Anabasi - Libro 6



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1 In séguito, finché rimasero a Cotiora, i Greci trovarono di che sostentarsi o coi viveri comprati al mercato o saccheggiando i campi della Paflagonia. Ma anche i Paflagoni derubavano a più non posso quelli dei nostri che si staccavano dai gruppi; di notte, poi, attaccavano chi aveva piantato le tende lontano dal grosso. Di conseguenza ne derivò un´aspra ostilità reciproca.
2 Corila, che all´epoca era capo della Paflagonia, manda ai Greci degli emissari con cavalli e splendide vesti, per annunciare che era pronto a non sferrare attacchi ai Greci, a patto di non subirne. 3 Gli strateghi risposero che a questo proposito si sarebbero consultati con l´esercito. Intanto accolsero in modo ospitale gli emissari, li invitarono a banchetto e con loro anche chi, tra i soldati, era giudicato più degno.
4 Dopo aver sacrificato buoi catturati al nemico e altre vittime, offrirono un abbondante banchetto, ma furono costretti a mangiar sdraiati su pagliericci e a bere da coppe di corno che avevano trovato nella zona. 5 Quando le libagioni ebbero avuto luogo e il peana fu intonato, per primi si alzarono i Traci, che, armi in pugno, danzarono al suono del flauto, spiccando salti altissimi, con grande leggerezza e mulinando le spade. Alla fine un danzatore colpì un altro e a tutti sembrò che l´avesse ucciso: cadde davvero con grande arte. 6 I Paflagoni lanciarono un urlo. Il primo, dopo aver spogliato delle armi il secondo, si allontanò modulando la canzone di Sitalce. Gli altri Traci raccolsero il caduto e lo portarono via come se fosse morto: invece non si era fatto niente.
7 Poi fu il turno degli Eniani e dei Magneti, che danzarono in armi la cosiddetta carpea. 8 Ha la seguente caratteristica: uno dei danzatori, deposte a terra le armi, semina e ara con una coppia di buoi, voltandosi spesso all´indietro come in preda al timore. Dopo arriva il brigante: appena lo scorge, il contadino impugna le armi, gli si para dinnanzi e lo affronta, a difesa della coppia di buoi. I due danzatori eseguirono ogni gesto a tempo, seguendo il suono del flauto. Alla fine il brigante legò l´altro e condusse via i buoi. Ma, a volte, è il contadino ad aver la meglio sul brigante: allora lo aggioga coi buoi e lo trascina con le mani legate dietro la schiena.
9 Successivamente si esibì un Misio, con due scudi leggeri, uno per mano. Danzava mimando un combattimento: ora fingeva di tener testa a due nemici, ora di usare gli scudi contro un solo avversario, girava vorticosamente su se stesso e piroettava, sempre stringendo gli scudi: uno spettacolo! 10 In ultimo ballò la persica, battendo tra loro gli scudi, si piegava sulle gambe e si rialzava, sempre a tempo di flauto.
11 Dopo di lui [subentrando] i Mantinei e altri arcadi si alzarono e, adorni delle armi più belle, avanzarono a passo cadenzato, al ritmo dell´enoplio scandito dai flauti. Intonarono il peana e danzarono come nelle processioni verso i templi degli dèi.
A tale vista i Paflagoni giudicarono singolare che tutte le danze fossero eseguite in armi. 12 Allora il Misio, vedendo che erano rimasti colpiti, porta in scena una danzatrice, col consenso di un Arcade che l´aveva acquistata: la abbiglia con le vesti più splendide e le dà uno scudo leggero. La donna ballò la pirrica con agilità straordinaria. 13 Allora ci fu un applauso scrosciante, e i Paflagoni chiesero se anche le donne combattessero al fianco dei Greci. Risposero che erano state proprio le donne a costringere il re a fuggire dal loro accampamento. La notte si concluse così.
14 Il giorno successivo gli emissari vennero condotti al cospetto dell´esercito. I soldati decisero di non attaccare i Paflagoni, a patto di non essere attaccati. Dopo di che, gli emissari se ne andarono. I Greci, quando giudicarono che il numero delle navi era sufficiente, salirono a bordo e navigarono un giorno e una notte con vento favorevole, tenendo la Paflagonia sulla sinistra. 15 L´indomani giungono a Sinope e ormeggiano ad Armene, il porto di Sinope. I Sinopei abitano in Paflagonia e sono coloni dei Milesi. Gli abitanti inviano ai Greci tremila medimni di farina d´orzo e millecinquecento anfore di vino come doni ospitali.
