dei Greci con Tissaferne nel corso della tregua sono esposte nel racconto precedente.]
2 Una volta catturati gli strateghi e uccisi i locaghi e i soldati che li accompagnavano, i Greci non sapevano che partito prendere: capivano di essere vicinissimi al re, tutt´intorno accerchiati da molte genti e città ostili, nessuno era disposto ad aprire loro i mercati, la Grecia distava non meno di diecimila stadi, non avevano una guida che indicasse loro il cammino; e poi la via verso casa era sbarrata da fiumi non guadabili, anche i barbari al séguito di Ciro nella spedizione li avevano traditi, erano rimasti soli, senza neppure un cavaliere a dar manforte, per cui, in caso di vittoria, era palese a tutti che non avrebbero potuto uccidere nemmeno un nemico, ma, se venivano sconfitti, nessuno sarebbe sopravvissuto. 3 Rivolgendo nella mente tali pensieri, demoralizzati, pochi verso sera toccarono cibo, pochi accesero il fuoco, molti non rientrarono neppure al campo, quella notte. Ciascuno per dormire si sdraiava dove capitava, ma non riuscirono a chiudere occhio per il tormento e il rimpianto della patria, dei genitori, delle mogli, dei figli e credevano di non rivederli mai più. In preda a tali stati d´animo tutti cercavano riposo.
4 C´era nell´esercito un certo Senofonte, ateniese: non era stratego né locago né soldato semplice, ma si era unito alla spedizione perché Prosseno, suo ospite di vecchia data, lo aveva mandato a chiamare dalla patria dietro promessa che, se lo avesse raggiunto, gli avrebbe procurato l´amicizia di Ciro, un uomo che - sosteneva - poteva fare per lui più della sua patria. 5 Senofonte dunque, letta la missiva di Prosseno, si consulta in merito al viaggio con Socrate l´ateniese. E Socrate, supponendo che l´amicizia con Ciro potesse venir additata dalla città come una colpa (si pensava che Ciro avesse sollecitamente appoggiato gli Spartani nella guerra contro Atene), suggerisce a Senofonte di recarsi a Delfi e di consultare il dio a proposito del viaggio. 6 Senofonte vi si recò e ad Apollo chiese a quale dio dovesse rivolger sacrifici e preghiere per percorrere nel modo più sereno e fausto la via che intendeva intraprendere e, conclusa per il meglio l´impresa, ritornare sano e salvo. Apollo gli indicò espressamente gli dèi a cui doveva tributare i sacrifici. 7 Rientrato in patria, riferì il responso a Socrate, che, non appena lo ebbe udito, lo rimproverò di non aver prima chiesto se convenisse partire o restare, ma, avendo già preso da sé la decisione di andare, la sua domanda riguardava solo come avrebbe potuto rendere più sicura l´impresa. \"Ma poiché hai formulato il quesito in tali termini\", concluse Socrate, \"bisogna che tu ora compia quanto il dio ti ha prescritto\". 8 Senofonte allora sacrificò alle divinità indicate da Apollo e salpò. A Sardi raggiunge Prosseno e Ciro, che erano ormai sul punto di muovere verso l´interno, ed entrò in contatto con Ciro. 9 Dietro pressione di Prosseno, anche Ciro insistette ripetutamente perché Senofonte restasse: non appena terminata la campagna di guerra, l´avrebbe rimandato sùbito in patria. E si parlava di una spedizione contro i Pisidi. 10 Si unì dunque all´impresa, perché tratto così in inganno, ma non certo per colpa di Prosseno, che non sapeva dell´attacco al re, come pure nessun altro dei Greci, a eccezione di Clearco. A dire il vero, quando giunsero in Cilicia, sembrava ormai evidente a tutti che il bersaglio era il re. Atterriti dal viaggio e pur contro voglia, molti comunque seguirono la spedizione, perché provavano vergogna sia di fronte ai compagni sia di fronte a Ciro. Tra quelli c´era anche Senofonte.
