Tracce maturità anni precedenti -> 2003 - 1a prova - Parte 2

3. AMBITO STORICO - POLITICO

ARGOMENTO: Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del '900.

DOCUMENTI


Scheda:
  • Il fascismo italiano fece centinaia di prigionieri politici e di confinati in domicilio coatto, migliaia di esiliati e fuoriusciti politici.

  • Il nazismo tedesco dal 1933 al 1939 ha eliminato circa 20.000 oppositori nei campi di concentramento e nelle prigioni; tra il 1939 e il 1941 ha sterminato nelle camere a gas 70.000 tedeschi vittime di un programma di eutanasia. Durante la guerra si calcola che siano stati uccisi circa 15 milioni di civili nei paesi occupati, circa 6 milioni di ebrei; 3.300.000 prigionieri di guerra sovietici, più di un milione di deportati e decine di migliaia di zingari sono morti nei campi di concentramento; più di 8 milioni sono stati inviati ai lavori forzati.

  • Nella Russia comunista la prima epurazione la pagarono gli iscritti al partito; tra il 1936?38 furono eliminati 30.000 funzionari su 178.000; nell'Armata rossa in due anni furono giustiziati 271 tra generali, alti ufficiali e commissari dell'esercito. Nei regimi comunisti del mondo (URSS, Europa dell'Est, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Cambogia, Cuba, ecc.) si calcola che sono stati eliminati circa 100 milioni di persone contrarie al regime.

  • Ne' bisogna dimenticare le "foibe" istriane e, più di recente, i crimini nei territori della ex Jugoslavia, in Algeria, in Iraq, ecc. Amnesty International ha segnalato 111 Paesi dove sono state applicate torture su persone per reati d'opinione.

"Con il terrore si assiste a una doppia mutazione: l'avversario, prima nemico e poi criminale, viene trasformato in 'escluso'. Questa esclusione sfocia quasi automaticamente nell'idea di sterminio. Infatti la dialettica amico/nemico è ormai insufficiente a risolvere il problema fondamentale del totalitarismo: si tratta di costruire un'umanità riunificata e purificata, non antagonista [...]. Da una logica di lotta politica si scivola presto verso una logica di esclusione, quindi verso un'ideologia dell'eliminazione e, infine, dello sterminio di tutti gli elementi impuri".
S. COURTOIS, "Perche'?", in Il libro nero del comunismo, Milano, Mondadori, 2000

"Per genocidio si intende uno qualunque dei seguenti atti, commessi con l'intenzione di distruggere completamente o in parte un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale: a) assassinio di membri del gruppo; b) grave attentato all'incolumità fisica o mentale di membri del gruppo; c) imposizione intenzionale al gruppo di condizioni di vita destinate a provocarne la distruzione fisica totale o parziale; d) misure volte a ostacolare le nascite all'interno del gruppo; e) trasferimenti coatti dei figli di un gruppo a un altro".
Convenzione delle Nazioni Unite del 9/12/1948


"Dolore per la nostra patria [il Cile] soggiogata e convertita in un immenso carcere; per il nostro popolo martoriato dalla fame e dalla miseria; per i nostri compagni ed amici caduti nel combattimento, o assassinati, torturati o incarcerati dal fascismo. Speranza che questo incubo di orrore avrà una fine non lontana, e la certezza che i colpevoli riceveranno il castigo esemplare".
C. ALTAMIRANO, "Saluto di capodanno: I gennaio 1975", in Tutte le forme di lotta, Milano, 1975,
(L'autore era segretario generale del Partito socialista cileno)"

I regimi totalitari del XX secolo hanno rivelato l'esistenza di un pericolo prima insospettato: quello di una manomissione completa della memoria".
T. TODOROV, Memoria del male, tentazione del bene. Inchiesta su un secolo tragico, Milano, Garzanti, 2001

Prova Svolta:

ARGOMENTO: Il terrore e la repressione politica nei sistemi totalitari del '900

E’ possibile - plausibile - creare una scala di valori al negativo degli eventi occorsi nel XX secolo e che su di esso stendono l’ombra inquietante di una violenza cieca e generalizzata? Nonostante le differenze che si possono - e si devono - mettere in luce rispetto ai diversi fenomeni che nel Novecento vanno sotto il nome di Totalitarismo, è possibile tuttavia riconoscere dei tratti comuni che vedono proprio nella repressione e nel terrore la cifra più raccapricciante e caratterizzante questi stessi fenomeni.

Il Totalitarismo è una forma contemporanea di dittatura. Solo il XX secolo ha conosciuto regimi totalitari, perche' solo la tecnica moderna ha offerto gli strumenti atti ad un controllo “totale” della società. Si ha infatti regime totalitario quando l’aspetto politico invade la società, soffocandone ogni autonomia. Il potere totalitario non tollera l’esistenza di istituzioni e associazioni (chiese, partiti, ecc) che possano, interrompendo la comunicazione diretta con i cittadini, limitare in qualche modo le sue capacità di controllo. Ogni aspetto della vita di relazione deve essere orientato; non sono ammesse deviazioni. Il Totalitarismo è perciò la negazione, l’opposto del pluralismo democratico ed è proprio questo l’aspetto che S. Courtois sottolinea con grande forza nel dibattuto testo “Il libro nero del comunismo”. Courtois analizza il complesso, ma inesorabile meccanismo attraverso il quale l’avversario politico, identificato come nemico e criminale, debba essere eliminato secondo una logica dell’esclusione e dell’eliminazione dell’alterità antitetica a quella propriamente “democratica” del conflitto politico. Secondo quest’ultima, infatti, la dialettica amico/nemico costituisce l’essenza stessa della politica, la quale si nutre della dimensione duale e conflittuale. La politica è, allo stesso modo, l’arte di comporre il conflitto secondo un equilibrio dinamico sempre in fieri.