Giunse qui anche Chirisofo con una triremi. 16 I soldati si aspettavano che portasse qualcosa per loro, ma non aveva nulla. In compenso notificò che sia il navarco Anassibio sia tutti gli altri li elogiavano e che Anassibio aveva promesso che, se lasciavano il Ponto, garantiva loro una paga. 17 Qui, in Armene, i soldati rimasero cinque giorni.
Man mano che sentivano di avvicinarsi a casa, s´insinuava in loro, più che in passato, il desiderio sì di ritornare in patria, ma non a mani vuote. 18 Pensarono allora che, se avessero nominato un comandante unico, costui avrebbe potuto impiegare l´esercito tanto di giorno come di notte, molto meglio che un gruppo di capi. Se si trattava di una manovra per sfuggire all´attenzione nemica, era più facile mantenere il segreto. Se si doveva agire con tempestività, avrebbero subito meno ritardi, perché non c´era bisogno di consultarsi, bastava eseguire le decisioni di quell´uno. Per il passato invece gli strateghi avevano sempre rispettato il parere della maggioranza.
19 Nel corso di tali considerazioni si rivolsero a Senofonte. I locaghi si recarono da lui per comunicargli come la pensava l´esercito: ciascuno di loro, nel manifestargli il proprio favore, cercava di convincerlo ad assumere l´incarico. 20 Senofonte da un lato era incline ad accettare, perché riteneva che, così, il suo prestigio sarebbe aumentato e la sua notorietà cresciuta agli occhi degli amici e in patria, se gli capitava di procurare all´esercito qualche vantaggio. 21 Riflessioni di tal genere lo spingevano a desiderare il comando con pieni poteri. Ma, d´altro lato, ogni qual volta il pensiero gli correva al fatto che è oscuro il destino che pende sul capo di ogni uomo e che, pertanto, c´era il rischio di perdere anche la fama precedentemente acquisita, non sapeva che fare.
22 Incerto sulla decisione da prendere, pensò bene di interrogare gli dèi. Presentate due vittime, le sacrificò a Zeus re, che era appunto la divinità cui doveva rivolgersi, secondo il vaticinio di Delfi. Era convinto che proprio da Zeus re venisse il sogno apparsogli al tempo in cui, per la prima volta, condivise le responsabilità per la guida dell´esercito. 23 E si ricordava anche dell´aquila che, al momento della sua partenza da Efeso per unirsi alla spedizione di Ciro, aveva emesso uno strido, da destra, posandosi però a terra. L´indovino che lo accompagnava gli aveva detto che era un segno portentoso, non riguardante la sua vita privata, un presagio foriero di gloria, ma anche di sventura, dal momento che, per lo più, gli altri uccelli attaccano l´aquila quando si posa a terra. Comunque, il presagio non riguardava il lato economico, perché l´aquila di solito si procura il cibo in volo. 24 Così, quando Senofonte celebrò il sacrificio, il dio manifestò con chiarezza che non doveva né aspirare al comando né accettarlo in caso di elezione. E così fu.
25 L´esercito si radunò e tutti proposero di eleggere un solo capo. Presa la decisione, avanzarono il nome di Senofonte. Quando era ormai chiaro che lo avrebbero eletto, se si fosse passati alla votazione, si alzò e disse:
26 \"Soldati, sono un uomo e, come tale, l´onore che mi concedete mi lusinga: vi ringrazio e prego gli dèi che mi permettano di procurarvi qualche beneficio. Quanto al fatto che scegliate me come capo, quando è presente tra noi uno Spartano, non mi pare per voi una mossa vantaggiosa, perché, in caso di bisogno, vi sarà più difficile ottenere l´aiuto di Sparta. Anche per me, poi, credo che la situazione non sarebbe del tutto tranquilla. 27 Ho davanti agli occhi quel che è capitato alla mia patria: gli Spartani non hanno allentato la morsa prima di costringere tutta la città a riconoscere la loro egemonia. 28 È bastato accettarla, e sùbito lo scontro è cessato, hanno tolto l´assedio. Guardando a quegli avvenimenti, se qui dessi l´impressione di far vacillare il prestigio spartano, temo che ben presto sarei ricondotto alla ragione. 29 Per quanto riguarda la vostra considerazione che dovrebbero verificarsi meno sedizioni quando alla guida fosse un unico capo invece di molti, sappiate bene che, eleggendo un altro, non mi sorprenderete a ribellarmi: chi in guerra si rivolta contro il proprio comandante, secondo me non fa che rivoltarsi contro la propria speranza di salvezza. Qualora invece sceglieste me, non mi meraviglierei se trovaste qualcuno pieno di rancore nei confronti vostri e nei miei\".