11 In quella situazione senza sbocco soffriva insieme agli altri e non riusciva a chiudere occhio. Poi si assopì per qualche istante ed ebbe un sogno: gli sembrò che durante una tempesta un fulmine si abbattesse sulla casa paterna e che questa poi, tutta quanta, mandasse bagliori. 12 Sconvolto, sùbito si svegliò: valutava il sogno fausto per alcuni aspetti, perché in una situazione di gravi travagli e pericoli gli era apparsa la grande luce di Zeus; d´altro canto però era preoccupato, perché il sogno pareva venire da Zeus sovrano e il fuoco sembrava mandare bagliori tutt´attorno, in cerchio, a indicare che non avrebbe trovato nessuna via d´uscita dal territorio del re, ma da ogni lato sarebbe stato trattenuto da qualche ostacolo.
13 Qual è il vero significato di un sogno simile, lo si può capire dagli eventi successivi. Ecco che cosa accadde. Appena si ridestò, sùbito lo assalì un pensiero: \"Che ci sto a fare qui sdraiato? La notte avanza; allo spuntar del giorno, probabilmente, piomberanno i nemici. Se cadremo nelle mani del re, che cosa ci salverà da una morte infamante, dopo aver visto orrori d´ogni genere, dopo aver sofferto tutte le pene più atroci? 14 Nessuno si prepara né si cura di come ci difenderemo: restiamo qui sdraiati quasi che potessimo starcene tranquilli. Da quale città mi attendo che arrivi uno stratego per guidare le operazioni? Che cosa aspetto per agire, di diventar vecchio? No, non avrò ancora modo di invecchiare, se oggi mi consegnerò ai nemici\".
15 Perciò balza in piedi e chiama sùbito i locaghi di Prosseno. Quando giunsero, disse: \"O locaghi, non riesco a prender sonno, come credo neppure voi, e nemmeno a restar ancora sdraiato, quando mi rendo conto in quale situazione versiamo. 16 I nemici, è chiaro, non ci hanno ancora assaliti solo perché volevano esser sicuri di aver preparato a punto ogni cosa. E noi? Nessuno si occupa di come potremo difenderci nel modo migliore. 17 Quali pene pensate che ci attendano, se ci lasceremo andare e cadremo nelle mani del re? Suo fratello, nato dalla stessa madre, già cadavere, dopo avergli mozzato il capo e la mano, lo ha impalato. E noi, che non abbiamo nessun difensore e ci siamo mossi contro di lui per renderlo schiavo da re che era e ammazzarlo, se ci riusciva? Cosa credete che patiremo? 18 Non pensate che sarebbe capace di tutto pur di torturarci a morte e ingenerare terrore in chiunque, in futuro, voglia marciare contro di lui? Dobbiamo provarle tutte pur di non cadere in mano sua. 19 Tra l´altro, da quando è in vigore la tregua, non ho smesso un attimo di commiserare la nostra sorte: beati il re e i suoi sudditi pensavo, osservando le loro terre così estese e fertili, l´abbondanza di viveri, schiavi, armenti, oro, vesti. 20 Per contro, talvolta la mente mi correva a noi soldati, che non potevamo godere di nessuno di questi beni, se non a pagamento - e sapevo che pochi ormai avevano denaro per comprarli - tanto più che i giuramenti ci vincolavano a procurarci i viveri solo col denaro. E quando ragionavo così, certe volte mi spaventava di più la tregua che la guerra. 21 Adesso i nemici hanno violato i patti, per cui, ritengo, svaniscono tanto le loro insolenze quanto i nostri sospetti. Quei beni stanno ora nel mezzo quale premio per chi, tra i due contendenti, risulterà vincitore: giudici della gara sono gli dèi, che saranno al nostro fianco, è naturale. 22 Loro infatti hanno spergiurato, mentre noi, pur avendo davanti agli occhi tanti beni, per i giuramenti fatti di fronte agli dèi, ce ne siamo tenuti rigorosamente lontani. Credo dunque che sia lecito presentarsi alla gara con il morale molto più alto del loro. 23 Abbiamo inoltre corpi più resistenti dei loro, al freddo, al caldo, alle fatiche. Abbiamo anche uno spirito più risoluto, grazie agli dèi. Loro più di noi sono soggetti alle ferite e alla morte, se gli dèi come in passato ci concederanno la vittoria. 24 Ma forse non sono il solo a pensarla così. In nome degli dèi, non aspettiamo che siano altri a venire da noi, a esortarci alle imprese più alte; al contrario cerchiamo di essere noi i primi a trascinare loro sulla strada del valore. Dimostratevi i migliori tra i locaghi, degni del comando ancor più degli strateghi stessi. 25 Per parte mia, se avete intenzione di spingervi su questa strada, sono pronto a seguirvi; se invece mi incaricate di condurvi, non accamperò il pretesto della mia giovane età: credo di aver forze sufficienti per stornare da me i mali\".
