Tracce maturità anni precedenti -> 2005 - 1a prova - Parte 1 TIPOLOGIA A: Analisi del testo
Dante Alighieri, Commedia, Paradiso, XVII, vv.106-142 (ediz. nazionale, 1967). L’avo Cacciaguida indica a Dante il dovere di proclamare le verità, anche se scomode. Nel brano parla per primo Dante, Cacciaguida risponde. Prova Svolta: 1. Comprensione del testo/parafrasi “Vedo chiaramente, padre mio, come si affanna 2. Analisi del testo 2.1 La presenza di Cacciaguida nel canto XVII del Paradiso non è casuale ne' legata ad un contesto familiare ma è da inserire in un contesto più ampio perche' con questo incontro si delinea chiaramente la missione politica e morale, su base religiosa, del poeta. Nel XVII il tema si concentra principalmente intorno alla questione dell'esilio, a lui già preannunciata nell'Inferno e di cui chiede conferma all'illustre antenato. Cacciaguida, che vede direttamente in Dio le vicende future e le cui profezie non sono quindi fallibili, prevede l'esilio e preannuncia a Dante le difficoltà che incontrerà in quel difficile momento della sua vita: sottolinea in particolare la lontananza dagli affetti, l'umiliazione di dover chiedere ospitalità e la triste consapevolezza che acquisirà ben presto Dante in merito alla stoltezza dei suoi compagni di partito e che lo spingerà a far affidamento in seguito solo su se stesso. Nei versi da prendere in esame viene esplicitato al trisavolo un dubbio -“io cominciai, come colui che brama, dubitando ”, vv.103-104-, di Dante in merito alle possibili conseguenze di una sua rivelazione su questa sua esclusiva esperienza nell'al di là. La sua incertezza sul futuro è mitigata da una triste certezza, quella dell'esilio, e per questo nel rivolgersi al trisavolo il poeta sembra molto scoraggiato: Dalle sue parole sembra che persino il tempo stia congiurando contro di lui, incalzando per sferrare il colpo più "grave", nel senso di doloroso per il poeta, ed è chiaro il riferimento all'esilio. Ma il suo vero timore, una volta avuta conferma dell'esilio, è quello di poter perdere oltre alla patria anche la possibilità di trovare ostilità altrove a causa della rivelazione delle sue visioni ultraterrene e dice quindi: “si che, se loco m'è tolto più caro, “ho io appreso quel che s'io ridico, Il libero arbitrio dell'uomo che gli concede così tanta libertà sembra invece a Dante quasi una condanna perche' lo mette di fronte ad una scelta molto difficile che dimostra il suo limite di essere umano e lo spinge a chiedere consiglio al suo illustre antenato. Da solo Dante non riesce a scegliere perche' entrambe le possibilità che gli si presentano hanno in realtà dei possibili risvolti negativi: nel caso scegliesse di riferire ciò di cui è venuto a conoscenza rischierebbe di perdere tutto, nell'altra eventualità, quella di tacere, i posteri non avrebbero memoria del poeta ne' della sua incredibile esperienza. 2.2 I versi in cui il poeta ripercorre il suo viaggio ultraterreno vanno dal 112 al 115 e sono: “Giù per lo mondo sanza fine amaro, Vengono menzionati i tre “regni” visitati da Dante nell'ordine in cui effettivamente sono stati visitati dal poeta: il primo è l'Inferno definito ‘il mondo sanza fine amaro' perche' è il luogo dell'eterno dolore; il riferimento al Purgatorio è ovvio nel “monte” dalla cui vetta gli occhi di Beatrice lo condussero poi al “ciel”, l'ultimo regno e cioè il Paradiso in cui si concluderà il viaggio di Dante. In seguito, nei vv.136-137, anche Cacciaguida parla delle tappe del viaggio di Dante ma il percorso viene ricordato al contrario partendo dal regno in cui si trova il trisavolo: “Però ti son mostrate in queste rote, Sono differenti anche i termini con cui Cacciaguida si riferisce a questi luoghi: per il Paradiso parla di “queste rote” dandone una descrizione più fisica; il Purgatorio è anche per lui identificato come il “monte”, mentre l'Inferno da luogo di eterna sofferenza è divenuto “la valle dolorosa”. In questo diverso modo di elencare e nominare i regni si può sottolineare la differenza che intercorre tra i due personaggi, l'uno ancora vivo e coinvolto nei problemi del mondo terreno e l'altro un'anima beata ormai libera dalle preoccupazioni e dai tormenti terrestri. È dunque inevitabile che Dante incentri, ad esempio, la sua definizione dell'Inferno sull'aspetto temporale, “sanza fine”, della pena così come rispetti la successione cronologica della sua esperienza. 