30 Ma dopo le sue parole, furono ancora di più quelli che si levano a dire che doveva accettare il comando. Agasia di Stinfalo dichiarò che la situazione, se stava in quei termini, era ridicola: \"Gli Spartani allora monteranno su tutte le furie anche se, a un banchetto, non verrà eletto re della festa uno Spartano? Se le cose stanno così, non possiamo neppure rivestire la carica di locaghi, a quanto pare, perché siamo Arcadi\". Allora tutti presero a vociare, dando ragione ad Agasia.
31 Senofonte, poiché si rendeva conto che le sue precedenti parole non erano bastate, si fece avanti: \"Bene, o uomini, non voglio tenervi all´oscuro di niente: vi giuro su tutti gli dèi e le dee che non appena mi sono reso conto delle vostre intenzioni ho celebrato un sacrificio per sapere se fosse nel vostro interesse affidarmi questa carica e nel mio accettarla. Gli dèi, attraverso le vittime, in modo così chiaro che anche un profano non avrebbe nutrito dubbi, mi hanno indicato che dovevo rifiutare il comando assoluto\".
32 Così scelgono Chirisofo, che, appena eletto, prese la parola: \"Uomini, tenete per certo che neppure io mi sarei ribellato, se aveste scelto un altro. A Senofonte comunque, non eleggendolo, avete fatto un favore. Fino a poco fa Dessippo non perdeva occasione per calunniarlo agli occhi di Anassibio con ogni mezzo, nonostante i miei tentativi per zittirlo. Dessippo voleva sostenere che Senofonte avrebbe preferito dividere il comando dell´esercito di Clearco con Timasione, nativo di Dardano, piuttosto che con me, che sono lacone. 33 Ma siccome avete eletto me\", proseguì Chirisofo, \"cercherò io pure, per quanto mi sarà possibile, di procurarvi vantaggi. Preparatevi alla partenza per domani, se c´è tempo buono. La rotta sarà per Eraclea: dobbiamo tutti quanti cercare di gettar là le ancore. Quanto al resto, una volta che saremo sul posto, decideremo\".




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1 Da qui il giorno successivo salparono col favore del vento e proseguirono lungo il litorale per due giorni. Navigando sotto costa, [ebbero modo di vedere il promontorio di Giasone, dove si narra che sia stata ormeggiata la nave Argo, nonché le foci di vari fiumi, prima il Termodonte, poi l´Iris, l´Alis e quindi il Partenio; una volta superato quest´ultimo,] giunsero a Eraclea, città greca, colonia dei Megaresi nel territorio dei Mariandini. 2 Gettarono le ancore nei pressi del Chersoneso Acherusiade, dove si racconta che Eracle sia sceso agli Inferi per catturare il cane Cerbero, proprio nel punto in cui ancor oggi, come prova della sua discesa, additano una voragine profonda più di due stadi. 3 Qui gli abitanti di Eraclea inviano ai Greci i doni ospitali: tremila medimni di farina d´orzo, duemila anfore di vino, venti buoi e cento pecore. Attraverso la pianura scorre un fiume di nome Lico, largo circa due pletri.
4 I soldati si riunirono e cominciarono a discutere sul resto del viaggio, se fosse meglio uscire dal Ponto per terra o per mare. Si levò in piedi l´acheo Licone e disse: \"Uomini, mi meraviglio dei nostri strateghi, non tentano nemmeno di procurarci i viveri: i doni ospitali non basteranno all´esercito nemmeno per tre giorni. E non c´è modo di trovare viveri durante il viaggio. 5 Perciò propongo di chiedere alla gente di Eraclea non meno di tremila ciziceni\". \"Non meno di diecimila\", fece eco un altro. \"Dobbiamo scegliere degli emissari\", proseguì Licone, \"e mandarli sùbito in città, mentre rimaniamo qui. Aspettiamo la risposta degli abitanti di Eraclea e poi ci regoleremo di conseguenza\". 6 Allora come emissario proposero prima di tutto Chirisofo, perché lo avevano eletto comandante in capo. Ci fu anche chi avanzò il nome di Senofonte. Ma sia Chirisofo sia Senofonte rifiutarono con decisione: erano entrambi dell´avviso che non si dovesse costringere una città greca, e per di più alleata, a consegnare qualcosa contro la propria volontà. 7 Poiché i due si erano mostrati riluttanti, inviano Licone l´acheo, Callimaco di Parrasia e Agasia di Stinfalo, che, giunti là, esposero le decisioni dell´esercito. Licone però, almeno a detta loro, aggiunse anche delle minacce, nel caso che non li avessero accontentati. 8 Allora gli abitanti di Eraclea dissero che ci avrebbero pensato. Raccolsero sùbito i beni dalle campagne, allestirono un mercato entro le mura e, quando apparvero uomini armati sulla cinta di mura, avevano già chiuso le porte.