Secondo alcuni studiosi il Totalitarismo è tipico della storia contemporanea e ciò almeno per due ragioni fondamentali. La prima è la società di massa. I processi combinati di industrializzazione, urbanizzazione e alfabetizzazione tendono a disintegrare le tradizionali reti di relazione e di solidarietà (famiglia, parentela, vicinato, ecc), entro le quali ognuno si sente protetto. La società moderna, se ha liberato l’individuo, lo ha anche isolato, atomizzato. La “massa” è una moltitudine che si qualifica non tanto per il numero, quanto per l’assenza al suo interno di rapporti sociali e culturali che rendano significativa l’esistenza. L’individuo così “massificato” è reso più vulnerabile, più disponibile alla manipolazione abilmente orchestrata da minoranze organizzate. La seconda ragione risiede nelle moderne tecnologie.

La penetrazione del politico nel sociale è resa possibile grazie all’invenzione e alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, con i quali si riesce a raggiungere chiunque per condizionarlo con un insistente messaggio; grazie ai mezzi di trasporto, che annullano le distanze e consentono controlli e spostamenti veloci; grazie allo sviluppo della psicologia scientifica, che fornisce le tecniche di condizionamento di massa. L’eliminazione di ogni iniziativa spontanea, la repressione del dissenso e l’integrazione dell’intera società in un sistema chiuso sono disposti al fine del conseguimento di valori assoluti, come la purezza e il dominio di una razza nel nazionalsocialismo. L’individuo viene educato attraverso una studiata propaganda, che lo accompagna e lo condiziona permanentemente. Il regime totalitario monopolizza i mezzi di comunicazione di massa ai fini di un capillare indottrinamento.

La dottrina del regime deve diventare articolo di fede; obbligatoria è la frequenza ai riti e parate. Il Totalitarismo , contrariamente a quanto avviene nelle dittature di tipo tradizionale, non si accontenta di reprimere e di dominare, ma richiede la partecipazione delle masse. Non interessa peraltro il contributo personale di idee e di iniziative, ma una presenza conformista intesa come adesione all’ideologia dominante. Alla strumentalizzazione ideologica si affianca la politica del terrore. Il potere è onnipresente, è un occhio che gira a 360 gradi, come la telecamera-spia di 1984 di G. Orwell, che guarda in ogni angolo della casa e del luogo di lavoro, che dà l’impressione di riuscire a penetrare fin nei recessi della coscienza.
Nel regime totalitario nessuno si sente al riparo da azioni persecutorie, perche' il potere è imprevedibile e la minaccia costante. Il regime è sempre in lotta con qualcuno, contro nemici reali, potenziali o “fantasticati”, come se il complotto fosse sempre all’ordine del giorno. Di ciò ha bisogno per legittimare la repressione poliziesca, ma soprattutto per mantenere una tensione continua che giustifichi il mutamento incessante. Hanna Arendt, forse la più grande studiosa del fenomeno totalitario, sostiene che una delle caratteristiche tipiche dei regimi totalitari è l’istituzione del “nemico oggettivo”.

Nemico reale è l’oppositore dichiarato; nemico potenziale è colui che, pur non manifestando atteggiamenti ostili, per la sua appartenenza a un gruppo determinato è sempre possibile che diventi oppositore reale. Il “nemico oggettivo” differisce dagli oppositori e dalle persone sospette delle polizie segrete in quanto la sua identità è determinata dall’orientamento politico del governo, e non dal suo desiderio di rovesciarlo. In alcuni momenti il regime totalitario ha bisogno di mantenere il terrore colpendo del tutto a casaccio. Infine, crea universi concentrazionari (quelli che vengono oggi definiti con l’espressione Arcipelago Gulag, dal titolo di una famosa opera dello scrittore sovietico dissidente A.J.Solzenitzyn che ha denunciato la disumanità dei metodi di Stalin), istituzioni permanenti in cui sono rinchiuse milioni di persone.
L’universo concentrazionario non è un’istituzione penale, creata per la punizione e repressione di delitti e crimini, ma piuttosto una struttura politica di sradicamento del tessuto sociale mediante lo strappo e la cancellazione dalla società di interi settori e gruppi. Infine, il terrore raggiunge il suo apice, la sua punta di raffinata crudeltà, nel lavoro di annientamento della personalità, non tanto uccidendo o deportando il nemico, quanto facendolo sparire (come è successo in Argentina ai desaparecidos sotto il regime dei militari instaurato nel 1977 ed entrato in crisi nel 1982).

