Anabasi - Libro 4



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1 [Quanto accadde durante la marcia verso l´interno fino al momento della battaglia, le successive vicende nel corso della tregua stretta tra il re e i Greci al séguito di Ciro, tutti gli atti di ostilità cui il re e Tissaferne, violando gli accordi, diedero vita contro i Greci che erano costantemente seguiti dall´esercito persiano, si trova tutto esposto nel racconto precedente. 2 Dopo che i Greci giunsero in un punto in cui era assolutamente impossibile guadare il Tigri per via della sua profondità e larghezza e non si trovava un passaggio, tanto più che i monti dei Carduchi, a picco, sovrastavano il fiume, gli strateghi decisero di aprirsi il passo tra le montagne. 3 Avevano infatti saputo dai prigionieri che, varcati i monti dei Carduchi, sarebbero entrati in Armenia, dove, se lo volevano, avrebbero potuto attraversare il fiume Tigri alle sorgenti oppure, in caso contrario, aggirarlo. E si diceva che le fonti dell´Eufrate non fossero distanti dal Tigri, come in effetti è. 4 Penetrano nelle terre dei Carduchi nel modo seguente: cercano sia di passare inosservati, sia di prevenire il nemico, prima che riuscisse a prendere il controllo delle alture.]
5 Si era intorno all´ultimo turno di guardia, la notte era quasi trascorsa e rimaneva giusto il tempo per attraversare la pianura nelle tenebre, quand´ecco che tra le file greche passa l´ordine di alzarsi in piedi e mettersi in marcia: arrivano al monte allo spuntar del giorno. 6 Nella circostanza Chirisofo guidò l´esercito, alla testa delle sue truppe e di tutti i gimneti. Chiudeva la colonna Senofonte con gli opliti della retroguardia, senza nessun gimneta, perché non sembrava che ci fossero pericoli in vista, a meno di un attacco alle spalle durante la salita. 7 Chirisofo raggiunse la cima senza aver avvistato alcun nemico. Quindi faceva da guida seguito man mano dai gruppi che valicavano il monte puntando verso i villaggi delle valli e delle gole, lungo le pendici montane. 8 Allora i Carduchi, con mogli e figli, abbandonarono le loro case e si rifugiarono sulle montagne. C´era a disposizione una gran quantità di viveri, nelle case si trovava ogni tipo di utensili in rame, ma i Greci non ne portarono via nemmeno uno, come pure non diedero la caccia ai fuggiaschi, ma risparmiarono oggetti e persone, nell´eventualità che i Carduchi si disponessero a concedere via libera come in un paese amico, tanto più che avevano un nemico comune, il re. 9 Per quanto riguardava i viveri però, chi ne trovava li prendeva: ma era per causa di forza maggiore. I Carduchi, comunque, non diedero ascolto agli appelli e non manifestarono alcun segno d´amicizia. 10 Le ultime schiere dei Greci scendevano dalle alture verso i villaggi, ormai tra le tenebre - a causa della via stretta, la salita e la discesa avevano richiesto una giornata intera di marcia -. Solo allora un gruppo di Carduchi, riunitosi, attaccò la retroguardia greca e con pietre e dardi riuscì a uccidere alcuni dei nostri e a ferirne altri. Erano pochi: l´esercito greco era piombato inatteso su di loro. 11 A dire il vero, se nell´occasione si fossero radunati in numero più consistente, il grosso dell´esercito greco avrebbe corso il serio pericolo di un massacro. Per quella notte alloggiarono così nei villaggi. I Carduchi accesero molti fuochi tutt´attorno, sui monti, tenendosi in reciproco contatto visivo.