9 A quel punto i responsabili di questa situazione accusarono gli strateghi di voler mandare a monte la faccenda. Gli Arcadi e gli Achei si riunirono: li capeggiavano in particolare Callimaco di Parrasia e Licone l´acheo. 10 Secondo loro era vergognoso che sui Peloponnesiaci comandassero uno Spartano e un Ateniese che si era unito all´esercito senza truppe al suo séguito; a loro toccavano le fatiche, agli altri i guadagni, senza contare che la salvezza era frutto del loro sudore; tutto stava sulle spalle degli Arcadi e degli Achei, il resto dell´esercito non contava niente - e, a onor del vero, Arcadi e Achei rappresentavano più della metà delle truppe. 11 Perciò, se avevano ancora un briciolo di buon senso, dovevano far gruppo a sé ed eleggere strateghi, proseguire il viaggio per conto proprio e cercare di trarre qualche vantaggio. 12 Le proposte furono approvate. Tutti gli Arcadi e gli Achei al séguito di Chirisofo e Senofonte abbandonarono i loro comandanti, costituirono gruppo autonomo ed elessero dieci strateghi. Votarono che costoro avrebbero rispettato il volere della maggioranza. Il comando assoluto di Chirisofo dunque si dissolse a sei o sette giorni di distanza dalla sua elezione.
13 Senofonte comunque voleva proseguire insieme a loro: il viaggio, ne era convinto, sarebbe stato più sicuro così, che non andando ciascuno per la propria strada. Neone però lo persuase a unirsi a lui, perché aveva sentito dalla bocca di Chirisofo che Cleandro, l´armosta di Bisanzio, aveva assicurato che li avrebbe raggiunti al porto di Calpe con delle triremi. 14 Così non avrebbero dovuto dividere con nessuno le triremi, ma solo loro e i rispettivi soldati si sarebbero imbarcati: questo suggeriva Chirisofo, vuoi perché amareggiato dagli eventi, vuoi per il rancore maturato nei confronti dell´esercito, gli concede di agire a suo piacimento. 15 Senofonte si preparò comunque ad abbandonare l´esercito e a levar le ancore; ma nel celebrare un sacrificio a Eracle perché gli fosse di guida, quando chiese se fosse preferibile e più conveniente per lui seguire i soldati rimasti al suo fianco oppure staccarsene, il dio, attraverso le vittime, gli indicò di restare unito alla spedizione. 16 Così l´esercito si divise in tre tronconi: gli Arcadi e gli Achei con più di quattromila uomini, tutti opliti; al séguito di Chirisofo circa millequattrocento opliti e più o meno settecento peltasti, cioè i Traci di Clearco; agli ordini di Senofonte circa millesettecento opliti e grosso modo trecento peltasti. L´unico ad avere un contingente di cavalleria era Senofonte, con una quarantina di unità.
17 Gli Arcadi riuscirono a procurarsi delle imbarcazioni dagli abitanti di Eraclea e furono i primi a sciogliere gli ormeggi, per piombare all´improvviso sui Bitini e far man bassa. Sbarcano al porto di Calpe, che è all´incirca al centro della costa della Tracia. 18 Chirisofo, lasciata la città di Eraclea, s´incamminò sùbito nell´interno, ma non appena penetrò in Tracia, proseguì la marcia lungo la costa: era già malato. 19 Senofonte viaggiò per mare e sbarcò ai confini tra la Tracia e la regione di Eraclea, per proseguire la marcia nell´entroterra.