Un simile regime non può che avere una guida monolitica, costituita da un partito e da un capo onnipotente, dotato di carisma. Il partito si identifica praticamente con lo Stato; ha una ideologia rigida e una struttura verticistica. La volontà del capo è anche superiore al credo ideologico, che egli può revisionare e adattare alle circostanze. Il suo dominio incontrastato si misura sulla capacità di decidere in ultima istanza qualsiasi conflitto, di promuovere o stroncare carriere, di epurare l’apparato con “purghe” periodiche. Questo spiega l’instabilità del regime, nonche' la contraddizione tra un ordine continuamente proclamato come massimo bene sociale e un disordine effettivo, un vero caso amministrativo e legislativo. Si parla, per esempio, di uno stato di caos e di improvvisazione che regnava nel Terzo Reich. La legge rimane, certo, ma perde completamente valore: la prova più clamorosa è il mantenimento della costituzione di Weimar nella Germania nazista. La stessa economia assume un aspetto dirigista e si caratterizza per un pesante intervento dello stato, che esercita una “dittatura sui bisogni” (impone e raziona i consumi) e privilegia il potenziamento dell’industria pesante e degli armamenti, fino a giungere a un’autarchia in vista di un’economia di guerra.

Ma quali sono gli stati totalitari? I pareri sono tanti, ma l’unanimità è raggiunta se non altro sulla Germania hitleriana e sulla Russia staliniana; ma c’è chi aggiunge la Cina, la Romania, l’Iran Khomeinista, ecc. Molti dubbi esistono sull’Italia fascista, soprattutto perche' il regime non riuscì o non volle eliminare i centri tradizionali del potere (la Monarchia, la Chiesa, la Confindustria, l’esercito), perche' mancò di una ideologia coerente, perche' lo stato di polizia non degenerò in terrore, ed anche perche' rimase sufficientemente viva e vitale una certa cultura liberale dello Stato, della sua autorità e della sue regole. L’accostamento tra nazismo e comunismo, opposti sotto l’aspetto ideologico, sociologico, economico, ecc, ha indotto molti a rigettare la nozione di Totalitarismo come fuorviante. Resta il fatto che l’affinità nella gestione del potere è esistita, così come è stata comune la credenza in uno stadio “finale” della storia, sia esso la società senza classi o il dominio di una razza.
La stessa idea di un sistema autonomo dal quale sia stato eliminato ogni male e ogni infelicità è totalitaria. La supposizione che un tale schema di cose è fattibile, e anzi inevitabile, è un invito per un regime a proclamare che esso realizza questa perfezione, a esigere dai suoi cittadini riconoscimento e sottomissione e a condannare l’opposizione come vizio e perversione. Perche' questa possibilità non debba più ripetersi nella storia possiamo attingere ad un’unica fonte: la memoria. Questa non può essere intesa come la semplice raccolta di dati, fatti e informazioni; la memoria è anche - soprattutto - analisi dell’accaduto, esercizio critico, assunzione di responsabilità e presa di posizione. E’, in sostanza, cioè che ci rende degni di chiamarci cittadini di questo nostro complesso mondo umano.

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4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO

ARGOMENTO: L'acqua, risorsa e fonte di vita

DOCUMENTI
H2O UNA BIOGRAFIA DELL'ACQUA: H2O è l'unica formula chimica che tutti conoscono. Ed è giusto che sia così: l'acqua non è solo la sostanza più diffusa sulla terra, ma è la condizione necessaria, la fonte, la matrice della vita. In tutti gli antichi miti della creazione, in principio era l'acqua: nella Bibbia "lo spirito di Dio aleggiava sulle acque"; nel Regveda, tutto "era acqua indistinta". Quando la spogliamo dei suoi abbellimenti simbolici, della sua associazione con la purezza, l'anima, la maternità, la vita e la giovinezza; anche quando la riduciamo ad un fenomeno da laboratorio, chimico o geologico che sia, l'acqua continua ad affascinarci. Molecola a prima vista molto semplice, nondimeno l'acqua lancia alla scienza sfide sempre difficili." 
Ph. BALL, H2O una biografia dell'acqua, Rizzoli 2000 USI E SPRECHI: "

Destino veramente strano quello dell'acqua: se un essere umano ne è privato solo per pochi giorni, muore. Se una zona attraversa un lungo periodo di siccità, migliaia o addirittura milioni di persone muoiono di fame. Senza di essa, niente può vivere, crescere, produrre. E tutto questo si riflette nelle idee che ci facciamo sull'acqua e nella sacralità che spesso ancora la circonda. Allo stesso tempo, però, l'acqua è sprecata, sporcata, ignorata e dimenticata forse più di qualunque altra risorsa naturale."
M. FONTANA, L'acqua, natura, uso, consumo, inquinamento e sprechi, Editori riuniti, 1984

ACQUA, FONTE DI SICUREZZA ALIMENTARE: " Affinche' vi sia cibo occorre che vi sia acqua. E' quindi fondamentale investire per garantire la disponibilità e l'uso efficiente delle risorse idriche, in un indispensabile contesto di salvaguardia ambientale. Acqua e cibo rappresentano il motore di quello sviluppo autosostenibile cui tutti dobbiamo dare priorità assoluta." 
Introduzione a "Celebrazioni Ufficiali Italiane per la Giornata Mondiale dell'Alimentazione 2002" da parte del presidente del Consiglio dei Ministri 