12 Sul far del giorno gli strateghi e i locaghi greci si riunirono e decisero di proseguire la marcia con il minimo indispensabile di bestie da soma, le più robuste, abbandonando le altre. Quanti poi, catturati da poco, erano diventati schiavi, dovevano essere lasciati liberi. 13 La presenza di una massa di capi di bestiame e schiavi rallentava la marcia e, tra l´altro, molti erano i soldati che, adibiti alla sorveglianza, non potevano prender parte agli scontri. Inoltre bisognava procurarsi il doppio di viveri e trasportarli, tanti erano gli uomini. Comunicarono all´esercito la decisione tramite gli araldi. 14 Poi, fatta colazione, ripresero il cammino. Gli strateghi si appostarono in una strettoia della strada: se scovavano qualcuno che non si era sbarazzato di tutti gli oggetti prescritti, li requisivano. Tutti avevano rispettato l´ordine, tranne chi cercava di tener nascosto o un fanciullo di cui si era invaghito o una donna di particolare avvenenza. Per quel giorno proseguirono così, a momenti combattendo, a momenti anche riprendendo fiato.
15 L´indomani si abbatté una violenta bufera, eppure bisognava andare, a ogni costo: i viveri non bastavano più. Chirisofo era in testa, Senofonte in retroguardia. 16 I nemici attaccarono con veemenza in una zona impervia e si fecero sotto con dardi e proiettili, tanto che i Greci, costretti a contrattaccare e poi a ritirarsi, dovettero rallentare il passo. Più di una volta Senofonte mandò all´avanguardia l´ordine di fermarsi, quando il nemico premeva con impeto. 17 Di solito, quando riceveva il messaggio di Senofonte, Chirisofo si fermava, ma non quella volta: anzi, accelerò il passo e trasmise l´ordine di tenergli dietro. Era successo qualcosa, chiaramente, ma non c´era il tempo di raggiungere la testa della colonna per verificare quale fosse la causa di tanta fretta. Così la marcia della retroguardia assunse i toni della fuga. 18 Nella circostanza perse la vita un valoroso, lo spartano Leonimo, colpito da una freccia che gli aveva trapassato scudo e corazza, penetrandogli nel costato. Con lui morì anche Basia l´arcade, con il capo trafitto da un dardo.
19 Quando giunsero al punto in cui si doveva far tappa, senza frapporre un attimo d´indugio Senofonte raggiunse Chirisofo e lo accusò: non li aveva aspettati, li aveva costretti a combattere fuggendo. \"E adesso due nobili soldati sono morti, senza che potessimo né raccogliere i loro corpi né seppellirli\". 20 Chirisofo risponde: \"Alza gli occhi verso i monti, guarda come sono impervi. C´è una sola strada - la vedi - in forte pendio. Puoi notare quanti nemici la presidino: ne hanno preso il controllo e sorvegliano lo sbocco. 21 Ecco perché correvo e non ti ho aspettato: speravo di precederli, di arrivare prima che s´impadronissero del valico. Le nostre guide sostengono che non c´è altra strada\". 22 Senofonte replica: \"Ma io ho due prigionieri. Siccome i nemici ci procuravano dei fastidi, abbiamo teso loro un´imboscata, che ci ha permesso anche di tirare il fiato: alcuni li abbiamo ammazzati, ma abbiamo cercato di catturarne altri vivi, proprio per avere delle guide che conoscessero bene la regione\".
23 E sùbito vennero condotti i due prigionieri: li interrogarono separatamente, chiedendo se conoscessero una via diversa da quella che si vedeva. Uno dei due continuava a dire di no, nonostante le mille minacce. Dal momento che non gli si cavava niente di bocca, venne sgozzato sotto gli occhi dell´altro. 24 Quest´ultimo spiegò che, se il compagno si era ostinato a dire di non saper nulla, era per un motivo ben preciso: si dava il caso che sua figlia fosse andata in moglie a uno della zona. E proseguiva sostenendo che lui stesso li avrebbe guidati per un sentiero che anche le bestie da soma potevano percorrere. 25 Quando gli domandarono se c´erano punti che ostacolavano il cammino, rispose che l´unico era la vetta: se non ne avessero preso il controllo per primi, il passaggio sarebbe diventato impossibile.