26 Queste le sue parole. I capi, appena lo udirono, lo invitarono a guidarli, tutti tranne Apollonide, un tale che parlava con un accento beotico. Disse che la sola via di scampo era obbedire al re, e chissà se era ancora praticabile: chiunque affermasse il contrario faceva solo chiacchiere. E sùbito cominciò a enumerare gli ostacoli. 27 Allora Senofonte lo interruppe: \"Sei proprio un bel tipo! Vedi e non capisci, senti e non ricordi. Eppure eri qui con noi quando, dopo la morte di Ciro, il re, pieno di boria, ha inviato i messi e ci ha intimato di consegnare le armi. 28 Non le abbiamo cedute, anzi le abbiamo impugnate, ci siamo mossi e abbiamo posto le tende vicino al suo campo. E lui che ha fatto? Non ha forse inviato emissari, chiesto tregua e offerto rifornimenti, finché non ha raggiunto un accordo? 29 Quando invece gli strateghi e i locaghi, come tu ora consigli, senz´armi e fidando nella tregua, hanno intavolato discorsi coi nemici, non sono stati colpiti, tormentati, coperti di infamia? Quegli sventurati non hanno potuto neppure cercar rifugio nella morte - e credo che a quel punto non desiderassero altro. Son tutte cose che sai, eppure se uno di noi chiama alla difesa, lo tacci di parlare a vanvera. E tu? Non sai far altro che consigliare ancora di obbedire al re e di recarci da lui? 30 Propongo, o soldati, di non ammettere più alle nostre assemblee quest´uomo, di degradarlo dalla carica di locago, di metterlo ai bagagli e di usarlo come portatore. Disonora la patria e tutta la Grecia, perché, anche se greco, è un vigliacco\". 31 Intervenne allora Agasia di Stinfalo: \"Ma quest´individuo non ha a che fare né con la Beozia né tanto meno con la Grecia! Ho visto che ha entrambi i lobi degli orecchi forati, come i Lidi\". Ed era vero. 32 Dunque lo cacciarono via.
Gli altri passarono per i reparti: dove lo stratego era salvo, convocavano lo stratego; se aveva perso la vita, parlavano con il vicecomandante; dove infine era superstite il locago, chiamavano quello. 33 Quanto si riunirono tutti, si sedettero davanti all´accampamento. Gli strateghi e i locaghi convenuti erano un centinaio. Era quasi mezzanotte. 34 Allora Ieronimo dell´Elide, il più anziano tra i locaghi di Prosseno, cominciò a parlare: \"Strateghi e locaghi, abbiamo analizzato la situazione e deciso di riunirci e chiamarvi, per prendere un provvedimento, buono possibilmente. Ripeti anche qui\", disse, \"o Senofonte, quello che hai detto a noi\".
35 Prende la parola Senofonte: \"Insomma, sono cose note a tutti: il re e Tissaferne hanno arrestato quanti dei nostri sono riusciti a catturare, ma contro gli altri, non c´è dubbio, tramano insidie per massacrarli, se possono. A noi, credo, non resta che far di tutto per non cadere nelle mani dei barbari, anzi per far cadere loro nelle nostre. 36 Sappiatelo bene: a ognuno di voi si offre una grande occasione. Tutti i soldati hanno gli occhi puntati su di voi: se vi vedono demoralizzati, saranno tutti dei vigliacchi; se invece voi stessi vi mostrerete determinati contro il nemico e inciterete gli altri, vi seguiranno - siatene certi - e cercheranno di imitarvi. 37 Forse è anche giusto che in qualcosa vi distinguiate da loro. Siete strateghi, siete tassiarchi e locaghi. In tempo di pace li superate in ricchezze e onori. Ma adesso siamo in guerra e spetta a voi dimostrarvi migliori della truppa, preoccuparvi per lei e sobbarcarvi alle fatiche, se necessario. 38 Innanzitutto penso che renderete un grande servizio all´esercito, se vi premurerete di nominare quanto prima strateghi e locaghi al posto di quelli deceduti. Senza capi non si può combinare nulla di buono in nessun settore, per dirla in breve, tanto meno in campo militare. La disciplina, si sa, è fonte di salvezza, l´insubordinazione ha già causato la rovina di molti. 39 Quando poi avrete nominato i comandanti che servono, se raccoglierete anche gli altri soldati e li rinfrancherete, sarà - penso - proprio un gesto adatto alle circostanze. 