Il Romanticismo
(storia)

La multiformità delle tendenze e dei problemi che si intrecciano con la nozione di romanticismo impedisce di tracciare un quadro unitario di questo complesso periodo della storia della civiltà europea. A lungo si vide come elemento centrale del fenomeno romantico l'opposizione tra le letterature classiche e quelle moderne, non tenendo conto che la rivoluzione letteraria del romanticismo implicava una nuova concezione della realtà. Nella contrapposizione di classico e romantico Goethe definì classico colui che aveva la sensazione di vivere sotto lo stesso sole che illuminò e riscaldò Omero, e che pertanto concepiva la vita come continuità, mentre romantico era al contrario colui che avvertiva un passato profondamente diverso dal presente e un futuro come assoluto mistero, che cioè concepiva la vita come divenire. Il senso del transeunte non può però essere esclusivo di un determinato periodo storico. L'anima di un Catullo non era certo "intera", quella di Virgilio non era scevra di nostalgia e di malinconia, quella di Lucrezio non era immune da atteggiamenti titanici: anche questi poeti possono essere definiti, in senso lato, romantici ma rimane da spiegare la differenza di tali forme di sensibilità romantica dal romanticismo come scuola storica. In altri termini, occorre chiedersi in quale momento della storia il romanticismo perenne acquistò coscienza di se stesso e diventò romanticismo storico. Tale momento è la Rivoluzione francese che, con la carica passionale che la caratterizzò, mise definitivamente in crisi il mito illuministico della ragione. Solo dopo la Rivoluzione, Novalis e i suoi contemporanei si accorsero di essere romantici, in quanto si opponevano a quei "classici" che per essi erano gli illuministi. Mentre infatti il "classico" del Settecento aveva una fede invincibile nella ragione umana, che aveva scoperto verità definitive, capaci di assicurare la felicità del genere umano, l'uomo romantico rifiutava tale mito razionalista, non credeva in un inarrestabile progresso. Ne conseguì il dilagare di tendenze irrazionalistiche, scatenate dalla persuasione che la realtà più autentica si sottraesse al dominio della ragione e si potesse attingere solo con il sogno e l'allucinazione, con l'ebbrezza dei sensi e con l'esperienza terribile, ma morbosamente affascinante, della morte. È significativo che la sensibilità romantica si definisca con termini tedeschi che non hanno l'equivalente nelle lingue neolatine, come Sehnsucht, che allude a uno stato d'animo malinconico, tipico di un desiderio mai soddisfatto, e Stimmung, che indica l'aspirazione romantica all'armonia cosmica. E si spiega come, nel primo Novecento, si sia operata una netta distinzione tra romanticismo tedesco e romanticismo latino: Farinelli ha definito il primo «mistico, filosofico, individualistico» e il secondo «sentimentale, sociale, patriottico, moraleggiante». Più di recente si è individuato uno stretto legame tra romanticismo e decadentismo attraverso il comune denominatore dell'irrazionalismo: nel suo celebre saggio La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, M. Praz ha rintracciato negli scrittori romantici i temi predecadenti dell'isterismo, del sadismo, dell'erotismo, della lussuria, ecc. Si tratta di una fuga negli abissi dell'incoscio, che non ha disdegnato il ricorso alle scienze occulte e alla magia, che ha alimentato il culto del male nelle sue forme più sfrenate e perverse, donde discende il ricco filone del romanticismo "nero", con le sue atmosfere cupe e angosciose, affollate di mostri e di spettri, di orrendi delitti e di macabre allucinazioni. Se questo è l'aspetto più torbido del misticismo romantico, c'è una sua manifestazione più moderata, che si è espressa come vaga religiosità o ha favorito la conversione alla religione tradizionale, in netto contrasto con il deismo e con l'ateismo degli illuministi. L'ansia inappagata di infinito dell'uomo romantico si è manifestata tuttavia non solo come fuga nell'inconscio o nel sovrannaturale, ma, più semplicemente, come fuga nello spazio e nel tempo: di qui le evasioni romantiche verso il Medioevo barbarico o l'antica Ellade, di qui l'esotismo, manifestatosi come vagheggiamento di luoghi incontaminati, come nostalgia del primitivo (dall'America di Chateaubriand e di Longfellow all'Estremo Oriente di Gautier e Loti, alle isole del Sud di Melville e Stevenson); di qui, infine, il mito dell'infanzia vista come un paradiso perduto, come l'età che consente un contatto fresco e autentico con la realtà. All'ansia d'infinito si contrapponevano le leggi e le convenzioni imposte dalla società; ne consegue, da parte dell'eroe romantico, una duplice reazione: il titanismo, che rinnova il mito di Prometeo, divenuto per i romantici il simbolo della ribellione al finito, della sfida contro i valori consacrati (si pensi al byronismo); e il vittimismo, cioè il ripiegamento dell'eroe sconfitto nella solitudine e nel sogno, nella malinconia e nel suicidio: è il caso del Werther goethiano (anche se, nella maturità, Goethe ripudiò quanto di patologico era nel suo personaggio). La perenne evasione dalla realtà è però solo un lato dell'anima romantica: l'altro lato del sempre bifronte romanticismo è costituito dall'impegno per l'edificazione di una civiltà nuova. Nacque anzitutto, con il romanticismo, lo storicismo: in opposizione agli illuministi, che vedevano la storia come preparazione all'"età dei lumi" e condannavano come ignoranza e barbarie il passato, i romantici ritennero che nella storia nulla fosse inutile o irrazionale e in ogni suo momento essa fosse infinita perfezione, razionalità assoluta. Nacque di qui la rivalutazione del Medioevo, in cui si scorgevano le origini del mondo moderno, e, inoltre, in contrasto con il cosmopolitismo settecentesco, il concetto di nazione, che Manzoni definì «una d'arme, di lingua, d'altare,/ di memorie, di sangue e di cor». Lingua e religione, razza e costume sono indubbiamente elementi tradizionali del concetto di popolo: ciò spiega le posizioni legittimiste e reazionarie di molti romantici francesi e tedeschi, sostenitori della Restaurazione e dell'alleanza di trono e altare. Ma non va dimenticato che nei Paesi oppressi dal dominio straniero si verificò una coincidenza tra romanticismo e lotta per la libertà: basti ricordare lord Byron morto a Missolungi per la libertà della Grecia, o Mazzini e tanti altri romantici italiani impegnati nelle lotte del Risorgimento. Tale finalismo patriottico era però in netto contrasto con la più notevole conquista dell'estetica romantica, cioè con l'autonomia dell'arte. Si riproduceva così, in sede letteraria, l'antinomia tra la tendenza alla fuga e all'evasione e l'opposta tendenza all'impegno con la concreta realtà storico-politica: da una parte nasceva una letteratura lirico-soggettiva, il cui sbocco fu il decadentismo; dall'altra parte una letteratura realistico-oggettiva, che ebbe come sbocco il romanzo sperimentale, il naturalismo e il verismo. Sogno e realtà sono, in sintesi, i due volti del romanticismo, le contraddizioni tipiche di una civiltà travagliata e complessa, che hanno agitato la coscienza europea fino ai nostri giorni.