La sacralità del poeta


GRECO

ITALIANO

I poeti ci dicono che, attingendo i canti da sorgenti che scorrono miele da certi giardini e (certe) valli delle Muse, (li) portano a noi come le api (ci portano il miele), volando anch’essi allo stesso modo: e dicono la verità. Il poeta infatti è un essere leggero, alato e sacro, e non (è) in grado di comporre prima di diventare divinamente ispirato e fuori di sé e (prima) di aver perduto il senno: finché ha questo possesso (= il senno), ogni uomo è incapace di fare poesia. Dato che, dunque, non per capacità artistica compongono e declamano molte e belle poesie sui (vari) argomenti, ma per dono divino, ciascuno (di loro è) capace di comporre bene soltanto ciò verso cui la Musa lo ispirò: l’uno ditirambi, l’altro encomi, l’altro iporchèmi, l’altro poemi epici, l’altro giambi: ma negli altri generi ciascuno di loro è mediocre.