40 Ora, forse, vi siete accorti anche voi con quale animo siano andati a depositare le armi, con quale animo si dirigano ai posti di guardia. Se le cose stanno così, non so a che ci possano servire, in caso di un attacco di notte o anche di giorno. 41 Ma basterà riuscire a mutare i loro pensieri - che non abbiano più fisse nella mente solo le sciagure incombenti ma anche le gesta di valore che li attendono - e saranno molto più risoluti. 42 Sapete che non c´è numero di soldati né forza capace di garantire le vittorie in guerra, ma solo chi con l´aiuto degli dèi si lancia contro i nemici deciso nell´animo, nella maggior parte dei casi riesce a travolgere gli avversari. 43 Dal canto mio, o uomini, ho considerato un fatto: chi in guerra cerca di salvar la pelle a ogni costo, il più delle volte va incontro a una morte da codardo, a una morte infame; chi invece ha capito che la morte è comune a tutti e ineluttabile per l´uomo e lotta per trovare una bella morte, vedo che in un modo o nell´altro raggiunge la vecchiaia e, finché rimane in vita, conduce un´esistenza più felice. 44 Bisogna intendere appieno la forza di questa verità e adesso, nell´ora più grave, dobbiamo essere valorosi e trascinare gli altri\". 45 Detto ciò, tacque.
Quindi Chirisofo prese la parola: \"Prima, Senofonte, ti conoscevo solo per quanto avevo sentito dire, e cioè che eri ateniese. Adesso so di più: posso anche lodare le tue parole e il tuo comportamento. Vorrei che ce ne fossero tanti come te: sarebbe un bene per tutti. 46 Ma ora\", proseguì, \"non perdiamo tempo, uomini, andate ormai e i reparti che ne hanno necessità eleggano i comandanti. Dopo di che, ritornate al centro dell´accampamento a portare i prescelti. Poi convocheremo il resto della truppa. Sia presente\", disse, \"anche Tolmide l´araldo\". 47 Appena ebbe terminato il discorso, si alzò perché si rompessero gli indugi e si approntasse il necessario. Quindi vennero eletti i capi: al posto di Clearco, Timasione di Dardano; al posto di Socrate, Santicle l´acheo; invece di Agia, Cleanore l´arcade; al posto di Menone, Filesio l´acheo; invece di Prosseno, Senofonte l´ateniese.



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1 Quando era terminata l´elezione, il sole cominciava a mostrarsi e i comandanti si erano raccolti al centro dell´accampamento. Decisero di dislocare avamposti e di convocare i soldati. Una volta che anche il resto della truppa fu radunato, si alzò per primo Chirisofo lo spartano e parlò così: 2 \"Soldati, l´ora è grave, da quando ci sono venuti a mancare strateghi tanto valorosi, locaghi, soldati. Come se non bastasse, Arieo e i suoi, prima nostri alleati, ci hanno traditi. 3 Tuttavia dobbiamo mostrarci uomini valorosi, come il momento richiede, non bisogna cedere, ma cercare una vittoria gloriosa e la salvezza, se ci riusciamo. In caso contrario, andiamo almeno incontro a una bella morte; mai e poi mai però dobbiamo cader vivi nelle mani del nemico. Ci aspetterebbero senza dubbio le sofferenze che gli dèi, speriamo, vorranno riservare ai nostri avversari\". 4 Dopo di lui si alzò Cleanore di Orcomeno e disse: \"Considerate, o uomini, lo spergiuro e l´empietà del re, considerate la malafede di Tissaferne: diceva che, essendo un vicino della Grecia, ci teneva moltissimo a salvarci; anzi lo ha giurato, ha porto la destra. E poi? Ci ha ingannati, ha arrestato gli strateghi, non ha avuto rispetto neppure per Zeus protettore degli ospiti, senza poi contare che era commensale di Clearco: si è servito di tutti quei discorsi, ripeto, per ingannarli e ucciderli. 5 E Arieo, che noi volevamo portare al trono? Ci siamo scambiati pegni di reciproca fedeltà, promettendo di non tradirci, ma lui non ha avuto né paura degli dèi né rispetto per la memoria di Ciro, eppure tanto lo teneva in onore Ciro, quando era in vita! Ora è passato con i suoi acerrimi nemici e cerca di nuocere a noi, gli amici di Ciro. 6 Ma ci pensino gli dèi a castigarli. Adesso dobbiamo solo stare in guardia per non cader mai più nelle loro trappole; combattiamo con tutte le nostre forze e accettiamo il volere divino\".
