Il Romanticismo
(letteratura)

L'espressione di un'età nuova
La scuola romantica, che caratterizzò la letteratura moderna sul finire del Settecento e nella prima metà dell'Ottocento, si manifestò già (a partire dalla crisi politica e sociale del Rinascimento, dalla Riforma religiosa e dalle contrastate teorie del classicismo greco-latino), fin dal Seicento e dalla Querelle des Anciens et des Modernes. In modo particolare dalla metà del Settecento, nel campo del teatro, della narrativa, della poesia campestre, sepolcrale e idillica, alcuni elementi della sensibilità e del gusto hanno precorso una vera e propria nuova tendenza: essi sono stati raggruppati, da alcuni decenni, sotto il nome di preromanticismo, anche se sono stati invece considerati come inizi del r. fin da quelle prime affermazioni (p. es., con Italo Siciliano che parte dall'abate Prévost nella sua storia del r. francese). Una particolare tendenza, che spicca prima ancora di una scuola dichiaratamente e polemicamente romantica, fu quella dello Sturm und Drang (dal titolo di un dramma di M. Klinger); dalle esigenze espresse da tale movimento L. Vincenti ha nettamente distinto il libertarismo innovatore e fremente di Alfieri, uomo e autore già definito protoromantico da B. Croce. Anche il belga R. O. J. Van Nuffel esaltò in Alfieri il carattere di drammaturgo rivoluzionario pur nella forma classicheggiante connessa con la scelta di alcuni eroi antichi come personaggi. I nuovi aneliti del r., collegandosi con le esigenze dei popoli moderni, specialmente di quelli nordici, in genere estranei o ai margini del mondo culturale e mitologico greco-latino, furono impersonati magistralmente anche da quanti, per la loro formazione in gran parte collegata col mondo classico e con l'antichità nel suo sviluppo orientale e mediterraneo, avversarono le teorie romantiche o almeno le discussero e le limitarono: Goethe, Foscolo, Leopardi, Shelley, Keats e altri. Le opere di questi autori sono fondamentali testimonianze di un mondo letterario e artistico ispirato a esigenze nuove, dall'avvento della Rivoluzione francese in poi: pur nella limitatezza di una concezione nazionalistica (collegata col Risorgimento italiano e con la storia tedesca, dalla lotta contro Napoleone alle affermazioni del Reich) il r. ha elementi di classicità universale, largamente sentiti in tutto il mondo come espressione di un'età nuova. La complessità e la varietà delle manifestazioni del r. in tutta Europa e poi nel mondo americano (tanto in quello merid. quanto in quello sett., letterature del Canada comprese) impediscono una definizione unitaria dei movimenti, o almeno delle tendenze manifestatesi presso diversi popoli e culture: anche l'Europa merid. (per usare un termine del gruppo di Coppet) ebbe nel r. una rivoluzione o almeno una riforma letteraria. E così fece l'America Latina negli stessi fermenti di libertà politica, almeno dal 1810 in poi. Se sono diverse e perfino opposte le varie tradizioni nazionali per nuove esigenze di patriottismo (che dopo la Rivoluzione francese prese il posto del cosmopolitismo) sono da considerare nella loro unità le manifestazioni delle tendenze romantiche, sentite da un lato come elemento di rottura col passato, dall'altro come restaurazione di valori. Il Medioevo imperiale e cristiano fu per i Tedeschi un mito che giovò perfino a rinsaldare il cattolicesimo nella storiografia dei protestanti, ma per gli Italiani la civiltà dei Comuni, in funzione antimperiale, se non sempre guelfa, fu un motivo fondamentale nel Risorgimento. Sono esaltati il sentimento, la fantasticheria, l'individualismo, la vita come lotta, la conquista storica dei diritti, le rivoluzioni, i contrasti di civiltà, in un'esigenza dialettica che oppone il divenire all'essere, il sentire al ragionare, la passione alla mente.


