Il valore delle persone non si giudica dal censo (Cicerone)

LATINOITALIANO

Quodsi liber populus deliget quibus se committat, deligetque, si modo salvus esse vult, optimum quemque, certe in optimorum consiliis posita est civitatium salus, praesertim cum hoc natura tulerit, non solum ut summi virtute et animo praeessent inbecillioribus, sed ut hi etiam parere summis velint. Verum hunc optimum statum pravis hominum opinionibus eversum esse dicunt, qui ignoratione virtutis, quae cum in paucis est, tum a paucis iudicatur et cernitur, opulentos homines et copiosos, tum genere nobili natos esse optimos putant. Hoc errore vulgi cum rem publicam opes paucorum, non virtutes tenere coeperunt, nomen illi principes optimatium mordicus tenent, re autem carent. Nam divitiae, nomen, opes, vacuae consilio et vivendi atque aliis imperandi modo, dedecoris plenae sunt et insolentis superbiae, nec ulla deformior species est civitatis quam illa, in qua opulentissimi optimi putantur.


Cicerone, De re publica 1. 34

Ché se un popolo libero sceglierà (gli uomini) cui affidarsi, e sceglierà, se solo vuole essere salvo, i migliori, la salvezza degli Stati è riposta senza dubbio nella saggezza degli (uomini) migliori, tanto più che (proprio) questo la natura ha voluto, non solo (cioè) che i migliori per virtù e coraggio comandassero ai più deboli, ma anche che questi fossero disposti ad obbedire ai migliori. Dicono tuttavia che questa ottima situazione (politica) sia stata danneggiata dagli errati giudizi degli uomini, i quali, per ignoranza della virtù - che, come si trova in pochi, così da pochi è apprezzata e riconosciuta -, pensano che siano migliori gli uomini opulenti e ricchi, e inoltre (quelli) nati da nobile stirpe. Per tale errore del volgo, quando incominciano a governare lo Stato le ricchezze di pochi, (e) non le doti (individuali), quei capi si arrogano con la forza il nome di ottimati, (ma) in realtà non ne hanno la sostanza. Infatti le ricchezze, la fama, la potenza, prive di saggezza e di moderazione nel vivere e nel comandare agli altri, sono piene di infamia e di arrogante superbia, né esiste forma di governo più detestabile di quella nella quale gli uomini più ricchi sono giudicati i migliori.