26 Allora si decise di convocare i locaghi sia dei peltasti sia degli opliti, per illustrare loro la situazione e chiedere se c´era qualcuno pronto a dimostrarsi valoroso, a offrirsi come volontario per l´impresa. 27 Tra gli opliti si fanno avanti Aristonimo di Metidrio [arcade] e Agasia di Stinfalo [arcade], mentre Callimaco di Parrasia [arcade lui pure] scende in lizza con i due, dichiarandosi disposto a partire alla testa dei volontari di tutto l´esercito. \"So\", disse, \"che molti giovani mi seguiranno, se sarò io alla guida\". 28 Quindi domandano se anche qualche tassiarco dei gimneti avesse intenzione di unirsi a loro. Si fa avanti Aristea di Chio, che in diversi casi si era coperto di gloria in missioni analoghe.




2


1 Era pomeriggio avanzato. Ai volontari i capi ordinarono di mangiare e di mettersi in cammino. Dopo aver consegnato loro la guida in catene, si mettono d´accordo: se prendevano la cima, dovevano tenere la zona sotto sorveglianza per la notte e, all´alba, dare il segnale con la tromba: poi si sarebbero lanciati dall´alto contro i nemici che controllavano il passo, mentre il resto dell´esercito avrebbe portato loro soccorso, salendo con la massima rapidità. 2 Presi gli accordi, si misero in marcia, in tutto circa duemila uomini. Diluviava. Senofonte alla testa della retroguardia si diresse verso il passo, in modo che il nemico rivolgesse l´attenzione su questa strada e non notasse la manovra di accerchiamento. 3 Quando i Greci giunsero a un luogo scosceso che la retroguardia doveva superare per procedere nella salita, i barbari cominciarono a rotolare giù massi, grandi o piccoli che fossero, ma in quantità tale che avrebbe riempito, ogni volta, un carro. I macigni spinti verso il basso rovinavano contro le rocce, provocando una gragnuola di sassi, che parevano scagliati da fionde: non c´era la benché minima possibilità di avvicinarsi all´imboccatura della strada. 4 Alcuni locaghi, visto che di lì non si poteva passare, cercarono un´altra via. Protrassero i tentativi fino al calar delle tenebre, poi, quando pensarono di potersi allontanare inosservati, rientrarono al campo per la cena: alcuni di loro, ossia i soldati della retroguardia, non avevano nemmeno consumato il pranzo. Comunque i nemici per tutta la notte non smisero un attimo di rovesciar giù pietre: prova ne era il fragore.
5 Il gruppo che ha con sé la guida, aggira le truppe nemiche e piomba sulle sentinelle sedute attorno al fuoco: ne uccisero alcune, ne costrinsero alla fuga altre e lì si installarono i Greci, convinti che la sommità fosse sotto il loro controllo. 6 Invece non la controllavano. Sopra di loro si elevava un poggio, sul quale correva un sentiero, stretto, che restava in mano alle sentinelle nemiche. E da qui partiva una via che conduceva alle postazioni avversarie lungo la strada aperta. 7 Trascorsero lì la notte. Quando spuntò il giorno, in silenzio e in formazione da battaglia mossero contro gli avversari: c´era nebbia, per cui i nemici non si accorsero del loro arrivo. Quando i due schieramenti furono l´uno in vista dell´altro, la tromba diede il segnale e i Greci, levando il grido di guerra, puntarono contro gli avversari, che non ressero all´assalto, ma abbandonarono la strada e fuggirono subendo poche perdite, perché erano armati alla leggera. 8 Chirisofo e i suoi, non appena udirono il suono della tromba, risalirono sùbito per la strada aperta. Gli altri strateghi seguirono sentieri mai battuti, ciascuno imboccando la prima via che capitava. S´inerpicavano come potevano, tirandosi su l´un l´altro con l´aiuto delle lance. 9 Furono i primi a ricongiungersi con le truppe che avevano occupato la postazione.