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1 [In che modo dunque il comando assoluto di Chirisofo si dissolse e l´esercito greco si spezzò, è detto nelle parti sopra riportate.] 2 Ecco cosa fece ciascun gruppo. Gli Arcadi, non appena scendono al porto di Calpe, di notte, si dirigono verso i primi villaggi, a circa trenta stadi dal mare. Quando spuntò la luce, ogni stratego condusse il proprio loco contro un villaggio: se il villaggio pareva piuttosto grande, due strateghi accorpavano i loro contingenti e muovevano all´assalto. 3 Stabilirono anche un colle sul quale poi avrebbero dovuto ritrovarsi tutti. Piombando sui nemici all´improvviso, riuscirono a rendere schiava molta gente e a catturare parecchio bestiame. 4 Ma i Traci fuggiti andavano raccogliendosi: armati alla leggera com´erano, sgusciavano addirittura via dalle mani degli opliti greci, che avevano armi troppo pesanti per rincorrerli. Una volta che si furono radunati, attaccarono prima il loco di Smicrete, uno stratego arcade, che si stava ormai ritirando verso il luogo convenuto, con ingente bottino. 5 Per un tratto i Greci continuarono la marcia combattendo, ma al momento di superare un burrone fuggirono di qua e di là. I nemici uccisero lo stesso Smicrete e tutti gli altri. Di un altro loco, quello di Egesandro, uno dei dieci strateghi, non rimasero che otto uomini, tra i quali Egesandro stesso.
6 Gli altri lochi si riunirono, alcuni con difficoltà, altri senza. I Traci, dopo la buona sorte dei primi assalti, cominciarono a chiamarsi reciprocamente a raccolta e circondarono in forze i Greci durante la notte. Allo spuntar del giorno avevano accerchiato il colle su cui i Greci si erano accampati. C´erano parecchi cavalieri e peltasti, e continuavano a confluire nemici: si sentivano tanto sicuri da poter assalire perfino gli opliti. 7 I Greci infatti non avevano né arcieri né lanciatori di giavellotto né cavalieri; i nemici invece si facevano sotto, di corsa o al galoppo, scagliando i loro proiettili. E a ogni assalto dei Greci ripiegavano con facilità, mentre altri dei loro, su diversi fronti, contrattaccavano. 8 Perciò, in un campo c´erano molti feriti, nell´altro nemmeno uno. Insomma i Greci non poterono spostarsi da lì, anzi, alla fine i Traci riuscirono anche a tagliarli fuori dai rifornimenti d´acqua. 9 Quando la situazione era ormai disperata, cominciarono a trattare per una tregua. C´era accordo su ogni punto, ma non sugli ostaggi, che i Traci si rifiutarono di consegnare, nonostante le richieste dei Greci: fu questo l´ostacolo che mandò all´aria tutto. Tale era la situazione degli Arcadi.
10 Chirisofo, con una marcia tranquilla lungo la costa giunge al porto di Calpe.
Quanto al contingente di Senofonte, che proseguiva il cammino nell´entroterra, i suoi cavalieri mandati in avanscoperta s´imbatterono in alcuni vecchi che camminavano verso di loro. Quando furono condotti al suo cospetto, Senofonte domandò loro se avessero per caso notizie di un altro esercito, greco per la precisione. 11 I vecchi illustrarono tutto l´accaduto, dicendo che attualmente i Greci erano stretti d´assedio su un colle, mentre i Traci, in gran numero, li avevano circondati. Allora Senofonte diede disposizione di tenere sotto stretta sorveglianza quegli uomini, che potevano servire da guide in caso di necessità. Predispose le sentinelle, convocò le truppe e tenne un discorso:
12 \"Soldati, molti degli Arcadi sono caduti e i superstiti sono stretti d´assedio su un colle. Sono convinto che, se anch´essi moriranno, neppure per noi ci sarà salvezza, perché i nemici sono tanti e sicuri di sé. 13 La cosa migliore per noi è di correre in loro aiuto al più presto: se sono ancora vivi, combatteremo al loro fianco e non rimarremo soli, ad affrontare soli anche i pericoli. 16 Da qui siamo tagliati fuori da ogni ritirata. La via del ritorno verso Eraclea, infatti, è lunga, come pure lunga è la strada per Crisopoli. E poi il nemico ci sta addosso. Brevissimo è invece il tratto per il porto di Calpe, dove, secondo i nostri calcoli, dovrebbe trovarsi Chirisofo, se si è salvato. Là però non avremo imbarcazioni con cui partire e, se rimarremo sul posto, i viveri non ci basteranno neppure per un giorno. 17 Se gli Arcadi ora assediati verranno distrutti e ci toccherà affrontare i rischi delle battaglie con il solo contingente di Chirisofo, per noi sarà durissima. È più semplice salvare gli Arcadi, concentrare le nostre forze e raggiungere la salvezza, tutti insieme. Ma bisogna mettersi in marcia preparati all´idea che, adesso, o si muore gloriosamente o si compie una fulgida impresa, salvando tanti Greci. 18 Forse a dirigere così gli eventi è la divinità, che vuole umiliare i vanagloriosi perché troppo superbi e concedere più alti onori a noi, che ci regoliamo in base al volere divino. Su, seguite i vostri capi e rimanete ben attenti, per poter eseguire ogni ordine. 14 Adesso avanzeremo finché non ci sembrerà giunto il momento del pranzo. Ma nel corso della marcia, Timasione rimarrà in avanscoperta con i cavalieri, senza perderci di vista ed esplorando la zona antistante l´esercito: dobbiamo evitare ogni sorpresa\".