2.3 La metafora più bella che Dante utilizza per alludere alle critiche e alle accuse nei confronti dei potenti è quella che viene proferita da Cacciaguida nei vv.133-134: “Questo tuo grido farà come vento, In cui la denuncia di Dante viene paragonata al vento la cui forza è in grado di scuotere le cime più alte degli alberi, e quindi il riferimento è alle cariche più alte che le rivelazioni di Dante potrebbero minare. 2.4 Nel rivolgersi all'antenato Dante usa inizialmente due appellativi, molto affettuosi, in maniera molto spontanea; in questo caso non sembra ci si trovi di fronte alla tecnica dantesca della captatio benevolentiae perche' non necessaria al poeta che ha già ampiamente ottenuto il rispetto del beato, quanto piuttosto si tratti di una ulteriore conferma di stima e affetto. Nel primo caso si rivolge a Cacciaguida definendolo “padre mio” per sottolineare il ruolo di fidato consigliere e guida che lo spirito dovrà rivestire per Dante; nel secondo caso ne parla come del “mio tesoro” che può essere sia una ulteriore dimostrazione di legame affettivo, che essere legato alla luce che avvolge le anime degli spiriti militanti e che li fa apparire a Dante come un'enorme croce luminosa dalla quale si distacca Cacciaguida per dialogare con Dante, che riluce ugualmente come un tesoro prezioso. 2.5 Dei termini in rima sembrano interessanti quelli che si trovano nella prima terzina e precisamente in conclusione del verso 106 ‘sprona' e del 108 ‘s'abbandona' perche' sottolineano l'antitesi espressa nei versi tra l'incalzare del tempo e la disperazione del poeta. Nei vv.125-129 si incontrano altri tre termini significativamente in rima: ‘vergogna' v.125, ‘menzogna' v.127 e ‘rogna' v.129. Risulta importante la sequenza di queste parole che evidenziano ancor di più la disapprovazione di Cacciaguida nei confronti dei potenti e rendono ancora più necessarie le rivelazioni di Dante. 2.6 Il metro dantesco nella Divina Commedia è la terza rima o rima incatenata. I versi delle terzine dantesche sono tutti endecasillabi a rima alternata, riuniti in terzine o gruppi di tre versi a loro volta riuniti in gruppi più ampi secondo lo schema ABABCBCDC…YZY Z. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- TIPOLOGIA B: Saggio breve/articolo Prova Svolta: 1. AMBITO ARTISTICO - LETTERARIO
Una simile impostazione sfrutta i materiali proposti dal Ministero, in particolare quelli relativi al mondo classico, della letteratura latina e italiana delle origini. Potrebbe quindi partire da un capitolo intitolato La fondazione dell'idea di libertà nell'epica latina e delle Origini La continuità fra Omero e Dante suggerita qui è evidente, e merita di essere sottolineata: è, implicitamente, il suggerimento di una continuità fra il mondo classico e la nostra letteratura. La libertà della nazione: la ricerca di un ideale comune per gli Italiani Dopo aver mostrato quanto sia importante lo spazio della tradizione, che offre i modelli da cui partire, il secondo capitolo verte sul lungo, faticoso cammino degli Italiani verso la libertà dell'Italia. Attraverso pietre miliari della letteratura, ancora una volta: Machiavelli e Manzoni. Il Principe di Machiavelli è l'antenato di un saggio moderno, in cui ancora, come negli esempi epici che abbiamo visto, è un protagonista monolitico, un personaggio centrale forte, a rappresentare sinteticamente il concetto fondamentale. In particolare, però, Machiavelli comincia a porre l'accento