7 Quindi si alza Senofonte, che indossava la sua migliore uniforme da battaglia: era convinto che, se gli dèi concedevano vittoria, al successo si addiceva la divisa migliore; ma se si doveva morire, era giusto impugnare le armi più belle e con esse andare incontro alla fine. Cominciò così il suo discorso: 8 \"Lo spergiuro dei barbari e la loro slealtà li ha menzionati Cleanore, ma son cose note anche a voi, penso. Se ora vogliamo per la seconda volta riconciliarci amichevolmente con loro, è inevitabile che si cada in pieno sconforto, vista la sorte toccata agli strateghi, che con fiducia si erano messi nelle loro mani. Se al contrario intendiamo, armi in pugno, fargliela pagare e per il futuro muover loro guerra senza quartiere, con l´aiuto degli dèi abbiamo molte belle speranze di salvezza\".
9 Mentre stava ancora parlando, uno starnutì: allora tutti i soldati, con uno slancio all´unisono, si prosternarono ad adorare il dio. Senofonte aggiunse: \"O uomini, mentre parlavamo di salvezza ci è apparso un segno di Zeus salvatore, perciò mi sembra giusto promettere in voto al dio solenni sacrifici non appena giungeremo a un territorio amico per ringraziarlo della salvezza e anche di offrire vittime agli altri dèi secondo i nostri mezzi. Chi è d´accordo\", disse, \"alzi la mano\". La alzarono tutti. Quindi formularono il voto e intonarono il peana. Compiuto convenientemente il rito, Senofonte riprese la parola:
10 \"Stavo dicendo che abbiamo molte belle speranze di salvezza. Primo, confermiamo i giuramenti divini, su cui i nemici hanno spergiurato violando la tregua contro la parola data. Stando così le cose, è ovvio che gli dèi siano avversi ai nostri nemici e si schierino al nostro fianco. E gli dèi hanno la facoltà di rendere, in un attimo, debole chi è potente e di salvare senza fatica i deboli anche nei momenti più terribili, se così decidono. 11 Intendo poi ricordarvi i pericoli affrontati dai nostri avi, perché sappiate che avete l´obbligo morale di essere forti, e con l´aiuto degli dèi i forti si salvano anche nelle situazioni più tremende. Quando i Persiani e i loro alleati - una schiera sterminata - marciarono contro Atene per cancellarla dalla faccia della terra, gli Ateniesi hanno osato affrontarli e li hanno vinti. 12 Avevano fatto voto ad Artemide di sacrificare tante capre quanti fossero i nemici uccisi, ma non poterono trovarne a sufficienza, per cui decisero di sacrificarne cinquecento all´anno, e il sacrificio si celebra ancora ai nostri giorni. 13 E non basta: quando Serse, in séguito, radunò un esercito sterminato e mosse contro la Grecia, i nostri avi anche in quell´occasione hanno battuto, per terra e per mare, gli avi dei nostri avversari di oggi. Ne sono prova tangibile i trofei che avete visto, ma la testimonianza più alta è la libertà delle città dove siete nati e cresciuti. Nessun uomo è per voi un sovrano, solo di fronte agli dèi vi inchinate. Di gente così nobile voi siete la stirpe.
14 Non voglio certo intendere che li disonoriate; anzi, non sono passati molti giorni da quando, schierati dinnanzi ai discendenti dei loro nemici, li avete sconfitti - e dire che erano ben più numerosi - grazie all´aiuto degli dèi. 15 Prima vi battevate per il trono di Ciro, ma adesso la posta in palio è la vostra salvezza e senza ombra di dubbio dovete essere molto più forti e arditi. 16 È il momento di mostrare ancor più determinazione davanti ai nemici. Prima non li avevate mai incontrati e vedevate il loro numero smisurato, eppure avete trovato lo stesso il coraggio di marciare contro di loro con la fierezza dei vostri padri. Ora avete avuto la prova che, per quanti siano, non hanno la forza di reggere ai vostri assalti. Perché dunque dovete aver ancora timore di loro?