In Germania
Tali sono le caratteristiche del r. nella loro genericità: si è anche detto che il r. è tipica manifestazione tedesca, imitata ma non raggiunta da altri popoli, e quanto è stato appunto vantato da critici tedeschi è stato combattuto, specialmente nei Paesi latini, da altri come una deviazione dalle rette vie della poesia, fissata nelle norme delle antiche poetiche (da Aristotele a Orazio al Rinascimento a Boileau e a Pope). Anche in importanti monografie (p. es. in quella di R. Haym, La Scuola romantica: contributo alla storia dello spirito tedesco) si parla della poesia e del pensiero dell'età romantica come di manifestazioni tipicamente e originalmente tedesche. È indubbia l'importanza assunta dalla Germania nella fondazione e nell'evoluzione di una scuola romantica, ma non bisogna trascurare che tutta l'Europa ebbe, dal Rinascimento se non dalle origini medievali, un'esigenza di rinnovamento culturale collegata con l'idea cristiana e la necessità di salvaguardare i diritti della personalità umana nei confronti dello Stato e della Chiesa (anzi delle Chiese). Fu ritenuto polemicamente da critici francesi (Seillière e Lasserre) che il r. abbia acuito in Germania un allontanamento dal mondo giuridico e intellettuale di Roma favorendo lo sviluppo di esigenze irrazionali e perfino razzistiche, oltre che imperialistiche. Comunque la lotta dei popoli del Nord, prima contro la Chiesa cattolica e poi contro Luigi XIV e quindi contro Napoleone, sentita come esigenza di libertà, ebbe nella Germania la nazione antesignana, come fu proclamato da M.me de Staël nella Germania (1810, distrutta dall'autorità imperiale e ristampata a Londra nel 1813). Rifiutando i modelli classici il r. tedesco affermava la necessità che ogni popolo deve trovare nelle radici della storia il carattere della propria poesia. Si pone la base delle lettere e della poesia creatrice nella sincerità della natura, nella voce dei popoli: le varie lingue nazionali (e così i dialetti) sono manifestazioni immediate di sentimenti. La poesia è vita e non formula letteraria. Un anelito di fede religiosa (nel valore filosofico del termine) spinge ad ammirare senza limite l'arte medievale (come fa Wackenroder), anche se in parte d'origine barbarica, come appare da monili e da armi, documento di civiltà da cui trarre (avrebbe poi detto Foscolo) "gli auspici". La natura crea liberamente e a essa si ispirano i poeti: l'esempio maggiore viene da Shakespeare con la varietà e la grandiosità della sua opera drammatica. Il poeta segue il suo intimo sentire e non norme precettistiche quali quelle degli antichi. Il genio si afferma anche senza le regole, anzi anche contro di esse. È stabilita da Schiller in un trattatello famoso la contrapposizione di "poesia antica ingenua e poesia moderna sentimentale" (1795 e, in volume, 1800), ma già contro il classicismo francese si era parlato dei valori della fantasia (con Bodmer e Breitinger) e del sentimento come sostanza della poesia (Klopstock) e infine, con lo Sturm und Drang, si era proclamata un'espressione in tutta la schiettezza, con motivi che gli stranieri valutarono come protoromantici, ma che i fautori della scuola romantica, dal 1798 in poi, con la rivista Athenäum, a opera dei fratelli Schlegel, discussero e anche combatterono per diversità coi propri principi. Le conquiste del criticismo di Kant e dell'idealismo assoluto (da Fichte a Schelling, a Hegel) diedero ai romantici la coscienza dell'importanza storica della loro scuola.


Libertà letteraria e libertà politica in Europa
Dopo le anticipazioni del preromanticismo, le premesse di Lessing sull'arte nuova e di Hamann sul valore della parola creatrice, si considera la scuola romantica del 1797 come un avvio storico. E si aggiunga, col 1798, quanto affermarono, a modo di programma letterario, gli inglesi Wordsworth e Coleridge con le Ballate liriche e discussioni letterarie. Fondamentale per i Paesi scandinavi è ritenuto l'incontro di Steffens e Oehenschläger (1803), e così si citano, per la cultura di più popoli, le Lezioni sull'arte e la letteratura drammatica di A. W. Schlegel (1808) e le loro traduzioni: quella francese (1813), unita alle riedizioni della Germania della Staël (1813 e segg.) e alle polemiche che si susseguirono a Parigi fino