La polemica antiletteraria di Leonardo

Nel contrasto tra i letterati disdegnosi di ogni attività e di ogni scritto volti a fine pratico, si inserisce la polemica di Leonardo in nome dello scienziato inteso come ricercatore e sperimentatore della natura. Ma per Leonardo anche la pittura è scienza: di qui il carattere non solo dei suoi appunti e delle sue osservazioni sparsi intorno agli aspetti e ai fenomeni naturali, ma anche delle sue più organiche considerazioni sulle arti figurative.

I crescenti contatti degli sperimentatori colle scienze teoriche rendevano tormentoso in essi il problema di un'adeguata preparazione letteraria. Essi erano generalmente degli uomini vulgari o sanza lettere, vale a dire privi di una sicura conoscenza del latino, la lingua ufficiale della scienza, l'accesso insostituibile al mondo dei libri. L'abilità manuale, l'esperienza acquisita dopo anni di lavoro li rendeva sicuri nell'osservazione della natura e nelle sue pratiche applicazioni, ma la mancanza di latino li isolava dalla tradizione scritta del pensiero scientifico. A tale difetto cercava di supplire la collaborazione degli amici letterati, che fungevano da intermediari fra la scienza dei libri e l'empiria degli artisti; ma quanto più in Leonardo andava accentuandosi l'interesse per la pura ricerca scientifica, anche a scapito dell'attività artistica, tanto più doveva pesargli quella mancanza di lettere; e quanto più si accumulavano i frutti della sua diretta osservazione della natura, aprendo sempre nuovi orizzonti alla conoscenza, di tanto cresceva la sua insofferenza per la scarsa considerazione della cultura ufficiale alle sue attività.
Risaliva al mondo antico, e alla sua divisione sociale in uomini liberi e schiavi, il disprezzo per ogni attività implicante un lavoro manuale. Le arti liberali erano indirizzate alla pura contemplazione della verità; erano, per usare un'espressione di Leonardo, discorso mentale, puro svolgimento di pensiero, esercizio delle facoltà superiori dello spirito, avente in sé il proprio fine senza umiliarsi nella mediazione di un fine pratico, come facevano le arti servili o meccaniche, richiedenti un lavoro muscolare e perciò affidate agli schiavi; e anche il medioevo cristiano aveva conservato alle arti meccaniche una posizione di inferiorità, suffragata dalla convinzione che la fatica corporea fosse conseguenza del peccato originale.
La posizione della poesia e delle arti belle (pittura e scultura) rimaneva tuttavia alquanto incerta. Queste ultime specialmente imitavano, sì, la natura, ma della natura solo le superfici dei corpi, l'aspetto esterno; e mentre la poesia trovava nei poeti stessi degli abili difensori, la pittura restava indifesa. Per giunta, a Firenze, da quando la vita culturale era dominata dall'accademia platonica, aristocratica ed estetizzante, i letterati erano ancor meno disposti ad apprezzare il lavoro dei ricercatori delle arti meccaniche.
A questo punto e in questo clima dev'essere sorto nell'animo di Leonardo il moto di ribellione contro i letterati, i trombetti e recitatori dell'altrui opere. Posto tra il mondo naturale, ch'egli sentiva di dominare meglio di tanti altri uomini, e quello dei libri, che gli sfuggiva in gran parte, egli reagì proclamando l'eccellenza della natura sui libri: Se bene come loro, non sapessi allegare gli altori, molto maggiore e più degna cosa a leggere allegando la sperienzia, maestra ai loro maestri.
Né egli poteva ammettere che la sua non fosse scienza, ma solo empiria, contaminata dal quotidiano commercio col mondo dei sensi e della materia. Al contrario, egli affermava che la pittura era vera scienza o discorso mentale, sia perché non più affidata alle sole risorse istintive dell'occhio e della mano, ma fondata ormai su un completo sistema di norme teoriche; sia perché il metodo dell'esperienza, anziché umiliarla, l'avvalorava di una certezza che la poneva sopra il gridore delle vane schermaglie sillogistiche.
Questo è il senso fondamentale della polemica che occupa la prima parte del cosiddetto Trattato della Pittura; questo è il programma di lavoro che abbraccia tutta la vita di Leonardo.