L´amicizia è come il sole


LATINOITALIANO

Quibusdam, quos audio sapientes habitos in Graecia, placuisse opinor mirabilia quaedam: partim fugiendas esse nimias amicitias, ne necesse sit unum sollicitum esse pro pluribus; satis superque esse sibi suarum cuique rerum, alienis nimis implicari molestum esse; commodissimum esse quam laxissimas habenas habere amicitiae, quas vel adducas, cum velis, vel remittas; caput enim esse ad beate vivendum securitatem, qua frui non possit animus, si tamquam parturiat unus pro pluribus. Alios autem dicere aiunt multo etiam inhumanius praesidii adiumentique causa, non benivolentiae neque caritatis, amicitias esse expetendas; itaque, ut quisque minimum firmitatis haberet minimumque virium, ita amicitias adpetere maxime; ex eo fieri ut mulierculae magis amicitiarum praesidia quaerant quam viri, et inopes quam opulenti, et calamitosi quam ii qui putentur beati. O praeclaram sapientiam! Solem enim e mundo tollere videntur, qui amicitiam e vita tollunt, qua nihil a dis inmortalibus melius habemus, nihil iucundius. Quodsi curam fugimus, virtus fugienda est, quae necesse est cum aliqua cura res sibi contrarias aspernetur atque oderit, ut bonitas malitiam, temperantia lubidinem, ignaviam fortitudo.


Cicerone, Laelius de amicitia 45-47 passim

Ad alcuni, che sento essere stati considerati sapienti in Grecia, ritengo siano parse giuste opinioni davvero sorprendenti: in parte (dicono) che bisogna rifuggire dalle amicizie eccessive, per evitare che uno solo debba preoccuparsi per molti; (dicono) che ognuno ne ha più che abbastanza delle sue preoccupazioni personali, che è fastidioso essere troppo coinvolti in (quelle) altrui; (che) la cosa più vantaggiosa è tenere il più possibile allentate le redini dell’amicizia, per tirarle, quando (lo) si desideri, o per lasciarle andare; (che) infatti la cosa principale per vivere felici è la tranquillità, di cui l’animo non potrebbe godere, se, per così dire, uno solo partorisse per molti. Dicono poi che altri affermino, in modo ancor più disumano, che le amicizie si debbano ricercare per difesa e per aiuto, non per affetto né per amore; (che) perciò, meno uno ha fermezza, meno ha forze, più desideri le amicizie; da ciò deriva che le donnette cerchino la difesa delle amicizie più degli uomini, e i poveri (più) dei ricchi, e i disgraziati (più) di coloro che sono considerati felici. Ma che bella sapienza! A mio parere, infatti, eliminano dal mondo il sole (coloro) che eliminano dalla vita l’amicizia, della quale (noi) non abbiamo (ricevuto) dagli dèi immortali nulla di meglio, nulla di più piacevole. E se rifuggiamo dalla preoccupazione, bisogna rifuggire dalla virtù, che necessariamente respinge ed odia, con qualche preoccupazione, le cose a lei opposte, come la bontà (odia) la cattiveria, la temperanza (odia) la libidine, il coraggio (odia) la viltà.