17 Non ritenete un danno la defezione degli uomini di Arieo, prima schierati al nostro fianco. Erano ancor più codardi degli avversari che abbiamo sconfitto. Ecco perché sono fuggiti passando agli altri e ci hanno abbandonato. Ma chi è pronto a dar il via alla fuga, è molto meglio vederlo schierato col nemico che tra le nostre linee. 18 Se qualcuno di voi è sfiduciato perché non abbiamo cavalieri, mentre i nemici ne hanno molti, ragionate: diecimila cavalieri non sono altro che diecimila uomini. In battaglia non è mai morto nessuno per il morso o il calcio di un cavallo. Sono gli uomini gli artefici degli eventi in battaglia. 19 Non abbiamo forse una base molto più stabile rispetto ai cavalieri? Loro rimangono come sospesi sui cavalli e hanno paura non solo di noi, ma anche di cadere. Noi invece, ben saldi sul terreno, vibriamo colpi molto più violenti se qualcuno si avvicina, con maggior precisione miriamo a chi vogliamo. Solo per un aspetto i cavalieri sono avvantaggiati: la loro fuga è più sicura della nostra.
20 Se affrontate intrepidi le battaglie, ma vi assilla l´idea che Tissaferne non ci farà più da guida e che il re non ci aprirà i mercati, considerate se, come guida, sia meglio Tissaferne, l´uomo che ci ha chiaramente traditi, oppure persone da noi scelte e incaricate, che sapranno cosa li aspetta: alla prima mancanza, l´errore si ritorcerà contro le loro vite e i loro corpi. 21 Quanto ai viveri, è meglio comprarli alle condizioni di mercato che stabilivano i barbari (misure scarse e prezzi salati - e soldi non ne abbiamo più) oppure farne razzia, se abbiamo la meglio, usando ciascuno la misura che gli va?
22 Poniamo che siate convinti che questi punti siano a nostro vantaggio, ma che valutiate insormontabili i fiumi e consideriate un grave errore averli attraversati. Valutate piuttosto se non siano stati i barbari ad agire con follia totale. Tutti i fiumi a valle non li puoi varcare, ma alla sorgente diventano transitabili, senza neppure bagnarsi le ginocchia.
23 Se poi i fiumi non ci permetteranno il passaggio e non troveremo nessuna guida, anche in tal caso non dovremo abbatterci. I Misi, che non potremmo certo definire più forti di noi, sappiamo che abitano molte prospere città nelle terre del re contro la sua volontà. Sappiamo che anche i Pisidi fanno la stessa cosa. E i Licaoni? Anch´essi, non è per noi una novità, occupate le zone fortificate in pianura, godono i frutti delle terre dei Persiani. 24 Anche noi, direi, dobbiamo dar l´impressione non più di dirigerci in patria, ma che ci disponiamo a stanziarci nella regione. Anche ai Misi, ne sono certo, il re darebbe molte guide, molti ostaggi come garanzia di una ritirata sicura, anzi costruirebbe una strada, se volessero andar via in quadriga. Anche con noi, ne son sicuro, lo farebbe, tre volte felice, se vedesse che ci disponiamo a rimanere. 25 Ma, non appena ci saremo abituati alla vita comoda e a nuotare nell´abbondanza, ad andare con le donne e le ragazze dei Medi e dei Persiani, belle e floride come sono, ho paura che dimenticheremo la via di casa, come i Lotofagi. 26 Mi sembra naturale e giusto cercare, prima di tutto, di ritornare in Grecia dai nostri cari e dimostrare ai Greci che sono loro a volere la povertà: potrebbero vedere che, chi adesso [in patria] campa di stenti, se si trasferisse qui, avrebbe modo di diventare ricco.