19 Detto ciò, prese la testa dell´esercito. 15 Scelse, tra i gimneti, i soldati più agili e li inviò sulle pendici e le cime dei monti, con l´incarico di segnalare se avessero avvistato qualcosa. Diede loro l´ordine di incendiare tutto il materiale combustibile che avessero trovato sulla loro strada. 19 I cavalieri, alla spicciolata, ma sempre entro i limiti di sicurezza, cominciarono ad appiccare il fuoco. Allo stesso modo i peltasti, che procedevano di pari passo sulle alture, bruciavano tutto ciò che vedevano d´infiammabile, e pure l´esercito, se s´imbatteva in qualcosa che era stato tralasciato. Pertanto tutta la regione sembrava avvampare e l´impressione era che l´esercito fosse numeroso. 20 Quando venne il momento, i Greci si mossero e posero le tende su un colle. Vedevano i fuochi dei nemici, da cui distavano circa quaranta stadi. Dal canto loro, accendevano quanti più falò potevano. 21 Sùbito dopo aver cenato, velocemente fu trasmesso l´ordine di spegnere tutti i fuochi. Per la notte dislocarono sentinelle e dormirono: sul far del giorno rivolsero una preghiera agli dèi e, schierati a battaglia, ripresero a marciare più in fretta che potevano. 22 Timasione e i cavalieri, in avanscoperta con le guide, senza neppure accorgersene, si trovarono in cima al colle dove i Greci erano stati stretti d´assedio. Qui non vedono nessun esercito né amico né nemico, [e avvisano Senofonte e le truppe], ma solo delle vecchie e dei vecchi, pochi capi di bestiame e buoi abbandonati. 23 Dopo il primo momento di stupore per quanto era accaduto, vennero a sapere dalla gente rimasta lì che i Traci si erano allontanati al calar della sera e poi anche i Greci, dicevano, erano andati via: dove, però, non lo sapevano.
24 Sapute queste cose Senofonte e i suoi, dopo il rancio, prepararono i bagagli e si incamminarono, con l´intenzione di raggiungere al più presto gli altri al porto di Calpe. Ma mentre erano in marcia, videro le orme degli Arcadi e degli Achei lungo la via [che portava a Calpe]. Quando si ricongiunsero, i due gruppi si scorsero reciprocamente con grande gioia e si salutarono come fratelli. 25 Gli Arcadi chiesero ai soldati di Senofonte perché avessero spento i fuochi: \"In un primo tempo\", spiegarono gli Arcadi, \"non vedendo più i fuochi, credevamo che avreste attaccato i nemici nel corso della notte. La stessa convinzione devono averla avuta i nemici, che, per paura di un attacco, se ne sono andati. Sono partiti, infatti, sùbito dopo. 26 Ma siccome non arrivavate e il tempo passava, abbiamo pensato che vi avessero messi al corrente della nostra situazione e che, spaventati, aveste battuto in ritirata verso il mare. E la cosa migliore ci era sembrata di non perdere il contatto con voi. Ecco come siamo arrivati qui\".