PROSPETTIVE FUTURE: "La società contemporanea si è abituata all'idea che risorse essenziali per la vita e per le attività economiche e produttive, come l'acqua, siano inesauribili, a portata di mano, sempre disponibili. Non tutti sanno, tuttavia, che questa fondamentale risorsa è limitata e, in alcune situazioni, comincia anche a scarseggiare. Occorre, quindi, migliorare la conoscenza e la tutela dell'acqua come elemento fondamentale esistente in natura e dell'acqua come risorsa per lo sviluppo, necessaria per la vita, per la salute, per le città e per le campagne, e in particolare per l'agricoltura e per una sana alimentazione... In futuro? è ormai evidente? l'acqua diventerà sempre più un bene prezioso ed insostituibile, anche raro. Le difficoltà di approvvigionamento, il declino della qualità, la penuria, il consumo disattento, gli sprechi dell'acqua sono già motivo di preoccupazione… L'acqua non dovrà essere un fattore di incertezza o, nel caso delle catastrofi, minaccia per la popolazione del mondo, anche nei luoghi dove il clima favorevole, le piogge, l'innevamento, l'alternarsi delle stagioni l'hanno resa abbondante."
Atti della Giornata mondiale per l'alimentazione 2002

E' L'ANNO DELLA VITA: "E' certamente una coincidenza che il 2003, atteso da tempo per celebrare i cinquant'anni dalla scoperta della struttura a doppia elica del Dna, sia stato dedicato anche all'acqua. L'accostamento non poteva essere, comunque, più pertinente. Il Dna è, soprattutto nell'immaginario collettivo, il simbolo biologico della vita, ed è un luogo non meno comune che l'acqua è una condizione indispensabile per la vita. Nonche' un ambiente che offre straordinarie opportunità evolutive. Con conseguenze non sempre benefiche per l'uomo: nel passaggio a una civiltà più sedentaria l'acqua ha infatti cominciato a rappresentare un grave rischio di morte per l'umanità, veicolando gli agenti di malattie come il tifo e il colera o favorendo lo sviluppo di artropodi in grado di trasmettere virus, o parassiti come la malaria. Il rapporto fra acqua e vita è stato intuito da molti miti della creazione, in particolare presso quelle civiltà che si svilupparono sulle sponde dei grandi fiumi e fatto proprio addirittura dal primo filosofo naturalista, Talete."
G. CORBELLINI, Una molecola nell'oceano, in IL SOLE 24 ORE, 5 gennaio 2003

"La molecola è sempre H2O ma in molte parti del mondo è marrone, sporca di fango e portatrice di funghi e batteri e quindi di malattie e di morte: Oppure è assente del tutto. Per l'Organizzazione mondiale della Sanità la situazione peggiora: nel 2025 l'oro blu potrebbe essere insufficiente per due persone su tre. Urgono nuovi accordi internazionali. L'acqua è un problema globale, ma a differenza del riscaldamento del clima, è affrontabile su scala locale. Lo stress idrico è, per esempio, spesso causato da sprechi locali: in primo luogo dalle inefficienze in agricoltura (attività per la quale utilizziamo il 70% dell'acqua), ma anche da semplici, stupide perdite delle tubature o contaminazioni evitabili… Ma ciò che in Italia è un problema, in Bangla Desh può diventare un dramma. Fino a una trentina di anni fa, tutti bevevano acqua contaminata dalle fognature. Ascoltando i geologi, però, si scopre che basterebbe scavare i pozzi a una profondità di 80 metri, anziche' di 50 circa per eliminare il problema alle radici nel 99% dei casi."
M. MERZAGORA, Un patto sul colore dell'acqua, in IL SOLE 24 ORE, 5 gennaio 2003

L'EMERGENZA IDRICA E LA STIMOLAZIONE DELLA PIOGGIA: "L'agricoltura italiana può contare sempre meno sulle piogge… Una situazione che provocherà pesanti ripercussioni economiche se si considera che più del 50% del valore lordo della produzione agricola italiana dipende dall'irrigazione e che i due terzi del valore delle esportazioni è costituito da prodotti che provengono da territori irrigati. Alla stimolazione delle piogge si lavora nei Paesi più avanzati al mondo, come gli Stati Uniti, e in nazioni, come Israele, che hanno adottato la tecnologia italiana e si avvalgono della consulenza dei nostri esperti. Non solo. Il convegno dell'Organizzazione meteorologica mondiale ha riaffermato, lo scorso anno a Ginevra, il grande interesse per la stimolazione della pioggia riprendendo l'indicazione data dalla Conferenza di Rio de Janeiro che cita questa tecnologia quale sistema di lotta alla desertificazione della terra. Cos'è la stimolazione della pioggia? La tecnologia messa a punto da un'associazione italiana riproduce in sostanza il processo naturale di formazione delle precipitazioni. Ci si avvale di piccoli aerei che volano alla base dei sistemi nuvolosi, rilasciando microscopiche particelle di ioduro di argento in grado di accelerare il processo di condensazione trasformando il vapore in pioggia che cade al suolo." 
AGRICOLTURA, marzo/aprile 2002

Prova Svolta:

ARGOMENTO: L'acqua, risorsa e fonte di vita

Ferrarella, Leggerissima, Olivetto, Santa Pellegrina, Sguizza... l'acqua prima di tutto è un vero business che ci ottenebra il cervello con mille plin-plin in tv, in radio, sui giornali. Milionate di euro spese per convincerci che un'acqua minerale è migliore di un'altra, calciatori che parlano agli uccelli, scalatori tirolesi che ci assicurano che è altissima e purissima. Insomma, una follia.

