Dignitosa povertà di Caio Fabrizio (Gellio)


LATINOITALIANO

Iulius Hyginus in libro de vita rebusque inlustrium virorum sexto legatos dicit a Samnitibus ad C. Fabricium, imperatorem populi Romani, venisse et memoratis multis magnisque rebus, quae bene ac benivole post redditam pacem Samnitibus fecisset, obtulisse dono grandem pecuniam orasseque, uti acciperet utereturque, atque id facere Samnites dixisse, quod viderent multa ad splendorem domus atque victus defieri neque pro amplitudine dignitateque lautum paratum esse. Tum Fabricium planas manus ab auribus ad oculos et infra deinceps ad nares et ad os et ad gulam atque inde porro ad ventrem imum deduxisse et legatis ita respondisse: dum illis omnibus membris, quae attigisset, obsistere atque imperare posset, numquam quicquam defuturum; propterea se pecuniam, qua nihil sibi esset usus, ab his, quibus eam sciret usui esse, non accipere.


Gellio, Noctes atticae 1. 14. 1-2

Giulio Igino, nel sesto libro (della sua opera) sulla vita e (sulle) imprese degli uomini illustri, dice che degli ambasciatori da parte dei Sanniti vennero Da Caio Fabrizio, comandante del popolo romano e, dopo aver ricordato i molti e grandi benefici (= cose) che aveva fatto ai Sanniti con bontà e benevolenza dopo la conclusione della pace (= dopo la pace restituita), (gli) offrirono in dono una gran somma di denaro e (lo) pregarono di accettar(la) e di usar(la) e i Sanniti dissero che facevano ciò perché vedevano che (gli) mancavano molte cose per il lustro della casa e della mensa e che l’arredo non era (abbastanza) elegante a paragone con la (sua) grandezza e il (suo) prestigio. Allora Fabrizio portò le mani aperte dalle orecchie agli occhi e poi giù alle narici, alla bocca e alla gola e di qui ancora alla parte più bassa del ventre e così rispose agli ambasciatori: finchè poteva resistere e comandare a tutte quelle membra che aveva toccato, non (gli) sarebbe mai mancato niente; perciò egli non accettava il denaro, del quale non aveva affatto bisogno, da coloro ai quali sapeva che era utile (= era di utilità).