Epicuro ci ha liberati dal terrore degli dči


LATINOITALIANO

Nihil deus agit, nullis occupationibus est inplicatus, nulla opera molitur, sua sapientia et virtute gaudet. Hunc deum rite beatum dixerimus, vestrum vero laboriosissimum. Inposuistis enim in cervicibus nostris sempiternum dominum, quem dies et noctes timeremus. Quis non timeat deum omnia providentem et cogitantem et animadvertentem et omnia ad se pertinere putantem, curiosum et plenum negotii? Hinc vobis extitit primum illa fatalis necessitas; sequitur divinatio, qua tanta inbueremur superstitione, si vos audire vellemus, ut haruspices, augures, harioli, vates, coniectores nobis essent colendi. His terroribus ab Epicuro soluti et in libertatem vindicati, nec metuimus eos quos intellegimus nullam molestiam quaerere, et pie sancteque colimus naturam excellentem atque praestantem.


Cicerone, De natura deorum 1. 51 - 56 passim

Dio non fa nulla, non č coinvolto in nessuna attivitą, non si occupa di nessun lavoro, gode della sua saggezza e della (sua) virtł. Giustamente diremo (che) questo dio (č) felice, mentre (definiremo) il vostro (Dio) molto indaffarato. Infatti avete posto sopra le nostre teste un padrone eterno, da temere giorno e notte1. Chi non temerebbe un Dio che pensa e provvede a tutto, che osserva (tutto) e che pensa che tutto lo riguardi, (un Dio) intrigante e mai tranquillo2? Da qui č nata per voi prima di tutto quella (= la ben nota) necessitą del fato; segue la divinazione, a causa della quale, se volessimo darvi retta, saremmo intrisi di tanta superstizione, da dover venerare gli aruspici, gli ąuguri, gli astrologi, gli indovini, gli interpreti dei sogni. Sciolti da queste paure grazie ad3 Epicuro e messi in libertą, non temiamo quegli (dči) che comprendiamo che non cercano alcun fastidio, e con devozione e religiositą veneriamo la (loro) natura eccellente e superiore.