Senofonte con metà della retroguardia ripercorre la strada seguita dal gruppo con la guida, infatti era la via più facilmente percorribile dalle bestie da soma. Schierò l´altra metà dietro la colonna degli animali. 10 Durante la marcia càpitano sotto un colle sovrastante la via, che era nelle mani dei nemici. Non c´erano alternative: o annientarli o rimaner tagliati fuori dal resto dell´esercito greco. Avrebbero seguito le orme degli altri, se non fosse stato per le bestie da soma, che non potevano passare da nessun´altra strada, se non di lì. 11 Allora si esortano a vicenda e, con i lochi schierati in colonne, si lanciano verso la cima del colle, ma non l´accerchiano totalmente, per lasciare al nemico uno scampo, se voleva fuggire. 12 Finché i Greci procedettero in salita, ciascuno scegliendo il percorso che il terreno consentiva, i barbari li coprirono con un nugolo di frecce e sassi, ma poi non aspettarono che i nostri si facessero sotto, anzi evacuarono la zona e si diedero alla fuga. I Greci, quando avevano già superato il primo colle, ne videro un altro, presidiato dal nemico: decisero un nuovo attacco. 13 Senofonte valutò che, se avessero lasciato sguarnito il colle già nelle loro mani, i nemici lo avrebbero preso per la seconda volta per poi assalire la colonna degli animali che transitava lì sotto - si snodavano in fila lunghissima, perché la strada era stretta - perciò lasciò sul primo colle i locaghi Cefisodoro figlio di Cefisofonte ateniese, Arcagora figlio di Anfidemo ateniese e Arcagora esule argivo. Dal canto suo, con gli altri mosse verso il secondo colle. Sfruttando la stessa tattica, lo presero.
14 Rimaneva ancora un terzo poggio, molto più scosceso: si trattava proprio del rialzo sovrastante il posto di guardia di cui i volontari greci si erano impadroniti di notte, quando i nemici erano attorno al fuoco. 15 Non appena i Greci sono a ridosso, i barbari abbandonano il poggio senza colpo ferire, tra lo stupore di tutti. C´era il sospetto che avessero sgombrato il campo per timore di essere accerchiati e di rimanere indietro assediati. I nemici invece, scrutando dall´alto, avevano notato l´arrivo della retroguardia ed erano partiti in massa all´attacco. 16 Senofonte con i più giovani raggiunse la cima e ordinò agli altri di rallentare l´andatura, per consentire il ricongiungimento delle colonne più arretrate. Trasmise anche l´ordine di procedere lungo la via finché non fossero giunti alla spianata, dove potevano deporre le armi e sostare.
17 A quel punto sopraggiunge Arcagora l´esule argivo e dice che erano stati scalzati dal colle e che avevano perso la vita Cefisodoro, Anficrate e chi non era stato lesto a riunirsi alla nostra retroguardia balzando giù dalla rupe. 18 Forti del successo, i barbari si attestarono su un altro colle, dirimpetto al poggio. Senofonte, mediante un interprete, entrò con loro in trattative per concludere una tregua e chiese la restituzione dei cadaveri. 19 I nemici dissero che li avrebbero consegnati, a patto che i Greci non dessero fuoco alle case. Senofonte accettò le condizioni. Il patteggiamento si svolse proprio in concomitanza con l´appressarsi del resto dell´esercito; intanto confluirono lì tutti i nemici che erano in zona. 20 Quando i Greci cominciarono la discesa dal poggio verso i compagni, nel punto in cui questi ultimi avevano deposto le armi, i nemici li aggredirono in massa, strepitando: non appena raggiunsero la vetta del poggio da cui Senofonte era partito, iniziarono a precipitar giù massi. Un soldato si ruppe una gamba, lo scudiero di Senofonte se la svignò portando con sé lo scudo. 21 Un oplita, Euriloco di Lusi [arcade], corse in aiuto di Senofonte e parò lo scudo a protezione di entrambi, coprendo la ritirata. Anche gli altri ripiegarono presso le truppe schierate.
22 Quindi l´esercito greco si ricostituì al completo e prese alloggio nella zona, in diverse case, belle e stracolme di viveri: c´era vino in quantità, conservato in cisterne dalle pareti intonacate. 23 Senofonte e Chirisofo riuscirono a ottenere la riconsegna dei cadaveri e restituirono la guida. Ai morti, nel limite del possibile, resero ogni onoranza funebre, com´è consuetudine per i valorosi.
