Natura e destino delle anime (Cicerone)

LATINOITALIANO

Cum pateat igitur aeternum id esse quod a se ipso moveatur1, quis est, qui hanc naturam animis esse tributam neget? Inanimum est enim omne, quod pulsu agitatur externo; quod autem est animal, id motu cietur interiore et suo; nam haec est propria natura animi atque vis; quae si est una ex omnibus, quae sese moveat, neque nata certe est et aeterna est. Hanc tu exerce optimis in rebus! Sunt autem optimae curae de salute patriae, quibus agitatus et exercitatus animus velocius in hanc sedem et domum suam pervolabit; idque ocius faciet, si iam tum, cum erit inclusus in corpore, eminebit foras et ea, quae extra erunt, contemplans, quam maxime se a corpore abstrahet. Namque eorum animi, qui se corporis voluptatibus dediderunt earumque se quasi ministros praebuerunt inpulsuque libidinum voluptatibus oboedientium deorum et hominum iura violaverunt, corporibus elapsi circum terram ipsam volutantur nec hunc in locum nisi multis exagitati saeculis revertuntur.


Cicerone, De re publica 6. 9. 28-29

Siccome, quindi, è evidente che ciò che si muove da sé è eterno, chi potrebbe affermare che questa natura non è stata attribuita alle anime? È inanimato infatti tutto ciò che è mosso da un impulso esterno; invece ciò che è animato è sospinto da un moto interiore e proprio; questa è infatti la prerogativa naturale e l'essenza dell'anima; e se, tra tutte le cose, (l'anima) è l'unica a muoversi da sé, certamente non è nata ed è eterna. Tu tienila impegnata nelle attività più nobili. E le occupazioni più nobili sono quelle che riguardano la salvezza della patria: stimolata ed esercitata da esse, la (tua) anima volerà più rapidamente verso questa (che è la) sua sede e dimora; e lo farà con maggior velocità, se, già allorquando sarà chiusa nel corpo, si innalzerà al di fuori, e, contemplando le realtà che saranno all'esterno, si astrarrà il più possibile dal corpo. Infatti le anime di coloro che si sono dedicati ai piaceri del corpo e che si sono offerti, per così dire, come loro servi, e che, sotto la spinta delle passioni che obbediscono ai piaceri, hanno violato le leggi divine e umane, (una volta) uscite dai corpi, si aggirano in volo attorno alla terra stessa, e non ritornano in questo luogo, se non dopo essere state travagliate per molte generazioni [oppure: per molti secoli].