La morte dell´amico (Agostino)


LATINOITALIANO

Mecum iam errabat in animo ille homo et non poterat anima mea sine illo. Et ecce tu inminens dorso fugitivorum tuorum, \"Deus ultionum\" C et fons misericordiarum simul, qui convertis nos ad te miris modis, ecce abstulisti hominem de hac vita, cum vix explevisset annum in amicitia mea, suavi mihi super omnes suavitates illius vitae meae. Quo dolore contenebratum est cor meum et quidquid aspiciebam5 mors erat. Et erat mihi patria supplicium et paterna domus mira infelicitas, et quidquid cum illo conmunicaveram, sine illo in cruciatum inmanem verterat. Expetebant eum undique oculi mei, et non dabatur; et oderam omnia, quod non haberent eum, nec mihi iam dicere poterant \"Ecce veniet\", sicut cum viveret, quando absens erat. Factus eram ipse mihi magna quaestio et interrogabam animam meam, quare tristis esset et quare conturbaret me valde, et nihil noverat respondere mihi. Et si dicebam \"Spera in Deum\", iuste non obtemperabat, quia verior erat et melior homo, quem carissimum amiserat, quam phantasmaD, in quod sperare iubebatur. Solus fletus erat dulcis mihi. Et ego mihi remanseram infelix locus, ubi nec esse possem nec inde recedere.


Agostino, Confessiones 4. 4. 7 - 7.12 passim

Ormai quell´uomo errava con me nell´animo e la mia anima non poteva (stare) senza di lui. Ed ecco (che) tu, che incombi alle spalle dei tuoi fuggitivi, \"Dio delle vendette\" e nello stesso tempo fonte di ogni misericordia, che ci converti a te in modi stupefacenti, ecco (che) lo togliesti da questa vita, dopo che aveva trascorso un anno appena nella mia amicizia, per me dolce al di sopra di tutte le dolcezze di quella mia vita. Da questo dolore il mio cuore fu ricoperto di tenebra, e tutto ciò che vedevo era morte. E la patria era per me un supplizio, e la casa paterna una incredibile infelicità, e tutto ciò che avevo messo in comune con lui, senza di lui si era mutato in una sofferenza lacerante. I miei occhi lo cercavano dovunque, e non lo trovavano; e odiavo tutte le cose perché non avevano lui, e non potevano più dirmi: \"Ecco(lo), verrà\", come quando da vivo non era lì. Io stesso ero divenuto per me un grosso punto interrogativo, e chiedevo alla mia anima perché fosse triste, perché mi tormentasse tanto, e non sapeva rispondermi niente. E se (le) dicevo: \"Spera in Dio\", giustamente non (mi) obbediva, perché era più vero e migliore (quell´) uomo carissimo che aveva perso, di (quel) fantasma in cui le ordinavo di sperare. Solo il pianto mi era dolce. Ed io continuavo ad essere per me un luogo di infelicità, dove non potevo restare, dal quale non potevo fuggire.