24 Il giorno successivo proseguirono senza guida. I nemici ripresero le ostilità e, dovunque ci fosse una strozzatura della strada, precedevano i nostri e la occupavano, impedendo il passaggio. 25 Quando la testa dell´esercito rimaneva bloccata, Senofonte partiva dalla retroguardia, saliva verso le cime dei monti e poi, da una posizione più elevata rispetto al nemico, riusciva a forzare lo sbarramento e ad aprire il passo. 26 Ogni volta che era la coda invece a subire l´attacco, Chirisofo deviava la sua marcia e, cercando di rimaner più in alto del nemico, spezzava lo sbarramento che ostacolava il passaggio della retroguardia: di volta in volta l´avanguardia e la retroguardia correvano in aiuto l´una dell´altra, sempre preoccupandosi reciprocamente della sorte dei compagni.
27 Non solo durante la salita, ma anche nella discesa i barbari misero più volte i Greci alle strette: erano gente agile, tanto che riuscivano a fuggire anche se voltavano le spalle a brevissima distanza. Del resto non portavano che arco e fionda. 28 Erano tra l´altro valentissimi arcieri, dotati di un arco di tre braccia circa, mentre i dardi superavano le due braccia di lunghezza. Ogni volta che scoccavano una freccia, tendevano la corda poggiando il piede sinistro sulla parte inferiore dell´arco: trapassavano scudi e corazze. I Greci, quando riuscivano a recuperare le loro frecce, le riutilizzavano come giavellotti, applicandovi una cinghia. In queste regioni si rivelò particolarmente preziosa l´opera dei Cretesi, capeggiati da Stratocle cretese.





3


1 Per quel giorno alloggiarono nei villaggi sovrastanti la pianura del Centrite, un fiume largo all´incirca due pletri, che segna il confine tra l´Armenia e la regione dei Carduchi. Qui i Greci ripresero fiato, felici di vedere una pianura: il fiume distava sei o sette stadi dai monti dei Carduchi. 2 Allora si accamparono con grande gioia, perché avevano i viveri e perché molti dei travagli vissuti erano ormai solo un ricordo. Per sette giorni interi - tanto era durata la marcia nelle terre dei Carduchi - non avevano cessato di combattere e i mali sofferti superavano tutte quante le pene patite per colpa del re e di Tissaferne. Ma era acqua passata e dormirono sereni.
3 Sul far del giorno, in un punto della riva opposta scorgono dei cavalieri in armi, intenzionati a impedire il guado. In posizione più elevata rispetto ai cavalieri c´erano i fanti, schierati sulle alture per sbarrare il passaggio in Armenia. 4 Si trattava di Armeni, Mardi e Caldei, mercenari al servizio di Oronta e Artuca. I Caldei avevano fama di gente libera e gagliarda. Come armamento avevano lunghi scudi di vimini e lance. 5 Le alture su cui erano stati dislocati i mercenari, distavano tre o quattro pletri dal fiume. A vista d´occhio c´era una sola via che conduceva in alto: sembrava scavata appositamente dalla mano dell´uomo. I Greci si prepararono a varcare il fiume in quel punto. 6 Iniziata la manovra, non appena l´acqua superò il livello dei pettorali, il letto del fiume si rivelò disseminato di pietre grandi e scivolose. Tra l´altro non si potevano tenere le armi nell´acqua, perché la corrente le strappava via; se qualcuno invece le sollevava sopra la testa, si esponeva al tiro di frecce o proiettili d´altro genere. Tornarono indietro e posero le tende lì, lungo il fiume. 7 Ma videro che, proprio nel luogo in cui si erano fermati la notte precedente, si erano adesso raccolti molti Carduchi in armi. Allora serpeggiò profonda sfiducia tra i Greci: vedono la difficoltà di passare il fiume, vedono i nemici che si apprestavano a impedire l´attraversamento e vedono alle spalle i Carduchi pronti a incalzare chi tenti il guado.
8 Per quel giorno e quella notte rimasero fermi, senza saper che fare. Senofonte ebbe un sogno: gli sembrò di essere in catene, ma i vincoli si allentavano da sé, al punto che, libero, poteva dirigersi dovunque volesse. Sul far dell´alba, Senofonte raggiunge Chirisofo e, raccontandogli il sogno, gli spiega di nutrire fondate speranze in una soluzione positiva. 9 Chirisofo ne fu felice e, alle prime luci dell´alba, tutti gli strateghi presenziarono a un sacrificio: gli auspici si rivelarono immediatamente favorevoli, fin dalla prima vittima. Al termine, dopo aver lasciato il luogo della cerimonia, gli strateghi e i locaghi trasmisero alla truppa l´ordine di fare colazione.
