La patria è la nostra madre comune


LATINOITALIANO

Fremant omnes licet, dicam quod sentio: bibliothecas me hercule omnium philosophorum unus mihi videtur XII tabularum libellus, si quis legum fontis et capita viderit, et auctoritatis pondere et utilitatis ubertate superare. Ac si nos, id quod maxime debet, nostra patria delectat, cuius rei tanta est vis ac tanta natura, ut Ithacam illam in asperrimis saxulis tamquam nidulum adfixam sapientissimus vir immortalitati anteponeret, quo amore tandem inflammati esse debemus in eius modi patriam, quae una in omnibus terris domus est virtutis, imperi, dignitatis? Cuius primum nobis mens, mos, disciplina nota esse debet, vel quia est patria parens omnium nostrum, vel quia tanta sapientia fuisse in iure constituendo putanda est quanta fuit in his tantis opibus imperi comparandis.


Cicerone, De Oratore 1. 14

Fremano pure tutti, dirò ciò che sento: la sola raccolta delle XII Tavole, per Ercole, mi sembra che superi per peso di prestigio e ampiezza di autorità i libri di tutti i filosofi, se si terrà conto dei [lett.: se qualcuno avrà osservato (oppure: abbia osservato) i] principi fondamentali delle leggi. E se noi amiamo, come è nostro dovere (lett.: ciò che massimamente bisogna), la nostra patria (lett.: se la nostra patria allieta noi) verso cui è tanto forte la forza istintiva che quell’eroe sapientissimo antepose all’immortalità quella famosa Itaca piantata come un piccolo nido su rupi impervie, da quale amore dobbiamo essere infiammati per una patria di tal fatta che è l’unica casa della virtù, della potenza e dell’onore, in tutto il mondo? Di essa prima di tutto dobbiamo conoscere (lett.: a noi deve essere nota) lo spirito, il costume, la costituzione, sia perché la patria è la madre di tutti noi, sia perché bisogna credere che nell’istituzione del diritto ci sia stata tanta saggezza quanta ci fu nella creazione del suo vasto impero (lett.: nel creare questa potenza tanto grande dell’impero).