Cicerone chiede a Cesare la grazia per Quinto Ligario


LATINOITALIANO

Quod si penitus perspicere posses concordiam Ligariorum, omnis fratres tecum iudicares fuisse. An potest quisquam dubitare quin, si Q. Ligarius in Italia esse potuisset, in eadem sententia futurus fuerit in qua fratres fuerunt? Quis est qui horum consensum conspirantem et paene conflatum in hac prope aequalitate fraterna noeerit qui hoc non sentiat, quidvis prius futurum fuisse quam ut hi fratres diversas sententias fortunasque sequerentur? Voluntate igitur omnes tecum fuerunt: tempestate abreptus est unus qui, si consilio id fecisset, esset eorum similis quos tu tamen salvos esse voluisti. Sed ierit ad bellum, dissenserit non a te solum verum etiam a fratribus: hi te orant tui. Equidem, cum tuis omnibus negotiis interessem, memoria teneo qualis T. Ligarius quaestor urbanus fuerit erga te et dignitatem tuam. Sed parum est me hoc meminisse: spero etiam te qui oblivisci nihil soles nisi iniurias - cum hoc est animi, tum etiam ingeni tui - te aliquid de huius illo quaestorio officio, etiam de aliis quibusdam quaestoribus reminiscentem recordari. Hic igitur T. Ligarius, qui tum nihil egit aliud - neque enim haec divinabat - nisi ut tui se studiosum et bonum virum iudicares, nunc a te supplex fratris salutem petit. Quam huius admonitus officio cum utrisque his dederis, tres fratres optimos et integerrimos non solum sibi ipsos neque his tot talibus viris neque nobis necessariis tuis sed etiam rei publicae condonaveris.


Cicerone, Pro Ligario 12

Se tu potessi vedere a fondo la concordia dei Ligarii, giudicheresti che tutti i fratelli furono con te. O forse qualcuno potrebbe mettere in dubbio che, se Quinto Ligario fosse potuto rimanere in Italia, sarebbe stato dello stesso parere dei fratelli (lett.: in cui furono i fratelli)? Chi c’è - purchè (lett.: che) conosca l’accordo di costoro, armonico e per così dire cementato in questi fratelli quasi uguali per età - che non capisce questo, cioè che sarebbe potuta accadere qualunque cosa, prima che questi fratelli seguissero idee e sorti diverse? Con l’animo dunque furono tutti con te: dai tempi burrascosi né fu strappato uno, che se pure l’avesse fatto di proposito, sarebbe tuttavia simile a coloro che tu hai voluto che fossero salvi. Ma ammettiamo pure che sia andato in guerra, che abbia dissentito non solo da te ma anche dai fratelli: ti supplicano questi, i tuoi fautori. In verità, poiché prendevo parte a tutta la tua attività politica, ho stampato nella memoria come si sia comportato Q. Ligario, nella qualità di questore urbano, nei confronti tuoi e della tua posizione. Ma è troppo poco che ricodi ciò io: spero che anche tu, che non suoli dimenticare nulla se non le offese - poiché questo è proprio del tuo animo, della tua indole -, ricordi qualcosa a proposito di quella famosa carica questoria di costui, richiamando alla memoria anche alcuni altri questori. Dunque, T. Ligario qui presente, che allora non mirò a null’altro - e non poteva prevedere questi fatti – se non che tu lo giudicassi un uomo a te devoto e onesto, ora chiede supplice a te la salvezza del fratello. E quando tu, indottovi dal servigio resoti da costui, l’avrai data a entrambi (i fratelli) qui presenti, avrai restituito tre ottimi e integerrimi fratelli non solo a se stessi, né a tali e tanti personaggi illustri qui presenti, né a noi tuoi amici, ma anche allo Stato.