Insomma, uomini, tutti i beni di cui ho parlato spettano senza dubbio a chi vince. Devo piuttosto spiegarvi quale assetto di marcia bisogna tenere per la massima sicurezza negli spostamenti e, in caso di battaglia, quale formazione conviene assumere per garantirci la massima forza d´urto. 27 Primo\", disse, \"sono dell´avviso di dar fuoco ai carri che abbiamo: così non saranno i nostri animali da tiro a vincolare la marcia, ma potremo dirigerci dove fa comodo all´esercito. Bisogna poi bruciare anche le tende. Non fanno che darci impiccio e non ci servono né per combattere né per procurarci vettovaglie. 28 Lasciamo anche gli altri bagagli superflui, escluso il necessario per combattere, mangiare o bere. Dobbiamo aumentare al massimo il numero degli uomini in armi e diminuire il più possibile i portabagagli. Se ci toccherà soccombere, tutto è perduto, sappiatelo. Se invece prevarremo, non ci resterà che usare i nemici come portatori.
29 Mi resta da trattare un punto che giudico il più importante. Vedete che i nostri avversari non hanno avuto il coraggio di riaprire le ostilità prima di aver catturato i nostri strateghi. Finché avevamo i comandanti e obbedivamo loro, erano convinti che noi avessimo forza sufficiente per prevalere nel conflitto; ma dopo che hanno catturato i nostri capi, hanno cominciato a pensare che, nell´anarchia e nella confusione, ci avrebbero distrutti. 30 Perciò bisogna che i comandanti ora in carica siano molto più zelanti dei precedenti e che i subordinati mostrino molta più disciplina e obbedienza che in passato. 31 E se qualche soldato non rispetta gli ordini, dovete votare una norma: chi di volta in volta assiste all´accaduto, deve aiutare il comandante a punire il colpevole. Così i nemici rimarranno completamente delusi: di Clearco oggi non ne vedranno uno, ma diecimila, che non permetteranno a nessuno di essere vile. 32 Su, è venuto il momento di concludere il discorso. I nemici potrebbero essere qui a momenti. Chi è d´accordo sulle mie proposte, le ratifichi al più presto, per renderle operative. Chi ha un´idea migliore, la dica, coraggio, anche se è un soldato semplice: tutti abbiamo bisogno della salvezza comune\".
33 Quindi Chirisofo disse: \"Se qualcuno vuole aggiungere qualche parola al discorso di Senofonte, lo può fare anche in un secondo tempo. Mi pare però il caso di mettere ai voti al più presto le proposte ora avanzate. Chi è a favore, alzi la mano\". L´alzarono tutti.
34 Si levò di nuovo Senofonte: \"Uomini, ascoltate che cos´altro mi è venuto in mente. Dobbiamo dirigerci, è chiaro, dove troveremo dei viveri. Ho sentito dire che ci sono ricchi villaggi a non più di venti stadi da qui. 35 Nessuna meraviglia, dunque, se i nemici si dovessero mettere sui nostri passi dopo la partenza - come i cani codardi, che inseguono chi passa e lo mordono, se riescono, ma se sono inseguiti fuggono. 36 Forse l´assetto di marcia più sicuro sta nel formare un quadrato con gli opliti, per proteggere al massimo i bagagli e il grosso dell´esercito. E se già da ora venisse stabilito chi deve guidar la testa del quadrato, chi custodire i fianchi, chi formare la retroguardia, non ci troveremmo poi costretti a prender le decisioni al momento dell´attacco nemico, ma potremmo sùbito attestarci nelle posizioni assegnate. 37 Se qualcuno ha un piano migliore, parli: decideremo altrimenti. Se no, Chirisofo, che è spartano, prenda la testa. Dei fianchi si preoccupino i due strateghi più anziani. Alla retroguardia penseremo io e Timasione, i due più giovani. Così per il momento. 38 In futuro metteremo alla prova lo schieramento e decideremo che cosa ci sembrerà meglio caso per caso. Qualcuno, ripeto, ha un piano migliore? Lo dica\". Nessuno ribatté, per cui Senofonte riprese: \"Chi è d´accordo, alzi la mano\". La proposta fu approvata. 39 \"Adesso però\", disse, \"sciolta l´assemblea, dobbiamo mettere in pratica le decisioni assunte. Chi di voi vuole rivedere i propri congiunti, si ricordi di essere valoroso: non c´è altra soluzione. Chi vuol salvare la pelle, cerchi di vincere: i vincitori possono uccidere, i vinti solo morire. Chi poi vuole ricchezze, cerchi di prevalere: ai vincitori spetta di salvare i propri beni e di strappare quelli degli avversari\".