Una follia tanto che Beppe Grillo, il noto comico genovese, si chiedeva perchè gli italiani si sono fissati con questa idea di "pagare per avere acqua". Raccontava Grillo che di solito, nella storia dell'uomo, per l'acqua non si è mai pagato. E' l'elemento più diffuso in natura ed è difficile dargli torto. Tanto più che tutte 'ste bottiglie di plastica per l'acqua minerale in giro non fanno altro che inquinare e la maggior parte degli italiani se ne fotte del riciclaggio dei contenitori.

"Sarebbe bene non dimenticare - ammonisce Fulco Pratesi, presidente del Wwf, nel suo commento di oggi all'Ansa - che la quantità d'acqua che noi usiamo la mattina per farci la barba e' quella che un bambino di un paese povero ha a disposizione in tutta la giornata. Le donne in quei luoghi sono costrette a camminare ore per procurarsi l'acqua necessaria per bere, cucinare, lavare. A fronte di tutto ciò - osserva - l'Italia è lo Stato in Europa che consuma più acqua. Ed è anche quello che compra più acqua minerale. Eppure il nostro è un Paese ricco di montagne, ghiacciai e dunque di acqua di sorgente ne ha a volontà. La verità è - sostiene Pratesi - che ormai il profitto si sta appropriando anche di questa fonte primaria".

L'acqua è fonte primaria di vita per i grandi scrittori che hanno visto nei corsi d'acqua l'accesso alla vita e alla morte. Senza dubbio per Joseph Conrad, in "Cuore di Tenebra", l'acqua è un viaggio a ritroso da quella che è la normalità della vita contemporanea verso le radici dell'uomo, anche quelle più bestiali. Il fiume navigato dal protagonista è il Congo e porterà il lettore a scoprire le fattezze di Kurtz, uno dei personaggi più inquietanti della letteratura contemporanea.

Per noi italiani invece il viaggio letterario sull'acqua non può che essere quello di Claudio Magris, scrittore triestino vivente, che col suo "Danubio" racconta secoli di storia e cultura vissuti dal fiume più lungo ed intrigante del nostro continente. Il fiume, per Magris, serve agli uomini per incontrarsi, per discutere, per confrontarsi, anche per ammazzarsi. Ma la sua è una visione positiva perchè il Danubio malgrado tutto, anche malgrado l'inquinamento, resiste e resta uno dei messaggeri più grandi della storia umana.

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TIPOLOGIA C - TEMA DI ARGOMENTO STORICO

Tutti gli esseri umani, senza distinzione alcuna di sesso, razza, nazionalità e religione, sono titolari di diritti fondamentali riconosciuti da leggi internazionali. Ciò ha portato all'affermazione di un nuovo concetto di cittadinanza, che non è più soltanto "anagrafica", o nazionale, ma che diventa "planetaria" e quindi universale. Sviluppa l'argomento analizzando, anche alla luce di eventi storici recenti o remoti, le difficoltà che i vari popoli hanno incontrato e che ancor oggi incontrano sulla strada dell'affermazione dei diritti umani. Soffermati inoltre sulla grande sfida che le società odierne devono affrontare per rendere coerenti e compatibili le due forme di cittadinanza.

Prova Svolta:

Ogni guerra è fatta in nome della pace, di un diritto imprescindibile, la libertà, oppure in nome della religione.
Eppure, in questi elementi, c’è qualcosa che stona sempre: la morte, la distruzione e allora è forse anche troppo scontato chiedersi perche' si lotta per ciò che è connaturato all’uomo, ma che forse egli stesso non ha voluto e non vuole riconoscersi. Perche' cominciare con la guerra, se l’oggetto di questo lavoro è l’affermazione dei diritti umani? Perche' come già in parte esposto, l’uomo non riesce a prescindere dalla violenza per affermare un elemento distintivo tra il suo essere e la bestialità che invece continua a circondarlo.
Non è scontato, ne' troppo semplicistico ricordare gli ultimi avvenimenti bellici: l’accanimento nella ricerca di un presunto motivo (armi nucleari?) per poter liberare un popolo (o addirittura il mondo!), da uno spietato dittatore, è stato soltanto l’ennesima giustificazione per affermare... cosa? Appunto, cosa afferma ogni guerra? La restituzione della pace, dei diritti dell’uomo, che dovrebbero essere uguali per tutti?

