Tarquinio e Atto Navio


LATINOITALIANO

Id quia inaugurato Romulus fecerat, negare Attus Navius, inclitus ea tempestate augur, neque mutari neque novum constitui nisi aves addixissent, posse. Ex eo ira regi mota, eludensque artem, ut ferunt, "agendum" - inquit- " divine tu: inaugura fierine possit quod nunc ego mente concipio" Cum ille, augurio rem expertus, profecto futuram dixisset, " atqui hoc animo agitavi" inquit " te novacula cotem discissurum; cape haec, et perage quod aves tuae fieri posse portendunt". Tum illum haud cunctanter discidisse cotem ferunt. Statua Atti capite velato, quo in loco res acta est, in comitio in gradibus ipsis ad laevam Curiae fuit; cotem quoqu eodem sita fuisse memorant, ut esset ad posteros miraculi eius monumentum. Auguriis certe sacerdotioque augurum tantus honos accessit, ut nihil belli domique, postea, nisi auspicato gereretur: concilia populi, exercitus vocati, summa rerum, ubi aves non admisissent, dirimerentur.

Poiché Romolo aveva fatto ciò dopo aver preso gli augùri, Atto Navio, àugure famoso a quel tempo, cominciò a dire che il numero (dei cavalieri) non poteva essere cambiatone se ne poteva fissare uno nuovo, se gli uccelli non avessero dato presagi favorevoli. Il re si adirò per questa risposta e, facendosi gioco dell´ arte augurale, disse: " Orsu dunque, prendi tu gli auspici, indovino. per vedere se è possibile fare ciò che io penso in questo momento". Avendo egli detto, dopo aver provato con l´augurio, che la cosa sarebbe stata certamente possibile, il re disse: " Ebbene, io pensavo questo dentro di me, che tu taglierai una pietra per affilare con un rasoio; prendi questi strumenti e fa ciò che i tuoi uccelli predicono che è possibile fare". Si narra che allora l´augure tagliò senza indugio la pietra per affilare. La statua di Atto, col capo velato, sorgeva nel luogo in cui il fatto accadde; ricordano che anche la pietra per affilare fu posta nello stesso luogo, perché fosse di ricordo ai posteri di quel prodigio. Sta di fatto che agli àuguri e al sacerdozio degli àuguri ne venne così grande onore che nulla si fece più, di lì in poi, in pace e in guerra, se non dopo aver tratto gli auspici; le adunanze del popolo, le rassegne militari, gli affari più importanti venivano rimandati quando gli uccelli non avevano annunziato esito favorevole.