Eugenio Montale: Falsetto

Questa notevolissima lirica, anch'essa fra le prime della raccolta degli Ossi di seppia, sviluppa il motivo dell'opposizione tra l'io del poeta che si sente irrimediabilmente prigioniero del «male di vivere» e quanti - qui Esterina ventenne che si tuffa in mare - trovano o sembrano trovare la «maglia rotta nella rete», «l'anello che non tiene» che consente di liberarsi dall'angoscia e di vivere felici. [Ossi di seppia]

II mare è oggetto simbolico nella poesia di Montale: il pesciolino che trova la smagliatura nella rete e si libera, può liberamente fluire nel mare e nella vita; l'immagine del mare che di tanto in tanto appare nel percorso tra le viuzze contornate da muri che hanno in cima cocci aguzzi di bottiglia («è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia», Meriggiare pallido e assorto) costituisce un possibile indizio di liberazione, se non fosse che è contemplato di lontano («Osservare... / il palpitare lontano di scaglie di mare», ivi).

In Falsetto Esterina è simbolo della vita che si realizza, della vita non coartata dall'angoscia, non "strozzata" dalla riflessione che paralizza: le basta una crollata di spalle per distruggere «i fortilizi / del suo domani oscuro». Esterina è creatura che attinge una divina, pagana felicità nell'immedesimazione stessa con la natura, nell'adesione totale e irriflessa alla vita e alla realtà. Esterina ha infranto la «campana di vetro» che separa il poeta dalla felicità, ha trovato la smagliatura che le consente il tuffo simbolico. II poeta è viceversa «della razza / di chi rimane a terra», di chi è condannato a osservare di lontano la vita, coartato nel suo viluppo d'angoscia. E tutta nella prospettiva di paralizzante riflessione propria del poeta è l'ambivalenza iniziale della giovinezza "minacciosa" di Esterina: Esterina non percepisce la minaccia del tempo e della vita, per questo è «divina» e felice; la percepisce invece Montale che trema per lei, pensando a sé, e per lei prega che il destino non le riservi quelle delusioni, quell'angoscia che a lui altro non permette che osservare da lontano, trepidante e ammirato, la vita che si realizza.