No, perche' nessuno oggi ricorda cosa è successo, se non una serie di immagini dei nostri simpatici corrispondenti che ci sorridevano dalle loro postazioni parlando di avvenimenti che in realtà non erano ciò che succedeva davvero. E che diritti pensiamo di vegliare e/o affermare, se poi per strada evitiamo il poveraccio di colore che ci lava i vetri?
Ecco, il punto è questo: dove comincia la visione della globalizzazione, economica, culturale e sociale, per poi finire in quella interrazziale e dove soprattutto comincia e finisce la volontà e l’essenza dell’affermazione dei diritti umani?
Facciamo un po’ di conti e cerchiamo di capire bene a cosa si va incontro in questi ultimi anni.
Esempio concreto, che stona e fa crollare ogni discorso, ogni guerra, ma soprattutto ogni dignità umana, è l’esistenza della pena di morte. Quale è la situazione nel mondo? Ecco un po’ di dati... partendo proprio dal paese che più di tutti si batte e afferma di farlo per restituire la pace in ogni luogo: gli USA.

LA SITUAZIONE NEGLI USA
Pur essendo uno degli stati più evoluti del mondo e avendo un teoricamente efficiente sistema legislativo, negli USA ci sono molte discriminazioni verso alcuni gruppi di persone.

MALATI DI MENTE
Molte persone affette da ritardi o malattie mentali sono attualmente ospitate nei bracci della morte. Amnesty International ha documentato i casi di oltre 50 detenuti affetti da gravi problemi mentali giustiziati a partire dal 1982, in contrasto con la risoluzione 1989/64 del Consiglio Economico e Sociale dell'ONU nella quale si raccomanda l'eliminazione della pena capitale per coloro che sono affetti malattie mentali o che hanno capacità mentali estremamente limitate. In diversi stati la soglia di capacità mentale fissata al di sotto della quale non si può giustiziare una persona è estremamente bassa, e solo nove stati proibiscono l'inflizione di una condanna a morte quando l'imputato è mentalmente ritardato. La soglia di ritardo mentale è un QI di 70.
Johnny Frank Garrett: nel febbraio 1992 fu giustiziato per lo stupro e l'omicidio di un'anziana suora nel 1981, quando aveva solo 17 anni. Psicotico cronico, aveva subito danni al cervello e da bambino aveva subito violenze fisiche e sessuali (la giuria non fu messa al corrente di quest'ultima circostanza). Molti ordini di suore e il Papa chiesero la grazia, che non fu concessa. Nollie Martin: giustiziato in Florida nel maggio 1992, aveva QI 59. Soffriva inoltre delle conseguenze di gravi ferite alla testa riportate quand'era bambino, e anch'egli aveva subito violenze fisiche e sessuali. Fu condannato a morte nel 1978 per l'omicidio di una donna bianca; Martin trascorse oltre 13 anni nel braccio della morte rotolandosi sul pavimento della cella. Aveva continuo bisogno di cure mediche a causa delle allucinazioni di cui soffriva; sbatteva la testa e i pugni contro la parete della cella e tentava di mutilarsi, a quanto pare a causa del rimorso per il crimine commesso.

NERI
Più del 40% dei condannati a morte negli USA sono neri, sebbene essi costituiscano soltanto il 12% della popolazione totale. Circa l'80% dei condannati a morte sono riconosciuti colpevoli di omicidi di bianchi, nonostante neri e bianchi siano vittime di omicidi in misura simile. Solo nel 1986 la Corte Suprema stabilì che i procuratori non potevano escludere potenziali giurati solamente in base alla razza (caso Batson vs. Kentucky).
Inoltre, negli USA e in pochi altri stati (negli ultimi anni Nigeria, Pakistan, Iran, Iraq, Rwanda, Bangladesh, Barbados, Arabia Saudita) può essere condannato a morte e giustiziato anche chi era minorenne al momento del reato. In alcuni processi, la giovane età non è neppure introdotta nel dibattimento in quanto circostanza attenuante. Otto condannati minorenni su nove sono neri o ispanici; la maggioranza proviene da ambienti estremamente degradati e aveva subito violenze sessuali e fisiche da bambini, aveva un basso QI, soffriva di malattie mentali o aveva subito danni al cervello.
In Indiana e Vermont il limite d'età per il quale è prevista la pena di morte è 10 anni.
Charles Rumbaugh: il primo criminale minorenne giustiziato negli USA dal 1964 (11 settembre 1985). Fu condannato a morte nel 1980 per un omicidio commesso nel corso di una rapina effettuata all'età di 17 anni.

LA SITUAZIONE OGGI NEL MONDO
La pena di morte è l'attuazione del principio etico-giuridico in base al quale lo Stato può decidere legittimamente di togliere la vita ad una persona. Ma di fronte agli elenchi di alcolizzati, malati di mente, emarginati di ogni tipo mandati a morte si ha l'impressione di essere davanti ad un potere che disinfesta, un "potere giardiniere", che si incarica di estirpare le erbacce. Ad essere giustiziati non sono soltanto gli omicidi, ma anche i responsabili di reati economici, talvolta molto lievi.Spesso i processi non sono equi e regolari. In Iran negli anni scorsi sono stati celebrati processi della durata di pochi minuti, davanti ad un giudice non indipendente (un'autorità politico-religiosa), e si sono conclusi con una sentenza di morte, inappellabile, eseguita quasi immediatamente. Negli USA, in un sistema giudiziario assai evoluto, un errore commesso da un avvocato d'ufficio inesperto (come, ad esempio, un leggero ritardo nella presentazione di elementi a discarico) può comportare la fine di ogni speranza per l'imputato.