al 1830, preparerà le discussioni di Stendhal (Racine e Shakespeare), le osservazioni di Nodier e finalmente la scuola romantica francese con Hugo, Vigny, Lamartine, Musset. La detronizzazione del reazionario Carlo X e l'avvento del liberale Luigi Filippo coincidono con la vittoria del r. francese, o almeno con le sue affermazioni più efficaci. Per l'Italia, caduto Napoleone ed entrati gli Austriaci a Milano, il 1816 vede la Lettera semiseria di Grisostomo di Berchet, le Avventure letterarie di un giorno di Borsieri e le discussioni suscitate da un articolo della Staël sulle traduzioni. Col 1818-19 si ha la coraggiosa impresa del Conciliatore di Pellico, Confalonieri, Pecchio e altri patrioti: le successive vicende politiche confermano gli intenti civili di un r. ispirato a un'idea europea di libertà, soprattutto per merito di L. di Breme. Anche l'Antologia (1821-33) di Vieusseux combatte a Firenze una sua continua lotta civile e letteraria: fra i collaboratori Montani va citato per una valutazione generale del r. (come è anche a opera del giovane Mazzini e di Guerrazzi). Lunga fu la preparazione del pubblico a una letteratura romantica, d'intenti popolari e liberali; per gusto e ideali grande importanza ebbero le traduzioni dall'uno all'altro Paese nell'età napoleonica e nella Restaurazione. In circa tre decenni la ricerca di libertà letteraria si allea a quella della libertà politica e spesso intenti patriottici prendono il sopravvento su motivi universali. Si vedano le traduzioni (anche dal francese) di drammi di Goethe (il 1º Faust) e di Schiller (I masnadieri, Guglielmo Tell) e si ricordino l'Ortis di Foscolo (1802, legato al Werther goethiano almeno per la pittura del cruccio d'amore), Atala (1801) e Renato (1802) di Chateaubriand, come testimonianze di nuova sensibilità esotica, e, per intima ricerca, Oberman (1804) di Senancour. Fra i romantici tedeschi, dal 1804 in poi hanno posto Richter, von Arnim, Brentano, Tieck (per non trascurare le popolari Fiabe dei Grimm) con opere significative per visione della vita, pittura del reale ed esigenza di arte fantasiosa e libera. A sua volta Byron, col Pellegrinaggio del giovane Aroldo (1812), col Giaurro e col Corsaro (1814), afferma una sua spiccata individualità esente da convenzioni, anzi in lotta con la società. Con lui e con altri (anche con Shelley, classicista di formazione) il r. passa ad azione di protesta e si esprime in un titanismo che è stato esaminato fra il 1825 e il 1850 come testimonianza d'una crisi della società. Se ne noteranno sviluppi, anche in atteggiamenti avveniristici legati al Popolo, al Progresso, all'Umanità e ad altri miti romantici in Lamennais, Quinet, Michelet, Mazzini, senza dimenticare le utopie politiche di stampo socialista e comunista prima dell'esame scientifico di Marx. Dal 1814 al 1820 nuove testimonianze entrano nella lunga preparazione d'una sensibilità nuova e nella pittura di passioni collegate coi nuovi tempi di rivoluzione e di guerra: La vedova di Padilla, tragedia dello spagnolo Martínez de la Rosa, i Canti popolari svedesi di Geijer e Afzelius. Affermazioni rilevanti per potenza espressiva sono in più contributi e anche in nuovi adepti del r., dai tedeschi Chamisso (Fede), Hoffmann (Fantasie secondo Callot, Gli elisir del diavolo, La principessa Brambilla), Brentano (La fondazione di Praga), Uhlan (Poesie), Eichendorff (Presentimento e presenza), all'austriaco Grillparzer (L'ava e Saffo), agli inglesi Peacock (L'abbazia degli incubi), Keats (Endimione e Lamia), Shelley (Prometeo liberato) ai francesi Lamartine (Meditazioni) e Nodier (Giovanni Sbogar), allo scozzese Scott (Ivanhoe), al russo Puskin (Ruslan e Ludmila), ai nordamericani Bryant (Poesie) e Irving (Il libro degli schizzi). Per l'Italia si deve tener conto delle Poesie di Porta e dell'inizio dei Sonetti di Belli; la poesia dialettale ha grande parte nel credo romantico. Scritto nel 1818 e pubblicato solo nel 1900 è, di Leopardi, il Discorso di un Italiano intorno alla poesia romantica. Di Manzoni si citano Il conte di Carmagnola e la Lettera a Chauvet per mostrare, dalla tragedia allo scritto critico, l'importanza della meditata preparazione dell'autore ai temi del r., di cui in Italia doveva poi essere ritenuto il più profondo rappresentante.