su un'idea politica nuova rispetto alle origini, a Dante stesso: quella di libertà della nazione italiana. Ed è Manzoni che raccoglie quest'eredità, stavolta: un autore del periodo romantico italiano, periodo che coincide con quello risorgimentale. Manzoni non continua, ne' in quest'ode, ne' nel celebre coro dell'Atto III dell' Adelchi , con la tradizione di mettere in primo piano un personaggio-simbolo per rappresentare con tutta la forza di un'immagine la sua idea di libertà. Preferisce, al contrario, mettere in primo piano la storia delle folle, gli eventi creati dagli anonimi, la pluralità contrapposta alle singolarità. E' quanto continueranno a fare, raccogliendo a loro volta la sua eredità, gli scrittori del Novecento. Il Novecento e la libertà: dall'Italia al mondo Anche qui, accettando i suggerimenti offerti, si può parlare degli esempi letterari italiani, e non solo: in primo luogo uno scrittore «di passaggio» dall'Ottocento al Novecento, Verga, il cui ruolo è di importanza capitale anche perche' sarà il caposaldo letterario del Neorealismo. Poi, appunto, gli autori del grande movimento «spontaneo» del Neorealismo, che attuano un aspetto nuovo che va messo in luce nell'ultima parte del saggio: l'idea di libertà non è più quella «nazionale» propria di Manzoni e del Risorgimento, ma è diventata più ampia, include il mondo. Nel nuovo, torna l'antico: l'idea di una «civiltà della libertà» che non sia soggetta a distinzioni e divisioni, ma che viva ovunque esiste il rispetto per questo valore, valido dalla famiglia al mondo politico, dagli affetti primari ai coinvolgimenti collettivi. 2 Articolo di giornale L'arte della libertà Un articolo potrebbe più facilmente includere le suggestioni sia della letteratura sia dell'arte, scarsamente presente nel materiale proposto dal Ministero. E potrebbe essere la recensione di una mostra di grafica, in cui il tema della libertà è affrontato attraverso le illustrazioni delle copertine dei più famosi romanzi del Neorealismo. 3 Intervista Libertà, storia e immaginazione nell'epica di Ridley Scott L'intervista a un regista molto noto, come Ridley Scott, che affronta grandi tematiche con piglio epico, da inglese che ha a disposizione i mezzi dei colossi cinematografici americani, permetterebbe di affrontare il tema della libertà in modo molto originale. E permetterebbe di indagare l'argomento sia dal punto di vista della tradizione, sia da quello della modernità e dell'attualità. Infatti in una tale intervista, pensata per esempio per un settimanale molto diffuso come «Panorama», o «Il Venerdì» di «Repubblica», o il «Magazine» del «Corriere della Sera», il regista, stimolato da opportune domande, metterebbe in evidenza le fonti letterarie della sua ispirazione, in particolare per film come Gladiator e Kingdom of Heaven . L'idea nasce dalla recente discussione a distanza fra Ernesto Galli della Loggia e Paolo Mereghetti apparsa il 21 e il 22 giugno 2005 sul «Corriere della Sera» sul diverso modo di affrontare la storia da parte del cinema americano e quello europeo. Ridley Scott è l'esempio del possibile incontro fra tradizione e modernità, cioè nel suo caso fra Europa e America. E, per quanto riguarda il tema della libertà, incontro fra tradizione del rispetto assoluto della «cosa pubblica» di epoca romana, vista nel momento della sua decadenza tardo-imperiale e idea moderna di libertà individuale. Il suo gladiatore è un personaggio-simbolo di questa idea, presente nel mondo classico in figure letterarie memorabili, come appunto i difensori di Troia e gli eroi della pietas familiare di Virgilio: fa riflettere sull'indispensabile presenza della libertà per garantire anche la serenità della famiglia, oltre che l'integrità della società. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 2. Ambito socio-economico Prova Svolta: TIPOLOGIA B Redazione di un "SAGGIO BREVE" o di un "ARTICOLO DI GIORNALE" --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- 3. Ambito storico-politico Prova Svolta: TIPOLOGIA B Redazione di un "SAGGIO BREVE" o di un "ARTICOLO DI GIORNALE" 3. AMBITO STORICO - POLITICO Il cammino storico che ha portato all'integrazione europea si è compiuto in modo apatico e tortuoso. La conclusione della II Guerra Mondiale e l'inizio della Guerra Fredda sancirono la fine dell'egemonia delle potenze europee sul resto del mondo. I nuovi protagonisti dell'equilibrio internazionale erano gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, mentre i paesi dell'Europa Occidentale si trovavano divisi in due blocchi contrapposti, sotto l'influenza delle due superpotenze. Le condizioni degli europei apparivano più che mai contraddittorie: in primo luogo, gli europei avvertivano la crisi della potenza dei loro stati, rimpiangendo l'eredità di un passato che aveva fatto dell'Europa il centro degli stati nazionali forti; in secondo luogo, con la fine della guerra alcuni stati come l'Inghilterra e la Francia godevano ancora di una certa importanza sul tessuto mondiale a differenza dei paesi sconfitti come l'Italia e la Germania Federale che ricoprivano un ruolo marginale. L'Europa occidentale restava così percorsa da contrapposizioni politiche, ideologiche sociali ed economiche decisamente laceranti. In un simile quadro i paesi Europei del blocco occidentale, spinti dall'insostenibile situazione di debolezza e di dipendenza nei confronti delle superpotenze si diressero verso una politica di collaborazione reciproca. Sono ormai trascorsi 50 anni dai Trattati di Roma che istituirono il Mercato comune continentale e la situazione non è ancora equilibrata. La Francia che per prima iniziò il cammino comunitario, risponde negativamente al referendum sulla ratifica del nuovo trattato costituzionale europeo. 4. Ambito scientifico Catastrofi naturali: la scienza dell’uomo di fronte all’imponderabile della Natura! Prova Svolta: TIPOLOGIA B Redazione di un "SAGGIO BREVE" o di un "ARTICOLO DI GIORNALE" 4. AMBITO TECNICO - SCIENTIFICO Catastrofi naturali: la scienza dell'uomo di fronte all'imponderabile della Natura! Quando si parla di ambiente e di tutela degli equilibri naturali non si fa mai vuota retorica, ma si pone l'attenzione su un problema di estrema importanza; quando si parla dei rischi che possono conseguire a un uso del territorio che non tenga conto dell'impatto ambientale, non si fa dell'inutile allarmismo. E infatti, dopo le catastrofi naturali, ci si chiede sempre: sarebbe stato possibile evitare quello che è successo? Si è colpevoli di vittime e danni? Purtroppo gli interrogativi del dopo servono a ben poco se, passata l'emergenza, si ritorna a devastare il territorio, senza ricavare alcuna lezione dall'esperienza subita. Bisogna convincersi che le catastrofi naturali, come terremoti, alluvioni, frane, maremoti, onde anomale, se sono inevitabili, tuttavia i loro effetti dannosi possono dall'uomo essere contenuti con una saggia opera di prevenzione e con un uso del territorio razionale e rispettoso degli equilibri ambientali. Anche gli effetti terribili e devastanti dello tsunami, l'onda anomala che il 26 dicembre del 2004 aggredì le coste di alcuni Paesi rivieraschi dell'Oceano Indiano per decine di migliaia di chilometri, pur nella sua inevitabilità, in quanto conseguenza di un maremoto di straordinaria violenza avrebbe potuto provocare danni di gran lunga inferiori se soltanto gli uomini fossero stati più accorti. Lo tsunami, parola giapponese che significa "onda del porto", è frequente lungo molte coste dell'Oceano Indiano e dell'Oceano Pacifico e, in misura molto piùcontenuta, anche lungo alcune coste del nostro Mar Mediterraneo. Si tratta di onde anomale che possono spostare masse d'acqua anche notevoli in conseguenza di un' alta marea, di un maremoto e perfino del passaggio al largo di una nave di grandi dimensioni. Quello che il 26 dicembre del 2004 si