10 Proprio durante il rancio corrono incontro a Senofonte due giovani: tutti sapevano che era possibile avvicinarsi a lui e parlargli anche durante la colazione o il pranzo oppure svegliarlo nel sonno, se si trattava di questioni militari. 11 I due dissero che, mentre se ne andavano in giro a raccogliere legna da ardere, avevano scorto sull´altra sponda, tra le rocce digradanti fino al fiume, un vecchio, una donna e delle ragazze che deponevano qualcosa in un anfratto, forse sacchi pieni di vesti. 12 Di fronte a tale scena, avevano pensato che la traversata non comportasse rischi: la zona antistante la loro, sull´altra riva, non consentiva infatti l´accesso ai cavalieri nemici. Si erano spogliati completamente, tenendo con sé i pugnali, decisi alla traversata a nuoto. Ma una volta entrati in acqua, erano riusciti a varcare il fiume senza neppure bagnarsi i genitali. Giunti sulla sponda opposta, avevano preso le vesti ed erano tornati indietro.
13 Sùbito Senofonte offrì personalmente una libagione agli dèi e ordinò di mescere vino ai due giovani e di chiedere un felice esito dell´impresa pregando le divinità che gli avevano inviato il sogno e indicato il guado. Dopo condusse sùbito da Chirisofo i due giovani, che esposero anche a lui l´accaduto. Pure Chirisofo, non appena udì le loro parole, libò agli dèi. 14 Quindi al resto dell´esercito ordinò di preparare i bagagli; insieme convocarono gli strateghi per prendere una decisione: bisognava attraversare il fiume in tutta sicurezza, piegare la resistenza delle truppe nemiche sul fronte e coprirsi le spalle per non subire perdite. 15 Deliberarono che Chirisofo tenesse la testa e passasse sull´altra riva con una metà dell´esercito; l´altra metà sarebbe rimasta al di qua del fiume con Senofonte, perché prima dovevano transitare i bagagli e il grosso dell´esercito.
16 Quando tutto era a posto, si misero in marcia. Li guidavano i due giovani, tenendo il fiume sulla sinistra. Lo spazio da coprire fino al guado era di circa quattro stadi. 17 Mentre procedevano, sulla riva opposta li seguivano, parallelamente, gli squadroni della cavalleria nemica. Non appena giunsero al guado, dirimpetto alle rocce, posero a terra le armi e per primo Chirisofo stesso si cinse il capo con una corona, si svestì, impugnò le armi e diede ordine ai locaghi di schierarsi in colonna, parte alla sua sinistra, parte alla sua destra. 18 Gli indovini sgozzarono le vittime proprio nelle acque del fiume: i nemici cominciarono a scaricare una gragnuola di dardi e proiettili, ma non erano ancora a tiro. 19 Quando le vittime diedero auspici favorevoli, tutti i soldati intonarono il peana e levarono il grido di guerra. Anche le donne lanciarono un urlo altissimo, tutte quante: c´erano molte prostitute al séguito dell´esercito.
20 Chirisofo avanzò e pure i suoi. Senofonte prese con sé le truppe della retroguardia più agili e cominciò a marciare a ritroso di gran carriera, verso la strada in corrispondenza con lo sbocco che portava ai monti dell´Armenia: fingeva di voler varcare lì il fiume per chiudere in una morsa i cavalieri avversari che stazionavano lungo la riva. 21 I nemici, vedendo che non solo Chirisofo e i suoi passavano senza intoppi le acque, ma che pure Senofonte e i suoi tornavano indietro di corsa, nel timore di essere tagliati fuori, fuggono a briglia sciolta, dando l´impressione di puntare verso la strada che conduceva alle alture. Quando poi giungono sulla strada, piegano in alto verso il monte. 22 Licio, il comandante della cavalleria, ed Eschine, il capo dei peltasti di Chirisofo, non appena videro gli avversari battere precipitosamente in ritirata, li inseguirono: i soldati cominciarono a gridare che non li lasciassero indietro, che si doveva scalare il monte tutti insieme. 23 Chirisofo dal canto suo, portato a termine il guado, non inseguì i cavalieri, ma puntò immediatamente verso le alture sovrastanti il fiume, dove si erano attestati i nemici. Questi ultimi, scorgendo i propri cavalieri in fuga e gli opliti greci avanzare, abbandonano le postazioni nella zona sovrastante il fiume.