LA SITUAZIONE IN ARABIA SAUDITA
Si viene giudicati in base alla Shâri'a, la legge sacra; nel mese sacro del Ramadan viene osservata una tradizionale moratoria esecuzioni. La pena di morte viene comminata per reati sessuali, di droga, sabotaggio, corruzione, stregoneria, masticazione di qat, produzione/distribuzione/ assunzione di alcol.
Le esecuzioni hanno normalmente luogo al termine di processi iniqui, nell'ambito dei quali mancano le più elementari garanzie.
Gli imputati possono non essere rappresentati da avvocati difensori e le confessioni, anche se ottenute mediante tortura, sono accettate come prove valide dalle corti e possono addirittura costituire l'unica prova a fondamento della condanna a morte. I metodi usati sono la decapitazione con una spada affilata per gli uomini e il plotone di esecuzione per le donne; le donne sposate riconosciute colpevoli di adulterio possono anche essere lapidate.
Le esecuzioni hanno luogo nei principali centri del Regno, di solito in occasione delle preghiere del venerdì pomeriggio, in una piazza davani al palazzo del governatore provinciale; un medico è presente ed ha il compito di certificare il decesso del condannato. Il metodo della decapitazione è particolarmente violento sia per la vittima che per coloro che vi assistono: la morte inflitta con questo sistema viene comunemente ritenuta veloce e pietosa, in realtà in diversi casi sono stati necessari più colpi prima che la vittima venisse dichiarata morta dopo essere stata sottoposta ad una sofferenza indicibile.

LA SITUAZIONE IN CINA
La Cina è il paese dove si contano il maggior numero di condannati a morte, anche se mancano statistiche ufficiali in materia. Tra i circa 65 reati vi sono l'omicidio, il traffico di droga, alcuni reati economici, politici, d'opinione, il commercio di pornografia, l'uccisione di alcuni animali sacri.
Vengono spesso organizzate manifestazioni di massa per la lettura della sentenza di morte, e l'esecuzione viene compiuta subito dopo: i condannati vengono mostrati al pubblico con la testa reclinata, le mani legate dietro la schiena ed un cartello con il nome e l'indicazione dei crimini commessi legato al collo. Vi è una violazione dei diritti fondamentali: molti trascorrono il periodo che va dalla condanna a morte all'esecuzione ammanettati e coi ferri alle caviglie; inoltre vengono quasi sempre espiantati gli organi del condannato, ma senza chiedere il consenso alla famiglia.

LA SITUAZIONE IN ITALIA
In Italia, tutti gli stati preunitari ad eccezione della Toscana prevedevano la pena di morte, che nel 1889 fu tuttavia abolita dall'ordinamento del Regno d'Italia con il codice Zanardelli. Reintrodotta dal fascismo per i più gravi delitti politici nel 1926, e per quelli comuni nel 1930, fu definitivamente sostituita con un decreto legislativo dell'agosto 1944, dopo la caduta del fascismo, dall'ergastolo. La Costituzione italiana, ribadendone all'articolo 27 il divieto e riaffermando il principio secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, ha lasciato in vigore la pena di morte solo per i casi previsti dalle leggi militari di guerra; anche questi casi sono però definitivamente caduti nel 1994.

L'UE CONTRO LA PENA DI MORTE
Il 29 giugno 1998 a Lussemburgo i 15 ministri degli Esteri dei Paesi dell'Unione Europea si sono schierati compatti per l'abolizione universale della pena capitale, per una battaglia che diventa un elemento intrinseco della politica UE in materia di diritti umani; l'UE infatti pone tra le condizioni per l'adesione la non applicazione della pena di morte. Questa crociata è sostenuta inoltre da un forte movimento di opinione pubblica.
Durante la riunione dei ministri dell'UE, si è ricordato un dato importante: l'84% delle esecuzioni mondiali avviene in quattro paesi; nel 1997, in Cina sono state eseguite 1644 condanne a morte, in Iran 143, in Arabia Saudita (dove viene praticata la decapitazione) 122, negli USA 74. E tutto ciò senza riuscire a debellare la criminalità, come si prefiggevano i sostenitori della pena capitale. Inoltre, in alcuni Paesi (fra cui gli USA) vengono giustiziati anche minori, mentre in Cina i soldati dei plotoni di esecuzione puntano solo contro certe parti del corpo dei condannati per preservarne altre che vengono destinate agli espianti e quindi al commercio d'organi.
L'Italia è in prima linea in questa battaglia, infatti fu l'Italia che a Ginevra presentò la mozione contro la pena di morte alla commissione per i diritti umani dell'ONU. Perche' scrivere di pena di morte e non dei diritti umani? Tema fuori traccia? No, ma analisi del problema dall’opposto punto di vista, ma purtroppo proprio da quello che è ciò che dobbiamo evitare e invece continuiamo a tollerare, gestire, sopportare.
E questo avviene perche' anche se l’umanità continua a progredire e ad affermare la sua potenza, in realtà cerca soltanto di coprire la propria fragilità nel poter vivere in simbiosi non con la natura o quanto altro cerca disperatamente di raggiungere, ma semplicemente non riesce a vivere con se', con il proprio genere. E questo stesso parlare continuo di diritti e globalizzazione e villaggio mondiale comune, è solo l’esorcizzazione della paura profonda che l’homo sapiens non riesce ad accettare: il proprio vicino. E non importa che esso sia di un colore, piuttosto che di una religione...o di una fede calcistica diversa. E’ un essere umano, come tutti gli altri, con gli stessi diritti e come tale, ha i miei stessi diritti; può portarmi via parte di me...e l’uomo non è pronto a questo.

