Forza d´animo di Arria (Plinio il giovane)


LATINOITALIANO

Adnotasse videor facta dictaque virorum feminarumque alia clariora esse alia maiora. Confirmata est opinio mea hesterno Fanniae sermone. Neptis haec Arriae illius, quae marito et solacium mortis et exemplum fuit. Multa referebat aviae suae non minora hoc sed obscuriora; quae tibi existimo tam mirabilia legenti fore, quam mihi audienti fuerunt. Aegrotabat Caecina Paetus maritus eius, aegrotabat et filius, uterque mortifere, ut videbatur. Filius decessit eximia pulchritudine pari verecundia, et parentibus non minus ob alia carus quam quod filius erat. Huic illa ita funus paravit, ita duxit exsequias, ut ignoraret maritus; quin immo quotiens cubiculum eius intraret, vivere filium atque etiam commodiorem esse simulabat, ac persaepe interroganti, quid ageret puer, respondebat; ´Bene quievit, libenter cibum sumpsit.´ Deinde, cum diu cohibitae lacrimae vincerent prorumperentque, egrediebatur; tunc se dolori dabat; satiata siccis oculis composito vultu redibat, tamquam orbitatem foris reliquisset. Praeclarum quidem illud eiusdem, ferrum stringere, perfodere pectus, extrahere pugionem, porrigere marito, addere vocem immortalem ac paene divinam: ´Paete, non dolet.´ Sed tamen ista facienti, ista dicenti, gloria et aeternitas ante oculos erant; quo maius est sine praemio aeternitatis, sine praemio gloriae, abdere lacrimas operire luctum, amissoque filio matrem adhuc agere.

Mi sembra di aver osservato che i fatti e le parole degli uomini e delle donne siano alcuni più celebri, altri più importanti. La mia opinione è stata rafforzata dal discorso di ieri su Arria. Questa (è) nipote di quella famosa Arria, che fu di conforto alla morte del marito e di esempio. Riferiva molte cose di sua nonna non meno importanti di questo, ma meno note; io ritengo che, per te che le leggi, saranno tanto stupefacenti, quanto lo furono per me che le ascoltavo. Cecina Peto, suo marito, era malato, era malato anche suo figlio e tutt’e due in pericolo di morte, come sembra. Morì il figlio, di straordinaria bellezza, pari modestia, e per i genitori non meno caro per altri aspetti che per il fatto che era il figlio. Ella (così) preparò il funerale per il figlio e (così) condusse le esequie in modo che il marito restasse ignaro; che anzi, quante volte entrava nella sua stanza, tante volte fingeva che il figlio vivesse e (inoltre faceva) anche (credere) che stesse meglio, e rispondeva al marito che chiedeva spessissimo cosa faceva il ragazzo:<>. Poi, quando le lacrime a lungo trattenute avevano la meglio e sgorgavano, usciva; allora si abbandonava al dolore; sfogatasi, con occhi asciutti e volto ricomposto, tornava, come se avesse lasciato fuori (il dolore per) la mancanza. Senza dubbio famosissimo di lei quel gesto, impugnare l’arma, trafiggersi il petto, estrarre il pugnale, porgerlo al marito, aggiungere una frase immortale e quasi divina: <>. Ma tuttavia, mentre ella lo faceva, le stavano davanti agli occhi la gloria e l’eternità; ma più grande di ciò è, senza il vantaggio dell’eternità, senza il vantaggio della gloria, nascondere le lacrime, celare il dolore e, perso il figlio, recitare ancora la madre.