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1 Per quel giorno si stabilirono lì, sulla spiaggia presso il porto. La zona che prende il nome di porto di Calpe è nella Tracia asiatica, regione che si estende dall´imboccatura del Ponto fino ad Eraclea, sulla destra per chi naviga verso il Ponto. 2 Con una triremi, da Bisanzio a Eraclea si impiega una giornata intera di navigazione. In questo tratto di costa non sorge nessuna città né alleata dei Greci né di fondazione greca, ma vi abitano i Traci Bitini. Si racconta che i Bitini infliggano torture terribili ai Greci catturati, che capitano lì o per naufragio o per qualsiasi altra ragione. 3 Il porto di Calpe sorge proprio a pari distanza, navigando sia da Eraclea sia da Bisanzio: un promontorio si protende nel mare, formato nella parte terminale da una scogliera a precipizio, alta non meno di venti orgie nel punto meno elevato. L´istmo che lo congiunge alla terraferma è largo all´incirca quattro pletri: la sua area è capace di ospitare diecimila uomini. 4 Il porto, proprio ai piedi della scogliera, ha una spiaggia che guarda verso tramonto. Nella zona del promontorio, proprio a un passo dal mare, sgorga una fonte ricca d´acqua dolce. C´è una vegetazione rigogliosa con piante d´ogni specie e, sulla riva, moltissimi begli alberi che forniscono legname per navi. 5 La cresta montuosa che collega il promontorio con l´interno, si estende per circa venti stadi ed è ricca di terra e senza pietre. La zona costiera, per più di venti stadi, è folta di piante d´ogni genere e di alberi d´alto fusto. 6 La parte restante della regione è bella e ampia, vi sorgono molti villaggi abitati. La terra produce orzo, grano, legumi d´ogni sorta, miglio, sesamo e fichi in quantità, molte viti che danno vino dolce e ogni altro genere di pianta, tranne l´olivo.
7 Ecco com´era il paese. Si attendarono dunque sulla spiaggia nei pressi del mare. Non vollero porre il campo nella zona in cui avrebbe potuto sorgere una città, perché sembrava che stabilirvisi potesse corrispondere a un deliberato piano, dato che alcuni volevano fondare una colonia. 8 La maggior parte dei soldati si erano uniti con la spedizione non per mancanza di mezzi e alla ricerca di una paga, ma perché avevano sentito parlare del valore di Ciro: c´era chi aveva portato con sé truppe, chi aveva speso le proprie ricchezze, chi abbandonato padre e madre o lasciato i figli per ritornare a casa ricchi, sentendo che anche gli altri al séguito di Ciro se la passavano davvero bene. Gente del genere desiderava solo ritornare in Grecia sana e salva.
9 Il giorno successivo al ricongiungimento dell´esercito, Senofonte celebrò un sacrificio per sapere se uscire dal campo: era necessaria infatti una sortita in cerca di viveri, ma aveva anche in mente di seppellire i morti. Poiché le vittime diedero segni favorevoli, uscirono, seguiti anche dagli Arcadi. Seppellirono la maggior parte dei cadaveri sul posto, proprio dove ciascuno era caduto. Erano già passati cinque giorni e ormai non era più possibile sollevarli da terra. Alcuni corpi raccolti sulla strada furono sepolti con le esequie più solenni, per quanto lo permettessero le condizioni. A tutti i soldati non rinvenuti, innalzarono un grande cenotafio, su cui depositarono delle corone. 10 Poi rientrarono all´accampamento. Dopo il rancio dormirono. L´indomani vi fu l´adunata dei soldati al completo: l´iniziativa partì soprattutto dai locaghi Agasia di Stinfalo, Ieronimo dell´Elide e da altri Arcadi, i più anziani. 11 Presero una decisione: se qualcuno, in futuro, avesse solo accennato a dividere in due l´esercito, doveva essere condannato a morte; poi, bisognava proseguire sulla terraferma, con lo stesso assetto di marcia che l´esercito aveva in precedenza e dovevano comandare gli stessi capi di prima. Ma Chirisofo era già morto, perché, febbricitante, aveva bevuto un farmaco. Prese il suo posto Neone di Asine.
12 Dopo di che, si alzò Senofonte e disse: \"Soldati, a quanto pare dobbiamo proseguire - è chiaro - il nostro viaggio a piedi, perché ci mancano le imbarcazioni. Ma siamo costretti a metterci immediatamente in cammino, perché, se rimaniamo qui, ci mancheranno i viveri. Per parte nostra\", proseguì, \"celebreremo i sacrifici; ma sta a voi prepararvi allo scontro, ora più che mai, perché i nemici hanno ripreso coraggio\". 13 Quindi gli strateghi sacrificarono, alla presenza dell´indovino Aressione, arcade. Silano di Ambracia, infatti, aveva disertato da un pezzo, salpando da Eraclea su un battello preso a nolo. Gli strateghi, che immolavano vittime per sapere se gli dèi consentivano la partenza, ricevettero responso sfavorevole. Per quel giorno si fermarono. 14 Ci fu gente che ebbe l´impudenza di dire che era tutto un piano di Senofonte, che voleva fondare una città nella zona e aveva corrotto l´indovino, facendogli dire che i segni non erano favorevoli alla partenza. 15 Allora Senofonte ordinò all´araldo di annunciare che l´indomani tutti potevano, volendo, presenziare alla cerimonia e, se c´erano degli indovini, li sollecitava ad assistere per ispezionare le viscere tutti insieme. E poi procedette al sacrificio: in quell´occasione molti furono i presenti. 16 Immolò vittime per la partenza, ripetendo le operazioni per ben tre volte, ma il responso restò sfavorevole. Allora i soldati rimasero contrariati. Stavano terminando le scorte di viveri che avevano al momento del loro arrivo e non c´era nessun mercato dove trovarne altri.