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TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE

Si dice da parte di alcuni esperti che la forza delle immagini attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell'impatto immediato e prevalentemente emozionale, tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessione critica del destinatario. Ma si dice anche, da parte opposta, che è proprio la immagine a favorire varie forme di apprendimento, rendendone più efficaci e duraturi i risultati.
Discuti criticamente i due aspetti della questione proposta, avanzando le tue personali considerazioni.

Prova Svolta:

Nel corso di questo anno abbiamo vissuto sulla nostra pelle e, in particolare, attraverso i nostri occhi decine di avvenimenti che saranno ricordati nei libri di storia, prima fra tutti la guerra in Iraq.
Le immagini che ci arrivavano dalle televisioni erano immagini di città devastate e di bombardamenti. Immagini, appunto.
Ripensando a quell'evento penso a come si sarebbe vissuta quella guerra senza gli inviati da Baghdad o senza i continui aggiornamenti dei telegiornali, a come si vivevano eventi simili quando non erano accompagnate dalle immagini.
Negli ultimi anni il ruolo dell'immagine nell'informazione ha sicuramente preso il sopravvento, anche nella carta stampata, e questo è un avvenimento che porta ad un dibattito necessario sulla natura dell'informazione.
Ma che cosa porta ad un prevalere dell'immagine nell'informazione?
Per dare una risposta a questa domanda dobbiamo partire dalla natura dell'immagine. Quando si percepisce un oggetto o altro nella realtà, quello che rimane nella nostra mente altro non è che l'immagine. A questa immagine noi colleghiamo concetti, sensazioni, pensieri, un vero e proprio "bagaglio emozionale" che viene richiamato quando ricordiamo o rivediamo quell'immagine.
Quando leggiamo o ascoltiamo, il nostro atteggiamento è quello di comprendere e decodificare ciò che stiamo percependo. Quando percepiamo un'immagine, invece, vengono attivate delle funzioni psichiche che sono connesse alle nostre esperienze precedenti e a ciò che ad esso è collegato. In sintesi, è molto più facile, più coinvolgente e più veloce essere attratti da un'immagine che ci da una rappresentazione più immediata della realtà che leggere o ascoltare delle parole.
Negli ultimi decenni l'utilizzo delle immagini nell'informazione si è incrementato per rendere quest'ultima più accessibile, più "attraente" e dunque più efficace ad un numero sempre più elevato di persone. Ma quello che è nato come tentativo di allargare il pubblico dell'informazione rischia in alcuni casi di impoverire la capacità critica di molti. Troppo spesso assistiamo ad una comunicazione troppo veloce e sintetica che non analizza e non approfondisce tematiche solo perche', ad un primo approccio, potrebbero sembrare più ostiche alla "maggioranza" del pubblico. Questo porta ad una mancanza di analisi razionale dell'informazione percepita e ad un approccio più istintivo ed emotivo, che ha, sicuramente, un forte impatto mediatico, ma che perde in alcuni casi la funzione formativa dell'informazione.
Ciò su cui molte volte ci si confonde è proprio la natura dell'immagine. L'immagine è una rappresentazione della realtà e non la realtà stessa. L'immagine è uno strumento, un mezzo della comunicazione e non ciò che viene comunicato. Tutto ciò si collega all'obiettivo principale dell'informazione, ossia quello di far conoscere e far pensare le persone. Utilizzare l'immagine solo come evocatrice di sensazioni e di emozioni risponde all'obiettivo di un altro tipo di comunicazione, come ad esempio quella commerciale o pubblicitaria.
Un esempio di utilizzo dell'immagine come strumento è quello che troviamo nella formazione. La natura dell'immagine in questo contesto è quella di strumento con la finalità di dare la possibilità al bambino di apprendere in maniera più semplice e rapida un concetto. A questo segue, o dovrebbe seguire, una vera e propria educazione all'immagine e alla sua percezione.
Questo accade perche' attraverso l'immagine il messaggio è più semplice da recepire. Attraverso l'educazione successiva si interviene sulla complessità di rielaborazione del messaggio, dato che questo non riguarda solo l'aspetto cognitivo ma anche quello emozionale della persona.
Le due questioni qui sollevate sono diverse, in quanto nella prima l'immagine rischia, ogni giorni di più, di tramutarsi da strumento a messaggio, mentre nella seconda l'immagine mantiene la sua natura di strumento di comunicazione.


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