abbatte' lungo gran parte dell'arco costiero dell' Oceano Indiano era uno tsunami alto più di dieci metri, attivato da un violentissimo terremoto, del nono grado della scala Richter, con epicentro nell' oceano, ad alcune centinaia di chilometri allargo dell'isola di Sumatra. La massa d'acqua che si spostò in conseguenza del sussulto sismico raggiunse le coste di Sumatra dopo circa un'ora e via via, dopo alcune ore; quelle della TIlailandia, della Birmania, dello Sri Lanka e, infine, quelle della Somalia dall' altro Iato dell' oceano, in Africa. Con i sofisticati sistemi tecnologici di cui disponiamo, di avvistamento e trasmissione dei dati attraverso le reti satellitari, sarebbe stato possibile avvertire per tempo le popolazioni interessate dall' evento catastrofico, in modo da farle allontanare dalle coste, cioè dai luoghi maggiormente a rischio. Invece questo non è stato fatto, per l'assenza di un sistema di protezione civile capace d'intervenire in tempo reale in occasioni del genere e la responsabilità è sia dei governi locali, che non provvedono ad attivare un sistema di protezione civile, sia del mancato coordinamento nello scambio di informazioni a livello internazionale tra i governi di tutto il mondo. Ma la colpa dell'uomo non si limita all'assenza di una rete protettiva capace di allertare in caso di emergenza le popolazioni: ancora più a monte c'è da constatare come in tanti dei Paesi devastati dallo tsunami sia da anni in atto una 'POlitica di sviluppo dell'industria turistica che non tiene in alcun conto i rischi di impatto ambientale. Infatti si sono costruiti alberghi, residences, resorts e strutture di accoglienza, magari dotate di ogni comfort e tali da attirare l'interesse della facoltosa clientela occidentale, talvolta finanche sul mare. In questo modo sono state distrutte foreste e palmizi che costituivano una naturale barriera lungo le coste. Basta rifletterci: se la montagna d'acqua che si è abbattuta su tanti villaggi turistici e altri insediàmenti urbani, penetrando frn nelle strade, nelle case, nelle halls degli alberghi, spazzando via uomini e cose, si fosse infranta contro scogli e palmizi, molto probabilmente i danni, in vittime e in cose, sarebbero stati minori. E invece i mass media hanno portato in ogni angolo del mondo le terribili immagini di devastazione e di morte, con centinaia di migliaia di vittime e interi villaggi, turistici ma anche di pescatori e di povera gente, cancellati dalla furia delle acque. Non è stato possibile nemmeno redigere un calcolo certo delle persone che hanno perso la vita in quel tragico mattino dello tsunami, ma non si è lontani dal vero se si afferma che le vittime siano state intorno alle trecentomila, di cui oltre la metà nella sola isola di Sumatra, appartenente all'Indonesia. Alcune migliaia di vittime sono turisti occidentali, anche italiani, che, andati in luoghi che la carta patinata dei depliants turistici descriveva come di sogno, vi hanno invece trovato la morte. Le immagini crudeli di quel tenibile mattino sono ancora davanti ai nostri occhi, pur dopo tanto tempo. E ancora oggi le cronache giornalistiche ci parlano della difficoltà di un ritorno alla vita normale da parte di sopravvissuti che hanno perso tutto in quel tragico mattino: affetti, averi, speranza del futuro. Eppure quelle popolazioni così provate devono ritornare a nutrire speranza nel futuro e ricostruire i loro villaggi e la loro economia, ma puntando ad uno sviluppo, anche nel turismo, che sia compatibile con le caratteristiche del territorio. Spesso dal male si può sviluppare il bene: dalla tragedia dello tsunami si è originata una gigantesca gara di solidarietà in tutto il mondo che non solo è stata la prova di una generosità diffusa, in tutti i Paesi e in tutte le classesociali, ma che è anche la miglior prova che la speranza di costruire un futuro migliore regge ancora.
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