24 Senofonte, quando si avvede che sull´altra riva le cose vanno per il meglio, raggiunge per la via più breve le truppe che stavano ancora varcando il fiume. Ormai i Carduchi erano in vista: scendevano verso la pianura preparandosi ad attaccare la retroguardia. 25 E mentre Chirisofo teneva il controllo delle alture, Licio con pochi uomini tentò un inseguimento e si impadronì dei bagagli che erano stati abbandonati: ricche vesti e boccali. 26 Le salmerie dei Greci e il grosso delle truppe avevano già superato la metà del percorso, quando Senofonte, con un dietro-front, spianò le armi contro i Carduchi. Ai locaghi trasmise l´ordine di dividere ciascuno il proprio loco in enomotie e di portare poi le squadre sulla linea di battaglia, tenendo la sinistra: i locaghi e gli enomotarchi dovevano muovere verso i Carduchi, la retroguardia attestarsi vicino al fiume. 27 I Carduchi, non appena videro le truppe della coda staccate dal grosso e ormai apparentemente ridotte a pochi effettivi, accelerarono il passo intonando certe loro canzoni. Chirisofo, una volta consolidata la propria postazione, invia a Senofonte i peltasti, i frombolieri e gli arcieri, con l´ordine di obbedire in tutto e per tutto a Senofonte.
28 Non appena li vede passare il fiume, Senofonte manda un messo con l´ordine di rimaner lì, sulla riva, senza proceder oltre: quando avessero visto la retroguardia dare il via al guado, dovevano scendere in acqua, faccia al nemico, a destra e a sinistra, fingendo di attraversare il fiume, i giavellottisti pronti al lancio e gli arcieri con le frecce incoccate, ma non dovevano spingersi troppo avanti nel fiume. 29 Ai suoi invece passò l´ordine di intonare il peana e di correre contro i nemici, non appena i loro proiettili avessero raggiunto le nostre file e gli scudi cominciato a risuonare. Poi, quando gli avversari avessero voltato le spalle e il trombettiere, dal fiume, suonato la carica, dovevano piegare a destra, a partire dall´ultima linea, correndo tutti e oltrepassando il fiume con la massima velocità, ciascuno al proprio posto, per non intralciarsi a vicenda: la palma del migliore sarebbe toccata a chi per primo avesse raggiunto l´altra sponda.
30 I Carduchi videro che i Greci erano ormai rimasti in pochi - perché molti dei soldati che avevano ricevuto l´ordine di restare sul posto si erano invece mossi per proteggere chi le bestie da soma, chi i bagagli, chi le prostitute - li aggredirono allora con fiduciosa baldanza, cominciando il lancio di frecce e proiettili. 31 Ma i Greci levarono il peana e puntarono contro di loro, di corsa. I nemici non ressero: erano armati come richiede una guerra di montagna, dove sono rapidi gli attacchi e repentine le fughe, ma non erano in grado di sostenere un corpo a corpo. 32 A quel punto il trombettiere diede il segnale: i nemici fuggirono ancor più a gambe levate, i Greci invece presero la direzione opposta, attraverso il fiume a tutta velocità. 33 Alcuni dei nemici si accorsero della manovra e si precipitarono indietro, verso il fiume: con i loro dardi riuscirono a ferire pochi dei nostri. La maggior parte dei Carduchi però, quando i Greci erano già sull´altra sponda, si potevano scorgere ancora in fuga. 34 Le truppe greche che dovevano sbarrare il passo al nemico diedero prova di coraggio: si spinsero più in là del dovuto e ripiegarono solo dopo il passaggio dei soldati di Senofonte: anche alcuni di loro rimasero feriti.