17 Quindi si riunirono e Senofonte prese di nuovo la parola: \"Uomini, riguardo al viaggio, come vedete, le vittime non danno ancora responso favorevole. Quanto ai viveri invece, so che vi mancano, per cui mi pare che non ci resti altra soluzione che offrire un sacrificio per saperne di più in proposito\". 18 Un soldato si levò in piedi e disse: \"Ed è naturale che i presagi siano sfavorevoli: ieri, da un equipaggio sbarcato qui casualmente, ho sentito dire che Cleandro, l´armosta di Bisanzio, arriverà con navi e triremi\". 19 Allora tutti decisero di restare. Comunque era necessario uscire dal campo per il vettovagliamento. A tale scopo celebrarono ancora sacrifici, per tre volte, ma il responso fu negativo. Ben presto davanti alla tenda di Senofonte si formò un assembramento di soldati, che gli dicevano di essere senza viveri. Senofonte ribadì che non si sarebbero mossi, se le vittime risultavano sfavorevoli.
20 L´indomani venne ripetuto il sacrificio: quasi al completo, l´esercito assisteva al rito, tutt´attorno alle vittime, perché era una questione che riguardava tutti quanti. Ma erano venute a mancare le vittime da immolare. Gli strateghi tuttavia non presero la decisione di uscire dal campo, ma convocarono l´assemblea. 21 Senofonte allora tenne un discorso: \"Forse i nemici si sono radunati e non ci resta che combattere. Se lasciassimo i bagagli in un posto sicuro e ci muovessimo preparati come a battaglia, forse i responsi sarebbero propizi a noi\". 22 Appena lo udirono, i soldati rumoreggiarono: non c´era nessun bisogno di portare i bagagli al sicuro, ma si doveva sacrificare al più presto. Pecore non ce n´erano più, per cui comprarono buoi da tiro per immolarli. Senofonte pregò Cleanore l´arcade di compiere il rito al posto suo, caso mai dipendesse dalla sua presenza. Ma neppure così l´esito fu positivo.
23 Neone, che era stratego al posto di Chirisofo, quando vide che gli uomini erano disperati per la carestia di viveri, cercò di ingraziarseli; aveva trovato un tale di Eraclea che asseriva di conoscere dei villaggi vicini dove avrebbero potuto rifornirsi. Neone dunque proclamò che, chi lo volesse, aveva il permesso di andare in cerca di viveri, sotto la sua guida. Escono dal campo circa duemila persone, con bastoni, otri, borse e altri recipienti. 24 Quando sono nei villaggi e si disperdono per arraffare, ecco che piombano su di loro i cavalieri di Farnabazo per primi. Erano giunti in appoggio ai Bitini, perché insieme a quest´ultimi volevano, se possibile, sbarrare ai Greci il passaggio in Frigia. I cavalieri uccidono non meno di cinquecento uomini, mentre gli altri si rifugiano sul monte. 25 Dopo di che, qualche fuggiasco porta la notizia all´accampamento. Senofonte, poiché quel giorno le vittime non avevano dato segni favorevoli, prese un bue da tiro - non c´erano altri animali da sacrificio - e lo immolò. Poi corse in aiuto insieme a tutti i soldati che, di età, non avevano superato la trentina. 26 Dopo aver recuperato i superstiti, rientrano al campo. Si era ormai al calar del sole e i Greci, molto depressi, stavano cenando, quand´ecco che, all´improvviso, un gruppo di Bitini balza dalla macchia e assale gli avamposti greci, massacra alcune sentinelle e insegue le altre fino all´accampamento. 27 Le grida che si levarono fecero correre tutti i Greci alle armi: inseguire il nemico o spostare il campo non sembravano, di notte, operazioni senza rischi, perché la zona era coperta da una fitta vegetazione. Trascorsero la notte in armi, rafforzando la sorveglianza con adeguati posti di guardia.