Il romanzo
Dalla lirica sentimentale si passò agevolmente alla lirica patriottica (con Körner in Germania e Mameli poi in Italia) e anche alla poesia sociale e politica (con Barbier e Béranger in Francia e poi Giusti in Italia); ma sostanzialmente è da vedere nel teatro il maggior impegno sostenuto dagli autori nell'esigenza di avvicinarsi alle masse. Tale ricerca di piena espressione poetica nel teatro fu di Manzoni, di Hugo e di vari altri, fra cui perfino il giovane Beyle non ancora Stendhal; ma poi la produzione romantica ripiegò sostanzialmente sul romanzo, che diede il modo più tipico di avvicinare la letteratura al popolo al di fuori della sola ricerca di intrattenimento o di pittura della società contemporanea o di riesumazione secondo le affermazioni del romanzo storico (che lo stesso Manzoni, autore de I promessi sposi, volle sconfessare come genere ibrido fra la poesia e la storia). Dal 1821, anno di moti e rivoluzioni, al 1830, avvento della monarchia borghese in Francia, si intreccia una vasta produzione ispirata agli ideali del r., anche se con caratteristiche differenti da popolo a popolo. Nell'opera di Manzoni spiccano il Cinque maggio, gli Inni sacri, l'Adelchi, Fermo e Lucia, la Lettera al D'Azeglio, I promessi sposi. Le stesse opere di Guerrazzi e di Berchet, più scopertamente romantiche, non hanno quello slancio interiore, quel potere di visione completa della vita che è del solingo e riservato Manzoni. Ai nuovi contributi del r. tedesco volti alle ricostruzioni storiche, all'ironia e anche alla pittura realistica (con Rückert, Platen, Eichendorff, Immermann, Heine) vanno uniti, per schiette testimonianze, il romeno Golescu, il polacco Mickiewicz, l'ungherese Vörömarty. Fra i russi ha nuove opere Puskin (Eugenio Onegin, La fontana di Bachcisarai, Boris Godunov); hanno buona fama gli inglesi Lamb (Saggi di Elia) e Landor (Conversazioni immaginarie). Il francese Vigny (Poemi antichi e moderni) e i nordamericani Cooper (La spia, I pionieri, L'ultimo dei Moicani) e Poe (Liriche) interessano largamente i letterati e gli artisti, e, quanto a Scott e al suo Quintino Durward, nuova fortuna è riservata dai lettori di più continenti. Col 1830 Hernani di Hugo, Rosso e nero di Stendhal e i Racconti di Spagna e d'Italia di Musset hanno il loro posto nella storia delle lettere moderne, e così, benché più modesta dei sonanti romanzi dell'autore, La serpicina di Guerrazzi. Per quanto si sia potuto parlare per l'Italia e la Francia di un secondo r. per la seconda metà dell'Ottocento, due nuovi decenni di lotte letterarie fra il 1830 e il 1850 vedono il rallentarsi del r. dinanzi a esigenze nuove del realismo e del Parnasse in connubio con le ricerche scientifiche del positivismo. Il r. si trasforma in movimento di rivendicazioni sociali e, dove è necessario, nazionali. Nuove opere rinverdiscono la fama di Hugo (Nostra Signora di Parigi), di Leopardi (I canti), di Goethe (2º Faust). Si affermano Dumas padre, Balzac, Gogol, George Sand, Pellico (Le mie prigioni), Carlyle, Sainte-Beuve (Voluttà), Slovacki, Dickens, Büchner, Hawthorne, Lermontov, Almqvist e, quindi, Prati (con facili successi), Eichendorff, Emerson, Macaulay, Longfellow, Hebbel, Campoamor, e, per introspezione psicologica, Amiel (inizi del suo Diario intimo). Nuovi sviluppi del r. appaiono nell'opera poetica e musicale di Wagner, negli scritti letterari di Dostoevskij, Turgenev e Goncarov sulla società russa. Per tali molteplici testimonianze l'attività del r. confluisce dalla letteratura alla critica della società contemporanea e lascia spesso la poesia e l'arte per inseguire sogni, del resto nobili e schietti, di giustizia sociale e di rivendicazioni politiche. Ma lontano dagli inizi della scuola romantica tedesca e, a maggior ragione, dalle secolari premesse di un rinnovamento del mondo letterario e della sua funzione in una moderna società, il r. verso il 1850 è venuto perdendo la sua forza iniziale di lotta, o almeno di critica, al mondo contemporaneo: una larga adesione del pubblico e la fortuna tutta popolare di più opere ha qualche volta limitato, per i secoli futuri, il potere di irradiazione e di conquista "per sempre" che avevano alcuni capolavori del precedente mondo ispirato al classicismo greco-romano e all'antichità fissata nei "generi". Ma anche in circa due secoli il r., prima e dopo la scuola a esso intitolata, ha dato alcuni capolavori degni di rimanere nella sfera eterna della classicità, cioè della perfezione.